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Tagliati per il “No”
Si presenta ufficialmente il comitato “A Bassano non si taglia”, a sostegno del “No” al referendum sul taglio dei parlamentari. “Ci assumiamo una responsabilità di fronte al silenzio della classe politica e della società civile”
Pubblicato il 17 feb 2020
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C'è chi è tagliato per il “No”. E in questo caso si tratta del neo costituito comitato “A Bassano non si taglia”, sorto a Bassano a sostegno del “No” all'imminente referendum costituzionale consultivo del prossimo 29 marzo sul taglio dei parlamentari italiani.
Della cosa ci siamo già occupati nei nostri precedenti articoli che - tra pizze al taglio e calzoni vari - hanno consentito di rendere pubblica la presa di posizione, e le motivazioni che la sottendono, del gruppo di oppositori locali alla sforbiciata delle poltrone alla Camera e al Senato. Vale a dire alla legge di riforma costituzionale che prevede il taglio di 345 parlamentari, rispetto agli attuali 945, qualora vincesse il “Sì”, portando alla ratifica popolare e quindi alla promulgazione della legge in questione, già approvata dai due rami del Parlamento stesso. La novità è che questa volta il comitato ci mette ufficialmente la faccia, convocando una conferenza stampa di presentazione. E quelle che si sono messe in gioco per dedicare il loro tempo a diffondere le ragioni del ”No” nel nostro territorio sono tutte facce giovani, mediamente under 30. A condurre le danze all'incontro coi cronisti sono i due coordinatori del gruppo Vittoria Gheno e Matteo Bizzotto. Assieme a loro si presentano gli altri due compagni di viaggio Arianna Lunardon e Valerio Jeson Maggi. Manca all'appello l'ultimo esponente del quintetto promotore del comitato, Andrea Oro, ma solo perché impegnato all'estero.
“La nostra età media inferiore ai 30 anni - esordisce perentoriamente Vittoria Gheno - è molto significativa, perché viene a definire le persone, e cioè i giovani, su cui la riforma avrà gli effetti più distorsivi, e anzi catastrofici.” “Ci assumiamo una responsabilità - aggiunge - di fronte al silenzio della classe politica e della società civile, a livello nazionale ma anche locale. Un clima di indifferenza che vuole precludere ai cittadini un dibattito serio sull'argomento.” “Dove sono i sostenitori di questa riforma?”, si chiede invece Matteo Bizzotto nel rincarare la dose sul “silenzio” che sta coprendo il quesito referendario anche dalle nostre parti. “A Bassano e territorio - afferma - c'è stato un impatto sui media, ma ci fa dispiacere il disinteresse da parte della classe politica e di alcune frange dell'associazionismo.” I coordinatori riferiscono di avere contattato le forze politiche locali, i capigruppo, alcune associazioni di impegno civico eccetera, per promuovere un confronto aperto sulle rispettive posizioni, ma denunciano anche che “hanno risposto in pochissimi”, dimostrando più che altro il “disinteresse” di cui sopra. “Si tratta di un referendum su una scelta di posizione e la responsabilità è di chi ha lanciato la proposta - sbotta Bizzotto -. Ora, però, chi l'ha lanciata preferisce il silenzio.” Il comitato contesta il disegno politico di delegare la questione affidandosi “all'umore popolare” e rimarca: “Un dibattito di questo genere non si può fare con la pancia e col malcontento delle persone, ricorrendo alla demagogia dell'antipolitica.” Ma quali sono le concrete ragioni a sostegno del mantenimento dell'attuale numero dei nostri deputati e senatori, contrapposte a quel sentimento “di pancia” che porterebbe invece a votare “Sì” per il solo fatto che tagliare le poltrone ai parlamentari italiani corrisponderebbe al generico grido di battaglia anti-casta “Mandèmoi casa, sti boni da gnente”?
Da sin.: Matteo Bizzotto, Arianna Lunardon, Vittoria Gheno, Valerio Jeson Maggi (foto Alessandro Tich)
Per i giovani leoni di “A Bassano non si taglia”, le argomentazioni a supporto del taglio dei parlamentari sono basate su “falsi miti”. È “falso”, innanzitutto, sostenere che “la riduzione del numero dei parlamentari non incide sulla rappresentanza e anzi la rende più autorevole”. Se passasse la riforma, la rappresentanza democratica “risulterebbe compromessa”. E questo perché “i partiti minori non riuscirebbero ad essere rappresentati perché le liste, già escluse dalla corsa per ottenere i seggi uninominali, non riuscirebbero ad ottenere seggi, soprattutto al Senato”. Le previsioni sono già pronte: con la riforma, il Veneto perderà il 35% dei parlamentari. Altre regioni, come l'Abruzzo, addirittura il 57%.
“La soglia di sbarramento implicita salirà all'11% - sostengono i ragazzi del “No” -. Il taglio di rappresentanza territoriale si farà sentire non solo soprattutto al Senato, ma anche all'interno delle Commissioni. Verrà così attuata l'espulsione delle domande politiche dei territori e si disincentiva anche il voto.”
È inoltre “falso” affermare che la riforma porterà più efficienza perché “in meno si lavora meglio”. “Il Parlamento - dichiara Bizzotto - farebbe solo gli interessi di quelli che sono riusciti ad entrarci. Pochi parlamentari che avranno il potere di nominare le cariche dello Stato, dal Presidente della Repubblica ai componenti del CSM eccetera, e di approvare altre riforme della Costituzione.” Incalza Vittoria Gheno: “È una svolta abbastanza oligarchica del nostro sistema.” Sempre secondo i sostenitori bassanesi del “No”, la riduzione dei seggi in Parlamento “fa parte di un disegno più ampio, complesso e preoccupante” che prevede “un'altra serie di riforme volte a polverizzare, piano piano, il tessuto democratico del nostro Paese”. “Si vuole svuotare la centralità del Parlamento - sostiene Gheno - per avere un Esecutivo sempre più forte. Si vuole aprire la strada a un modello presidenziale che non è adatto alle caratteristiche di un Paese plurale come l'Italia. Noi siamo per la centralità del Parlamento rispetto all'arroganza degli Esecutivi.”
Ribatte ancora Bizzotto, in tema di antipolitica: “Se noi siamo convinti che la classe politica fa le cose per se stessa, pensiamo veramente che questo taglio lo fanno per fare un piacere a noi? Ci saranno meno posti e saranno appannaggio dei fedelissimi alla linea dei partiti, che vengono premiati nei listini, e non necessariamente delle persone più meritevoli.”
Qui entra in ballo anche il discorso della legge elettorale, ma per oggi evitiamo di addentrarci in gineprai del genere.
L'ultimo “falso mito” della cura dimagrante in Parlamento è quello della riduzione dei costi per lo Stato, a seguito del taglio di 345 “stipendi” e privilegi collegati. È stato già calcolato che il risparmio complessivo che si otterrebbe con la riforma sarebbe pari a 57 milioni all'anno e a 285 milioni a legislatura, corrispondenti appena allo 0,007 per cento della spesa pubblica italiana. “Un risparmio irrisorio”, commentano i portavoce del “No”.
In definitiva, i giovani promotori di “A Bassano non si taglia” chiedono di aprire gli occhi per evitare di essere risucchiati dai luoghi comuni sulla “casta” parlamentare, che si vorrebbe ridurre in quantità senza tuttavia pensare alla qualità, il vero punto dolens di chi ci rappresenta in Parlamento. Non è cioè tagliando il numero che si migliora il Paese, ma ridefinendo la qualità del ruolo che questi signori, da noi eletti, devono svolgere.
Recita infatti uno slogan del comitato: “Non possiamo cambiare la Costituzione solo perché non vogliamo cambiare la classe politica”. Ovvero, come specifica Matteo Bizzotto: “Non è il seggio che va tagliato, è la classe politica che va migliorata.”
Di fronte all'assordante silenzio sul referendum del 29 marzo, il comitato bassanese per il “No” comunque non si arrende. Ha messo a disposizione un indirizzo email (nonsitaglia@gmail.com) al quale chiunque può rivolgersi per chiedere informazioni e delucidazioni sul tema. Aperti anche dei canali social dedicati (facebook.com/abassanononsitaglia, instagram @abassano_nonsitaglia) per diffondere ulteriormente il verbo della causa anti-riduzione degli on. e dei sen.
Venerdì prossimo il gruppo riunirà l'assemblea dei propri aderenti, in una serata aperta alla cittadinanza, e successivamente ha già in programma alcune serate pubbliche informative a Bassano e anche a Padova, tra cui un confronto in programma il 20 marzo, ospitato dall'Anpi cittadina, e un'altra serata in marzo a Bassano, in data da confermare, con l'intervento di costituzionalisti e storici.
“Ci piacerebbe molto di più fare un confronto con i sostenitori del “Sì””, proclama Bizzotto, lanciando il guanto della sfida agli ancora silenti supporters locali della parte opposta.
“Noi siamo disponibili con tutti - precisa in conclusione -. Che sia “Sì” o “No”, l'importante è confrontarci. L'unica risposta inaccettabile è il disinteresse.”
Concludo questo articolo riportando la dichiarazione del giorno, pronunciata in conferenza stampa dalla sempre perentoria Vittoria Gheno: “L'ultima volta che hanno tagliato così tanto i parlamentari è stato quando hanno istituito la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.”
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