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Pass che stress
Intervista al noto ristoratore Fiorenzo Zanon, autore di un videomessaggio postato su Facebook e rivolto al governo in cui contesta le nuove procedure di controllo del Green Pass ai clienti all’ingresso dei ristoranti
Pubblicato il 30 lug 2021
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Non chiamatelo “No Pass”, “No Questo” o “No Quell’altro”. Non è questo il termine della questione. Fiorenzo Zanon, notissimo ristoratore di Bassano, titolare del ristorante “Da Bauto” e già storico presidente negli anni passati del Gruppo Ristoratori Bassanesi, è arrabbiato per un’altra cosa.
Come noto, dal prossimo 6 agosto scatterà l’obbligo per i pubblici esercizi di richiedere il Green Pass ai propri clienti intenzionati a consumare al tavolo all’interno dei locali.
Nessuna richiesta invece di passaporto vaccinale per i clienti che si siedono fuori, ai tavoli dei plateatici esterni. In altre parole: se sei fuori sei dentro, se invece sei dentro ma non hai il Green Pass allora sei fuori. La regola è inderogabile: in caso di accertata trasgressione da parte di eventuali controlli delle forze di polizia, sono previste multe salate sia per gli esercenti che per i clienti.
Fiorenzo Zanon, alias Bauto (foto Alessandro Tich)
Ciò che ha scatenato le contestazioni di Zanon sono le modalità della procedura imposta dal decreto legge del governo, che prevedono per i gestori dei locali la possibilità di richiedere ai clienti anche la carta di identità per accertarne la corrispondenza con il nome e cognome indicati nella certificazione verde. Per mister Bauto questa è una violazione della privacy.
Ha pertanto preso il telefonino e ha registrato e postato sulla sua pagina Facebook un videomessaggio rivolto al governo nel quale non le manda a dire ai membri dell’esecutivo circa la novità dei controlli per decreto.
Dunque Fiorenzo Zanon: mi trovo all’interno del suo ristorante e sono seduto a un tavolo assieme a lei per fare questa intervista. Io non ho ancora il Green Pass e a questo punto attendo di fare la seconda vaccinazione, ma fino al 5 agosto posso entrare a sedere nel suo locale. Lei ha preso una posizione particolare con questo video rivolto al governo…
Diciamo che era da giorni che avevo una specie di sassolino dentro le scarpe, perché continuavo a chiedermi che senso ha questa cosa. Prima fanno la legge sulla privacy, dove ci sono dei vincoli, e poi fanno questo nuovo decreto legge che è in contraddizione con questi vincoli e quindi col fatto che noi dovremmo accertare l’identità del cliente.
Qual è il vero problema secondo lei?
Il problema è l’imbarazzo di dover trovare un modo carino, gentile e educato per invitare il cliente ad esibire il Green Pass. Ma questo sicuramente non sarà sufficiente perché il Green Pass può essere una fotocopia di pinco pallino, quindi per essere regolari saremo anche costretti a richiedere un documento di riconoscimento, come del resto fanno le forze dell’ordine nei nostri confronti quando ci fermano. La cosa ovviamente è imbarazzante. Ma non solo: noi rischiamo una denuncia, perché il cliente può appellarsi alla legge che parla ben chiaro. Noi, con la legge sulla privacy, non possiamo chiedere un documento di identità. Non abbiamo l’autorità per farlo. Allora voglio capire dove questo governo si è inventato l’idea che noi diventiamo praticamente dei vigilanti.
Lei quindi contesta il fatto di doversi trasformare in “poliziotto” e non la certificazione vaccinale in sé…
Sì. Io non sono contrario al fatto del Green Pass. Io mi sono vaccinato, tutta la mia famiglia si è vaccinata. Abbiamo fatto tutto quello che in questo anno e mezzo il governo ci ha detto di fare: distanziamenti, controllo temperatura ai clienti, sanificazione degli ambienti, controllo con le mascherine, personale addestrato a tutto l’iter previsto per la pandemia per evitare questo problema. Ci siamo adeguati. In un anno e mezzo abbiamo chiuso quasi otto mesi, abbiamo ricevuto dal governo - non per polemizzare, ma è giusto farlo sapere - non sicuramente soldi per poter sopravvivere, ma dei contentini parziali che ci hanno soltanto fatto pagare qualche bolletta e niente di più. A questo punto, e dopo tutto questo, io dico che questo governo non ha la capacità di essere al governo e non ha la facoltà di essere nel posto giusto.
Anche adesso che stiamo facendo l’intervista i clienti la chiamano per prenotare e chiedono a lei soprattutto informazioni, del tipo “mio marito ha fatto il primo vaccino e non ha il Green Pass, cosa dobbiamo fare?”, eccetera eccetera. La gente è disorientata. Lei che riscontro ha di questa cosa?
La situazione è alquanto imbarazzante perché noi non abbiamo gli strumenti per poter dare tutte le risposte ai clienti. Quando il cliente ci chiede “io prenoto per il 7 di agosto, ho l’obbligo di portare il Green Pass?”, ci sono due opzioni. Se si lavora all’esterno, ho capito che non c’è l’obbligo della certificazione verde. Se si lavora all’interno, c’è invece questo obbligo. Però io francamente non mi sento nelle corde giuste per chiedere il Green Pass e tantomeno un documento di riconoscimento, non ho l’autorità per chiederli. Noi già registriamo i clienti che prenotano con il numero telefonico e con il nome di chi ha prenotato, nel caso ci fosse un contagio sarebbero contattati da noi o, viceversa, il cliente ci contatta perché ha avuto un caso di Covid nella sera in cui si trovava nel mio ristorante. Ma finisce tutto lì. Noi che dobbiamo fermarci a ispezionare i clienti? Vorrei chiamare i ministri, che se ne rendano conto di persona. Noi paghiamo le tasse perché lo Stato paghi la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza: spetta a loro questo compito, non a noi ristoratori. Stiamo andando via di testa, siamo in un momento in cui possiamo dire che non siamo protetti da un governo che ci dà gli strumenti per poter affrontare la pandemia. Certo che da qui al prossimo autunno, se i casi aumentano e ci mettono in difficoltà a tenere aperti i locali, questa volta per la ristorazione è il colpo di grazia.
Il suo settore è messo davvero così male?
Io ho sentito tanti colleghi, sono in grave difficoltà. Perché ovviamente con otto mesi di chiusura in un anno e mezzo si sono economicamente indeboliti. Chi ha la proprietà del locale ce la fa in qualche maniera e riesce a sopportare il carico. Chi ha gli affitti da pagare, dipendenti e magari ha anche in essere dei mutui o dei finanziamenti, farà fatica questa volta se ci faranno chiudere ancora o ci daranno nuovamente il coprifuoco, peggio ancora se ci faranno lavorare soltanto a pranzo e non la sera. Adesso speriamo che il buon tempo ci porti fino ad ottobre inoltrato, così da poter sfruttare i tavoli esterni. Per quelli interni siamo preoccupati, ma seriamente preoccupati. La cosa che mi dispiace, e che ho detto nel mio post video che ho pubblicato l’altro giorno nella mia pagina, è che questo è un governo inadeguato. Non sono all’altezza di una situazione del genere.
Un’ultima domanda. Ipotizziamo: 6, 7 oppure 11 o 12 agosto, la data la decida lei. Lei ha dei clienti che mangiano all’esterno, senza obbligo quindi di controlli. All’improvviso si mette a piovere e tira vento e bisogna ripararsi dentro. Cosa succede in quel caso?
Le faccio un esempio, direttore. È una bella serata, la gente ha prenotato tutto all’esterno, nessun problema. Poi il tempo cambia. Abbiamo visto in questi giorni cosa può succedere, l’altro giorno nel giro di un secondo si è scatenato l’inferno. Allora: sono le 7 e mezza, le 8 e comincia ad arrivare gente. Verso le 9 comincia a piovere di brutto. Io dovrei trasferire la gente, a cui non ho chiesto il Green Pass, dall’esterno all’interno del ristorante. Ma a quel punto dovrei chiedere il Green Pass. Cosa facciamo? Li mandiamo a casa e ci rimettiamo tutto noi? Roviniamo la serata ai clienti? Cosa dobbiamo fare? Si rendono conto della difficoltà oggettiva di questo provvedimento? Un provvedimento che non ha senso, non ha logica, non è intelligente. Abbiamo a che fare con un governo che non ha materia grigia a sufficienza per dire le cose con coerenza. Passano a noi la patata bollente, per fare cosa? Vigilare sui nostri clienti che sono l’unica risorsa che ci ha permesso di sopravvivere fino adesso? Dobbiamo indispettirli, perdere una fetta di clientela e a noi chi ci mantiene? Nel momento in cui noi per il governo siamo una categoria “sacrificabile”, come ha detto il buon Conte a suo tempo, allora ci mantenete. Ci fate chiudere e ci mantenete.
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