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Elvio RotondoElvio Rotondo
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Geopolitica

Taiwan tra pressione cinese e divisioni interne sulla difesa

L’opposizione blocca il piano da 40 miliardi per la difesa

Pubblicato il 17-02-2026
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Da tempo, Taiwan è sempre più al centro delle dinamiche geopolitiche internazionali a causa del crescente atteggiamento assertivo della Repubblica Popolare Cinese (RPC), che la considera una “provincia ribelle” e parte “inalienabile” del proprio territorio, da riunificare anche con la forza se necessario.

Il parlamento di Taiwan, controllato dall'opposizione, continua a bloccare i 40 miliardi di dollari di spesa extra per la difesa proposti dal governo. Secondo il presidente taiwanese Lai Ching-te, tale stallo potrebbe indurre la comunità internazionale a fraintendere la determinazione dell’isola a difendersi.

Un soldato parla con il presidente di Taiwan Lai Ching-te a Hsinchu, Taiwan, il 10 luglio 2025. REUTERS/Ann Wang/File


L’assemblea, dominata dall'opposizione, ha infatti bloccato il piano di bilancio presentato dal presidente Lai, che include missili e droni e il nuovo sistema di difesa aerea "T-Dome", sostenendo invece una proposta alternativa che finanzia solo alcune forniture militari statunitensi, e non l’intero pacchetto.
Il Kuomintang (KMT), il più grande partito di opposizione di Taiwan, afferma che, pur sostenendo il rafforzamento delle difese di Taiwan, ha il diritto di esaminare attentamente i piani di spesa del governo e non firmerà "assegni in bianco" e che i fondi spesi per la difesa devono essere impiegati in modo efficace. Allo stesso tempo, il partito ha esortato il Congresso degli Stati Uniti a sollecitare l’amministrazione americana a garantire la consegna tempestiva dei sistemi d'arma già pagati o formalmente acquistati".

Il 4 febbraio scorso, durante un incontro a Pechino, Wang Huning, figura chiave per la gestione dei rapporti con Taiwan, rivolgendosi al vicepresidente del KMT Hsiao Hsu-tsen ha dichiarato che: 'le due sponde dello Stretto sono un'unica famiglia'" e che sia il KMT sia il Partito Comunista dovrebbero "opporsi risolutamente al separatismo indipendentista di Taiwan e alle interferenze di forze esterne, e salvaguardare congiuntamente la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan".

Il senatore repubblicano Dan Sullivan ha criticato direttamente il KMT, i cui esponenti in quel momento erano in visita a Pechino. "Non ci vuole un genio per capire cosa sta succedendo", ha scritto su X, riferendosi alla visita. "L'ho già detto in precedenza: sminuire la difesa di Taiwan per compiacere il PCC significa giocare col fuoco".
Il ministro della Difesa di Taiwan ha avvertito che il ritardo nell'approvazione della spesa rischia di compromettere la linea di difesa congiunta contro la Cina, mentre Lai ha nuovamente sollecitato il parlamento ad approvare la misura. Gli Stati Uniti sono il principale sostenitore internazionale e fornitore di armi di Taiwan, nonostante la mancanza di legami diplomatici formali.

Il 29 dicembre 2025, il Ministero della Difesa Nazionale di Taiwan ha segnalato uno degli episodi di attività militare cinese più intensi degli ultimi anni, concentrato in un solo giorno. Oltre 100 aerei cinesi sono stati rilevati intorno all'isola; di questi, 90 hanno oltrepassato la linea mediana dello Stretto, cancellando di fatto un confine che aveva contribuito a mantenere la stabilità per decenni. Ancora più inquietante, a questi mezzi aerei si sono aggiunte 13 navi da guerra cinesi e, soprattutto, 14 navi della Guardia Costiera cinese e dell'Amministrazione per la Sicurezza Marittima.

L'escalation non si è fermata all'accerchiamento. Il giorno dopo, l'esercito cinese ha lanciato 27 razzi dal Fujian, 10 dei quali sono caduti nelle acque a sud-ovest di Taiwan, direttamente all'interno della zona contigua di 24 miglia nautiche.

Secondo War on the rocks, piattaforma di analisi e dibattito su strategia, difesa e affari esteri, le recenti azioni della Cina suggerirebbero una strategia che non punta a una battaglia decisiva o a una conquista territoriale, ma a una pressione costante, ambiguità e logoramento. Invece di cercare la vittoria attraverso la distruzione militare, Pechino sembrerebbe mirare al raggiungimento di risultati politici attraverso la paralisi: processi decisionali rallentati, alleanze indebolite e a una rimodulazione della percezione del rischio.

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