Pubblicato il 20-09-2020 13:30
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Il Covid spinge le aggregazioni nei distretti produttivi vicentini

L'economista Arnaldo Camuffo, ordinario di Organizzazione aziendale alla Bocconi: “Le imprese con strutture di costo rigide e poco agili pagheranno dazio”

Il Covid spinge le aggregazioni nei distretti produttivi vicentini

L'economista Arnaldo Camuffo, docente alla Bocconi (fonte immagine: the-lmj.com)

La crisi post-Covid e le limitazioni che i diversi lockdown in giro per il pianeta hanno imposto agli scambi commerciali “costringono” ad una riflessione, anche nei distretti vicentini, sull’ammodernamento delle filiere produttive e sul gap dimensionale di molte Pmi.
Per l’economista veneziano Arnaldo Camuffo, ordinario di Organizzazione aziendale all’Università Bocconi, la strategia di crescita per “linee esterne” delle piccole e medie imprese venete è da valutare ovviamente caso per caso, perché vale anche in economia la regola di buon senso comune secondo la quale “due zoppi non fanno un corridore sano”.
«La ripresa sarà lenta e frastagliata, dal punto di vista del conto economico l’effetto immediato è stato sui ricavi ma in questo secondo semestre il problema sarà di costi e redditività. Le imprese con strutture di costo rigide e poco agili pagheranno dazio. Dal punto di vista finanziario, la crisi si scaricherà sull’indebitamento finanziario netto delle imprese. Anche se a breve la liquidità non è mancata, almeno in molti casi, nel medio periodo l’appesantimento del capitale circolante aggraverà la posizione finanziaria di chi ha già molti debiti. Nel lungo periodo per queste imprese sarà ancor più difficile reperire capitali per fare i necessari investimenti in tecnologie, innovazione e marketing».
Anche nel territorio bassanese le aziende attive sui mercati globali, “big size” ma anche “small size”, cominciano a studiare nel dettaglio ipotesi di shopping all’interno dello stesso comparto o direttamente “lungo” la propria catena terzista di appartenenza. Prima della pandemia avevano inaugurato la stagione delle acquisizioni il gruppo Mevis e il gruppo Euromeccanica di Rosà (Vicenza), una realtà con un fatturato superiore ai 140 milioni di euro, con quasi 800 dipendenti. Nella primissima parte dell’anno la Special Springs, la più grande azienda europea di molle per stampi e terza al mondo nella produzione di cilindri a gas fondata nel 1978 dai fratelli Augusto e Luciano Cappeller, ha acquisito la maggioranza di Unic, torneria meccanica di Salcedo. Con l’acquisizione di Unic (50 addetti e un fatturato annuo di circa 10 milioni di euro) il nuovo gruppo dovrebbe rafforzare ulteriormente la capacità produttiva e di penetrazione in un contesto commerciale sempre più complesso.
Spostandosi nel vicentino, Morato Pane che si occupa di produzione di pani industriali ha acquisito la Roberto Industria Alimentare, storica azienda del trevigiano, e una parte del comparto bakery salato di Cerealto-Siro in Spagna. In Italia il gruppo detiene una quota di mercato di circa il 25% sui pani industriali e del 10% nel segmento dei grissini.
Un altro caso di interesse riguarda la Lampa Plastic di Chiuppano (Vicenza), guidata da Alessandro Fracaro (classe 1990), una trentina di dipendenti, 3,3 milioni di fatturato nel settore della termoformatura plastica: lo scorso giugno ha completato l’acquisizione totale di Solare, pmi di Carrè, con 5 dipendenti e 1,2 milioni di fatturato.
Come sottolinea sempre il professor Camuffo, sarà poi la finanza aziendale ad essere determinante e a decidere le sorti del prossimo futuro di tante Pmi in cerca di nuove riorganizzazioni e strategie. «Si allargherà il divario tra imprese finanziariamente solide, competitive, amministrate e gestite bene e imprese finanziariamente deboli, amministrate e gestite male. In questo contesto, le aggregazioni tra imprese saranno fondamentali per le imprese stesse e per il sistema nel suo complesso. Le imprese solide devono porsi la sfida di crescere per line esterne tramite acquisizioni al fine di consolidare il proprio posizionamento strategico e utilizzare in modo efficiente il capitale. Le imprese deboli devono invece porsi il problema del “se e in che misura” aggregarsi o essere acquisite. Quest’ultima opzione non va scartata a priori e può essere spesso il modo per salvare capitale, investimenti, marchi e soprattutto occupazione».

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