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Elvio Rotondo

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Geopolitica

Etiopia – Eritrea: l’escalation riporta lo spettro della guerra

Il porto di Assab e il Tigray sarebbero la scintilla delle nuove tensioni

Pubblicato il 13 feb 2026
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Nel Corno d’Africa tornano a soffiare venti di guerra. Etiopia ed Eritrea, protagoniste di una delle rivalità più sanguinose della regione, vedono crescere nuovamente le tensioni, alimentando il timore di un nuovo conflitto.

Le relazioni tra i due Paesi confinanti sono state fortemente tese sin dalla devastante guerra eritreo-etiope del 1998-2000, durante la quale persero la vita oltre 100.000 persone. Nel 2018 si è registrato un breve riavvicinamento: il primo ministro etiope Abiy Ahmed, che in seguito avrebbe ricevuto il Premio Nobel per la Pace per i suoi sforzi, si recò nella capitale eritrea Asmara. I due Paesi arrivarono persino ad allearsi contro il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF) durante la guerra del 2020-2022 nella regione etiope del Tigray, al confine con l’Eritrea., Un conflitto che, secondo alcune fonti, avrebbe causato 600.000 morti e circa cinque milioni di sfollati. Il conflitto aveva attirato l'attenzione mondiale sulla frammentazione politica dell'Etiopia e aveva finito per offuscare la reputazione del primo ministro Abiy Ahmed, vincitore del Premio Nobel per la Pace per aver ricucito i rapporti con la vicina Eritrea, interrotti da tempo.

Alla fine di gennaio 2026 si sono registrati nuovi scontri tra le forze federali etiopi e quelle tigrine nella regione del Tigray. (foto: archivio del 2021). AFP - YASUYOSHI CHIBA


Tuttavia, da allora, le relazioni si sono nuovamente deteriorate, alimentando rinnovati timori di guerra. Oggi, le questioni irrisolte del dopoguerra nel Tigray e i progetti dell'Etiopia sul porto marittimo eritreo di Assab hanno riacceso le ostilità in una regione dagli schieramenti mutevoli.
Il 7 febbraio 2026, in una lettera inviata dal ministro degli Esteri etiope, Gedion Timothewos, al suo omologo eritreo, Osman Saleh, si afferma che gli sviluppi degli ultimi giorni indicherebbero come il governo eritreo abbia scelto la strada di un’ulteriore escalation. Secondo il ministro, l’incursione delle truppe eritree in territorio etiope ai confini nord-orientali e le manovre militari congiunte condotte dalle forze eritree con gruppi ribelli lungo il confine nord-occidentale non costituirebbero semplici provocazioni, ma veri e propri atti di aggressione.

Inoltre, nella lettera si sostiene che, qualora i soldati eritrei si ritirassero, i due Paesi potrebbero avviare colloqui, anche sulla "questione dell'accesso al mare attraverso il porto di Assab". La scorsa settimana, in un ulteriore segnale di deterioramento delle relazioni, Abiy aveva dichiarato, per la prima volta, che durante la guerra civile del Tigray le truppe eritree avevano compiuto massacri nella città etiope di Aksum. Accuse che l'Eritrea aveva già negato in seguito alle segnalazioni di uccisioni di massa avvenute nella storica città nel novembre 2020.

Il mese scorso, la polizia etiope ha dichiarato di aver sequestrato migliaia di munizioni inviate dall'Eritrea ai ribelli.
Asmara ha negato l'accusa e ha incolpato l'Etiopia di "aver utilizzato false flag per giustificare la guerra che non vede l'ora di scatenare da due lunghi anni".

Il 9 febbraio scorso, l'Eritrea ha respinto le accuse dell'Etiopia secondo cui le sue truppe sarebbero entrate nel territorio etiope e avrebbero sostenuto i gruppi ribelli, definendo tali affermazioni inventate in un contesto di relazioni già fragili e storicamente tese tra i due vicini. L’Eritrea ha inoltre definito le accuse etiopi parte di una campagna ostile di lungo periodo, sostenendo che non si tratterebbe di episodi isolati, bensì di un modello ricorrente nelle già tese relazioni tra i due Paesi.

Le ostilità tra Etiopia ed Eritrea sono legate, principalmente, alla ricerca di una presenza etiope sul Mar Rosso. L'Etiopia è diventata un paese senza sbocco sul mare dopo l’indipendenza dell'Eritrea nel 1993, a seguito di un referendum concesso da Adiss Abeba che pose fine alla trentennale guerra del 1961-91.
Il Primo Ministro etiope Abiy ha affermato che perdere l'accesso al Mar Rosso è stato un "errore" e ha definito la sua riconquista "inevitabile ed esistenziale" per liberare il Paese dalla sua "prigione geografica". Addis Abeba rivendica un diritto legale di accedere al Mar Rosso e ha recentemente rimesso in discussione le circostanze che portarono alla perdita di tale sbocco.

L'Eritrea ha definito la questione una "linea rossa che non dovrebbe essere oltrepassata" e considera le "mire espansionistiche" dell'Etiopia una minaccia alla propria sovranità. Ha inoltre ribadito che il diritto di qualsiasi Stato senza sbocco sul mare all’accesso marittimo è subordinato ad accordi negoziati reciprocamente con lo Stato costiero.
Senza una riduzione delle tensioni tornerebbero a soffiare i venti di guerra.

Nel gennaio 2024 Etiopia e Somaliland avevano firmato un memorandum d’intesa con l’obiettivo di garantire ad Addis Abeba un corridoio per raggiungere Berbera (Somaliland), comprensivo della possibilità di affittare una base militare lungo la costa. Nel dicembre 2024 Somalia ed Etiopia avevano poi concordato una dichiarazione congiunta, mediata dalla Turchia, per risolvere la controversia. Da allora, il possibile riconoscimento del Somaliland da parte dell’Etiopia sembra essersi arenato.

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