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Rinascimento in bianco e nero

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Rinascimento in bianco e nero

Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore Responsabile
Bassanonet.it

Attualità

Nel Giro di un attimo

Oggi il Giro d’Italia è transitato per Bassano. È stato uno dei tanti passaggi della corsa rosa nella nostra città: ma uno su tutti resterà indimenticabile

Pubblicato il 24-05-2023
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Rinascimento in bianco e nero

Lo confesso: non amo andare in bicicletta ma sono da sempre un grande appassionato di ciclismo.
Lo sono stato soprattutto da giovane, quando avevo molto più bon tempo e potevo permettermi di dedicare interi pomeriggi a guardare le tappe del Giro d’Italia in televisione, quelle commentate in diretta dal grande Adriano De Zan.
In una delle mie precedenti vite ho fatto anche per anni lo speaker di una gara di ciclismo professionistico (il leggendario “Chilometro del Corso” di Mestre, poi ribattezzato “Millemetri del Corso”) e ho avuto modo di interagire a tu per tu con molti campioni dell’epoca: Moser, Saronni, Bugno, Fondriest, Argentin, il detentore del record dell’ora a livello del mare Oersted, Cipollini e compagnia bella.

Il passaggio del Giro d’Italia a Campolongo sul Brenta. In primo piano la maglia rosa Geraint Thomas (foto Alessandro Tich)

Quando poi diversi anni dopo, trasferitomi a Bassano per lavoro, sono andato a Marostica a comprare una bicicletta per mia moglie da Giovanni Battaglin, che mi ha servito personalmente in negozio, per me era come acquistare un iPod direttamente da Steve Jobs.
Insomma: le vecchie passioni non si spengono mai.
Ora le tappe del Giro in tv non le guardo praticamente più perché è da una vita che il pomeriggio è il momento più produttivo del mio lavoro. Ma quando ogni tanto capita l’occasione di assistere al passaggio della carovana rosa dal vivo, per quanto rappresenti il prototipo dell’attimo fuggente, cerco di fare in modo di non perdermi l’appuntamento.
Come oggi, in occasione della pacifica invasione dei corridori in Valbrenta e a Bassano lungo il percorso della 17° tappa Pergine Valsugana - Caorle.
La città di Bassano è una habitué del Giro. Tante volte la corsa è passata per le sue strade. Nel 1986, l'anno successivo ai Campionati Mondiali di Ciclismo su Pista al Mercante, è stata anche sede di arrivo di tappa (Peio - Bassano del Grappa) con la vittoria in volata sotto la pioggia in viale Venezia di Guido Bontempi e la maglia rosa sulle spalle di Roberto Visentini.
Altro striscione di arrivo nel 1992 (tappa Imola - Bassano del Grappa) con la vittoria di Endrio Leoni allo sprint su Mario Cipollini sul traguardo finale di viale delle Fosse e con un certo Miguel Indurain in maglia rosa.
Erano i tempi in cui le sedi di arrivo ospitavano anche la partenza della tappa successiva, per una festa del ciclismo che durava due giorni.
Più recenti le sortite della nostra città come sola sede di partenza: nel 2014 per lo start in piazza Libertà della bellissima tappa a cronometro Bassano del Grappa - Cima Grappa e nel 2020, ma nell’insolito mese di ottobre a causa del Covid, per il “via” della tappa Bassano del Grappa - Madonna di Campiglio.
Oggi dobbiamo nuovamente accontentarci di un semplice passaggio.
Semplice per modo di dire, vista l’enorme mole di aspetti organizzativi, logistici e di sicurezza che il transito della carovana rosa comporta.

Palloncini rosa dappertutto, persino un cane col palloncino rosa attaccato al collare.
Il mio luogo prescelto per assistere dal vivo al Giro d’Italia è il rettilineo di Campolongo sul Brenta dopo il centro del paese in direzione di Bassano.
È la solita scena di sempre: l’attesa che cresce in progressione al continuo passaggio delle auto di servizio che precedono la gara.
Poco prima delle 14.30, dietro alle moto e alle auto lampeggianti della Polizia Stradale, compaiono finalmente i primi ciclisti. Sono i quattro fuggitivi Senne Leysen, Thomas Champion, Diego Pablo Sevilla e Charlie Quarterman.
Non è un fuoco di paglia: la fuga del quartetto resisterà fino a pochi chilometri dal traguardo di Caorle, quando saranno ripresi dal gruppo prima della volata vinta al fotofinish dallo sprinter padovano Alberto Dainese sulla maglia ciclamino Jonathan Milan e sull’australiano Michael Matthews, con il britannico Geraint Thomas che manterrà la maglia rosa.
In quel di Campolongo il gruppo passa a un minuto e mezzo circa di distacco dai quattro battistrada e poiché la strada Campesana è piuttosto stretta i corridori procedono in fila indiana sul lato sinistro della carreggiata, uno dietro l’altro, sfrecciandomi letteralmente davanti al naso.
Al veloce passaggio del plotone faccio degli scatti a caso col telefonino, non c’è il tempo di pensare tanto alle inquadrature. Qualche minuto dopo controllo le immagini e mi accorgo che in una foto - quella che vedete pubblicata sopra e che ripubblico sotto nella galleria fotografica - ho immortalato in primo piano la maglia rosa Geraint Thomas. In un’altra foto ho beccato invece in primo piano Alberto Dainese del Team DSM, che avrebbe poi vinto la tappa. Che gran colpi di c…oda.
Ormai il Giro è arrivato a Campese, dove lo ha atteso un comitato di accoglienza - addobbato di striscioni, fiocchi, nastri e palloncini rosa - degno di tale nome e superato Sant’Eusebio sta per entrare a Bassano.
Scatta l’ora X delle misure adottate nella città tagliata in due, con la chiusura delle strade interessate a partire da mezzogiorno, per consentire il transito in sicurezza del grande gruppo di campioni a due ruote.
E nell’eccitazione del momento sono preso da una visione catartica, come le voci incontrollate sull’Italia che vinceva 20 a 0 e sul gol di Zoff di testa, su calcio d’angolo, nella celeberrima scena della Corazzata Potemkin di Fantozzi:
“Correva voce che l’assessore Claudio Mazzocco stesse presidiando in contemporanea le ottanta intersezioni stradali del percorso della tappa in Comune di Bassano.”

È vero: il passaggio del Giro - soprattutto in una tappa pianeggiante che velocizza l’andatura - non è paragonabile a una partenza o a un arrivo di tappa e nemmeno al passaggio di una tappa a cronometro, in cui i ciclisti partono uno alla volta, che è diluita nel tempo e che si può gustare per un paio d’ore.
Il transito della carovana a due ruote lungo il percorso è una scarica di adrenalina che si esaurisce nel Giro di un attimo. Ma non per questo destinata ad essere presto dimenticata.

3 giugno 1999. Me lo ricordo ancora come se fosse oggi. Era un giovedì, giorno di mercato ed era anche il giorno di uno dei passaggi del Giro d’Italia a Bassano del Grappa. Non era il primo e non sarebbe stato l’ultimo, ma quello è stato un passaggio speciale, unico e purtroppo irripetibile.
Era una tarda mattinata e l’attraversamento di Bassano in direzione sud-nord riguardava il tratto iniziale della 19° e quartultima tappa Castelfranco Veneto - Alpe di Pampeago, prima sfida di un trittico di tapponi dolomitici, come sempre decisivi per la classifica finale prima dell’ultimo traguardo a Milano.
Ero andato ad attendere il fatidico momento del trambusto colorato di rosa, con le sirene delle moto della Polizia Stradale e coi motori delle ammiraglie e il rombo dell’elicottero sopra la testa, all’inizio di via Parolini alla confluenza con viale XI Febbraio, con tutta la famiglia al seguito. E non ero il solo ad aver portato i figli appresso. Su entrambi i lati di via Parolini, interessata dal percorso di tappa, i marciapiedi erano coperti da due ali di folla.
Donne, uomini, giovani, anziani, i bambini delle scuole: tutti in stato di fibrillazione.
Erano tutti - ed eravamo tutti - in attesa del passaggio di un uomo solo. Un uomo soltanto, che indossava la maglia rosa. Si chiamava Marco Pantani.
Quando finalmente è comparso il gruppo compatto proveniente da Rosà è scoppiato un boato che ha continuato a perpetuarsi con un eccitante effetto Doppler per tutto il rettilineo del viale. E il boato era il saluto di Bassano a quell’eroe nazionale che pedalava nelle prime file in mezzo al gruppo, inconfondibile per la maglia rosa e per quella testa pelata senza bandana.
Quando lo ricordo ho ancora i brividi: quella volta ho percepito un entusiasmo e un’energia collettiva come quella che si avverte in occasione delle vittorie dell’Italia ai Mondiali o agli Europei di calcio. E per quanto possa continuare a raccontarvelo, quello è stato un momento impossibile da descrivere compiutamente a parole.
Quella tappa il Pirata l’ha anche vinta, transitando per primo al traguardo dell’Alpe di Pampeago con oltre un minuto di vantaggio su Gilberto Simoni e consolidando il suo primato in classifica.
Avrebbe vinto anche il giorno dopo, 4 giugno 1999, alzando le braccia al cielo all’arrivo della 20° tappa Predazzo - Madonna di Campiglio.
Poi, la notte tra il 4 e il 5 giugno, il blitz dei medici dell’Uci a Madonna di Campiglio nella camera d’albergo di Marco Pantani e l’inizio di un’altra storia che tutti conosciamo.
Sui misteri e sulle incongruenze di quel blitz e di tutto ciò che ne è conseguito sono stati scritti un fiume di libri e un mare di parole, non è questa la sede per occuparcene ancora.
Ma è stato un dramma, umano prima ancora che sportivo, che rende ancora più nitido e insieme struggente il ricordo di quel momento di gloria in via Parolini.
3 giugno 1999: è stato il giorno di uno dei passaggi del Giro d’Italia a Bassano del Grappa.
Ma è stata anche la vigilia del giorno in cui il ciclismo è cambiato per sempre.

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