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Aurora Bertollo
Contributor
Bassanonet.it
Bassano e la provincia nel secolo dei bambini abbandonati
I «figli del peccato»: storie di povertà, stigmatizzazione e assistenza nel nostro territorio
Pubblicato il 16 feb 2026
Visto 3.168 volte
Una delle pagine più malinconiche del passato, è certamente quella ha portato l’Ottocento ad essere definito il «secolo degli esposti».
Si è stimato che, nel corso di questi anni, in Italia venisse abbandonato il 3% dei neonati, e solo nel vicentino si contavano circa 34.000 esposti. Interessante, è trovare un dato che riguarda in particolare l’Ospedale Civile di Bassano, il quale in soli due anni, tra il 1868 e il 1870, registrò ben 144 bambini abbandonati.
Il tasso di mortalità era drammaticamente alto, arrivando a sfiorare quasi il 40%, con la gran parte delle morti che avveniva entro il quarto giorno di vita.
Il vecchio Ospedale Civile di Bassano. Foto Bassanonet.it
Spesso, le madri di questi bambini partorivano in segreto, lontano dalla propria casa e comunità.
Nei casi più estremi, il neonato veniva letteralmente lasciato in balia di sé stesso, solitamente davanti alle Chiese o altri luoghi sacri. In altri, si ricorreva all’aiuto di una levatrice, e talvolta di un mediatore, incaricati di registrare la nascita all’anagrafe, dichiarando che il bambino era figlio di «una donna che non intende essere nominata nè riconosciuta», tutelandone così l’identità. In alcuni luoghi era invece presente la cosiddetta ruota degli esposti: un meccanismo girevole che consentiva di consegnare il neonato direttamente alle opere pie che avrebbero provveduto alla sua cura. Nel nostro territorio, la ruota degli esposti principale si trovava a Vicenza, nell’ex-monastero di San Rocco.
A questo brefotrofio facevano riferimento le succursali minori, tra cui quella di Bassano, a sua volta incaricata di raccogliere gli esposti dei comuni limitrofi.
Fino ai primissimi decenni dell’Ottocento, questa struttura si trovava accanto alla Chiesa della Misericordia in via Beata Giovanna, mentre in seguito la gestione degli esposti passò all’Ospedale Civile.
In questi luoghi, dopo il battesimo e l’assegnazione del nome, si provvedeva a cercare una famiglia affidataria; qualora non ve ne fosse alcuna disponibile, il bambino veniva portato a Vicenza non appena le condizioni climatiche lo consentivano.
Ma cosa poteva condurre una madre ad abbandonare il proprio figlio?
Una delle cause più comuni era l’unione illegittima con un uomo, motivo per cui questi neonati venivano tristemente stigmatizzati con l’appellativo di «figli del peccato». A causa di ciò, per confortarli, era comune raccontare loro di essere in realtà figli di nobili, il che non era mai del tutto improbabile, poichè le relazioni clandestine e/o extraconiugali tra ceti elevati e servitù erano molto più frequenti di ciò che si possa pensare; non mancavano però, più drammaticamente, episodi di vere o proprie violenze. Senza dubbio, un altro significativo problema, era la povertà.
Nei casi meno tristi, si metteva in scena una sorta di “finto abbandono’’: la madre consegnava il figlio al pio luogo, e poco dopo, fingendosi una semplice balia, lo prendeva in affido, potendo in questo modo godere di una pensione per la cura dell’infante. Altre donne, sebbene costrette a separarsi dal proprio figlio per i motivi più disparati, conservavano la speranza di poterlo in futuro riabbracciare, magari dopo aver raggiunto una certa stabilità o con il compimento della maggiore età del fanciullo. E non erano poche, queste madri che sognavano un ricongiungimento, come testimoniano gli oggetti conservati ancora oggi nell’Archivio di Stato.
Crocifissi, figure di Santi, nastrini, medaglie e stoffe: piccoli segni di riconoscimento dietro cui si nascondono una miriade di storie sconosciute, che troppo spesso non conobbero il lieto fine sperato.
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