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Massimiliano Cavallo

Massimiliano Cavallo
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Spettacoli

I Musici di Guccini: le grandi canzoni non invecchiano mai

Al Teatro Remondini due ore di grande musica ed emozioni, tra racconti senza tempo e un pubblico protagonista fino all’ultimo applauso

Pubblicato il 14 feb 2026
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Iniziamo dalla fine, perché è lì che si è colto il senso più autentico della serata: il Teatro Remondini interamente in piedi, un’ovazione lunga e sincera.
Un applauso che non era soltanto gratitudine, ma riconoscenza profonda per artisti che non si sono limitati a eseguire un repertorio: hanno saputo emozionare, toccare corde intime, riportare alla luce ricordi personali intrecciati alle canzoni di una vita.
Lo spettacolo ha attraversato per quasi due ore i brani più amati di Francesco Guccini, interpretati con rispetto e intensità da una formazione che ne custodisce il DNA originale.

I Musici di Guccini

A comporre questa compagine d’eccezione sono stati Juan Carlos “Flaco” Biondini, chitarrista e voce al fianco del Maestro dal 1976, capace di restituire ogni sfumatura vocale senza mai cadere nell'imitazione; Vince Tempera, pianista e direttore d’orchestra; Antonio Marangolo ai fiati e alle percussioni, presenza imprescindibile sin dal 1983; la leggendaria batteria di Ellade Bandini e il giovane talento di Giacomo Marzi al basso elettrico.
I Musici hanno messo in scena una performance di altissima caratura tecnica, ricalcando il repertorio gucciniano con precisione e passione. La band è apparsa in forma smagliante: esecuzioni impeccabili, dinamiche curate in ogni dettaglio, virtuosismi al servizio della canzone che hanno reso il messaggio di ogni brano ancora più potente ed incisivo. Tecnica e sentimento si sono fusi in un equilibrio raro, dimostrando che i grandi musicisti, quelli con la “M” maiuscola, in Italia ci sono eccome — e sanno ancora fare la differenza.
Ogni brano è stato introdotto e spiegato, creando un’interazione continua con la sala che ha trasformato il concerto in un racconto condiviso. Quando sono risuonate le note de "La locomotiva", introdotta da parole che ne hanno rievocato la profonda carica ideale, il teatro è letteralmente esploso. A distanza di decenni, questo brano resta un manifesto epico di ribellione, capace di conservare intatta tutta la sua potenza narrativa. Il ritmo della serata ha poi saputo farsi più raccolto con “Il vecchio e il bambino” un testo che parla di memoria e di un'umanità fragile, creando un’atmosfera di assoluto silenzio e commozione.
Il culmine emotivo è stato però raggiunto con "Dio è morto": non un semplice coro, ma centinaia di voci intrecciate in un’unica dichiarazione collettiva che ha scosso le pareti della sala.
Gli artisti hanno scelto di concludere in modo inusuale: luci del palco spente e luci della sala accese. Un gesto carico di significato che ha annullato ogni distanza, trasformando il teatro in un grande salotto dove musica e pubblico respiravano all'unisono. Quando le ultime note si sono dissolte, è rimasta una certezza: le grandi canzoni non invecchiano mai. Cambiano le generazioni, ma finché ci saranno musicisti pronti a suonarle con questa passione, quella storia non finirà.

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