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Non è Francesca? Sì invece: è proprio lei.
È la nostra Francesca Michielin, gloria nazionale bassanese, stella discografica e festivaliera, buseta e boton con i grandi della storia come Fedez, attualmente conduttrice televisiva di quell’X Factor che la lanciò. La quale, a quanto pare, è rimasta improvvisamente folgorata sulla via dell’X Fascio.
La notizia è già ampiamente di dominio pubblico, anca massa come si dice da queste parti, ma comunque la recupero per dire la mia.
Francesca Michielin. Fonte immagine: amica.it (da Instagram)
Dopo l’esito delle elezioni politiche che hanno sancito la vittoria di Fratelli d’Italia e della coalizione di centrodestra guidata dal partito di Giorgia Meloni, la Michielin ha cinguettato un messaggio sul proprio profilo Twitter con le seguenti parole: “Oggi inizia la resistenza”.
Un chiaro messaggio che associa la salita al potere del partito della Fiamma a chi deteneva il potere, e sappiamo bene chi è stato, un’ottantina di anni fa.
Apriti cielo. Il tweet ha ricevuto migliaia di like da chi la pensa come la cantante nata in riva al Brenta, ma ha scatenato un ancora più debordante e soprattutto inevitabile diluvio di contumelie social da parte opposta contro “la partigiana vestita da Prada”.
Dalle stelle agli strali.
Il Secolo d’Italia, quotidiano di destra, in un articolo intitolato “Ci mancava Francesca Michielin” ha puntato il dito contro “l’invasione di artisti di sinistra, tutti a denunciare il “mostro” chiamato Giorgia Meloni” durante la campagna elettorale e ad affermare tra le altre cose che votando la leader di FdI come premier “gli italiani sceglierebbero l’inferno” (dichiarazione a mezzo stampa di Roberto Vecchioni). “E ora che gli italiani hanno scelto l’inferno, fregandosene dell’allarme di cantanti e attrici di sinistra, il silenzio - scrive il quotidiano -. Ma, ovviamente, arriva una voce a rompere quel silenzio. Ecco dunque scendere in campo Francesca Michielin. Non se ne sentiva affatto il bisogno ma lei non ce l’ha fatta a non mostrarsi come “novella partigiana”.”
Molto più esplicito Giuseppe Cruciani, giornalista e conduttore de La Zanzara su Radio24, che ha rivolto alla Michielin il seguente elegante messaggio: “Ma quale resistenza, quale ca**o di cosa? Hanno votato democraticamente gli italiani, non rompere il ca**o e fai il tuo mestiere.” Trattamento che, per par condicio, Cruciani ha riservato anche a Damiano dei Måneskin che circa l’esito delle elezioni aveva commentato sulle sue storie su Instagram “Oggi è un giorno triste per il mio Paese”, ovviamente in modalità international avendolo scritto in inglese: “Today is a sad day for my country”.
Che meraviglia. Continuiamo ad essere il popolo che gode più per la sconfitta dell’altro che per la propria vittoria e le dinamiche della comunicazione social, che non hanno un ca**o a che vedere col confronto democratico, hanno portato questo antagonismo all’estremo.
Di questo mondo che guarda più ai follower che ai contenuti fa pienamente parte anche la cantautrice bassanese, che ha pensato di dire la sua (liberissima di farlo tra l’altro, visto che siamo in democrazia) ben sapendo di scoperchiare un gigantesco nido di vespe e anzi sicuramente, approfittando della sua posizione da star, lo ha fatto apposta.
Vuole il caso che il tweet di Francesca Michielin sia uscito lunedì 26 settembre, il Day After delle elezioni politiche ma anche il giorno del 78simo anniversario dell’Eccidio del Grappa ad opera dei nazifascisti, con la tragedia dei partigiani impiccati nell’odierno viale dei Martiri e nelle vie contermini in città, avvenuto il 26 settembre 1944. Ma si tratta probabilmente di una coincidenza di cui mi sono accorto soltanto io.
Non entro assolutamente nel merito del messaggio della nostra gloria nazionale bassanese e non lo giudico politicamente: attraverserei un campo minato che neanche la guerra in Bosnia. Ma due o tre cose sull’aspetto del linguaggio, su cui io sono molto sensibile, e in particolare sul rapporto tra l’“emittente” - ovvero colui che lancia il messaggio - e il messaggio stesso, le voglio dire.
Scrivendo la parola “resistenza” la Michielin non ha solo evocato l’epoca della lotta partigiana contro i nazifascisti, ma inavvertitamente ha fatto percepire anche una diversa accezione dello stesso vocabolo che la rende poco credibile, proprio per il ruolo di esponente dello Star System con cui è conosciuta.
In Italia, infatti, la “resistenza” è già iniziata da tempo e non ha nulla a che vedere con il colore politico del governo in carica o, come paventa la cantautrice, di quello che verrà.
È nata e cresciuta nel biennio della pandemia, si è sviluppata con il rincaro delle materie prime conseguente alla guerra nell’Est Europa e sta raggiungendo l’apice con la prevista mattanza delle bollette dell’energia attese per il prossimo inverno.
È la “resistenza” di tutti noi, della gente comune, delle vittime sacrificali di una congiuntura geopolitica ed economica mirata a stritolarci e che tuttavia non intendono immolarsi sull’ara predisposta dai poteri forti, fino all’ultimo.
Il richiamo alla “resistenza” a chi già lotta (e lotta veramente) tutti i giorni per tirare la carretta e per far quadrare i conti è un messaggio che, se lanciato da un esponente del jet set dello spettacolo, suona stridente e anche ipocrita. E il modo in cui possiamo e vogliamo vivere non può essere assolutamente indirizzato dall’influencer di turno.
Per cui, egregia Francesca - e scusami se mi permetto di darti del tu -, io non sarò volgare come il collega Cruciani ma te lo dico lo stesso, a modo mio: la tua “resistenza” tientela per te. Non c’entrano nulla l’ideologia e la politica, la sinistra o la destra, i democratici o i nostalgici, i benpensanti o gli oscurantisti, i mondialisti o i sovranisti, il progressismo o la Meloni, la libertà o l’X Fascio. È semplicemente una questione di stile e soprattutto di rispetto per chi, non possedendo il tuo indiscusso talento e la tua meritata fortuna, non può godere dei tuoi stessi privilegi.
Comunque sia, spero che Francesca Michielin abbia almeno concordato la sua uscita su Twitter con il suo management e con i suoi discografici. Nel momento in cui un cantante di fama prende una posizione così forte in politica si trasforma infatti, come è regolarmente accaduto, nel bersaglio mobile dell’astio social-comandato degli oppositori di pensiero che ne offusca l’immagine e rischia di allontanare un grande fetta dei suoi fan. Bella Ciao.
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