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Un piano per la città
Tra il dire e il fare: a tre anni dall'insediamento dell'Amministrazione comunale di Bassano qual è la corrispondenza tra i propositi del documento programmatico di sindaco e maggioranza e quanto realizzato fino ad oggi?
Pubblicato il 28 giu 2017
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Ebbene sì: Google dovrà pure pagare una multa di 2,42 miliardi di euro, inflitta dalla Commissione Europea per abuso di posizione dominante, ma è uno strumento utilissimo. Mi sono infatti andato a riguardare, approfittando di quell'archivio senza fine che si chiama internet, il programma del sindaco di Bassano Riccardo Poletto e della maggioranza di centrosinistra, pubblicato sul web a seguito dell'elezione nel giugno del 2014. Mi è venuto spontaneo farlo dopo avere riferito, nell'articolo precedente, dei primi risultati del questionario di Generazione Idea sul gradimento di cittadini sulla vita in città e sull'attività dell'Amministrazione comunale, superato ormai il giro di boa del mandato amministrativo quinquennale.
Dal primo bilancio ufficioso delle risposte cliccate online oppure scritte dalla gente, il governo comunale non ne esce bene: la media dei voti da 1 a 10, alla domanda sul grado di soddisfazione sull'attività amministrativa a metà mandato, tocca ampiamente l'insufficienza. Ovviamente il questionario promosso dal movimento politico giovanile di centrodestra va preso per quello che è e soprattutto per quello che non è: non si tratta cioè di un'indagine demoscopica e in quanto tale ha valenza indicativa, ma non scientifica. Inoltre ad oggi sono stati compilati oltre 500 questionari. Ma i cittadini di Bassano sono più di 43mila e se aggiungiamo anche la popolazione dei Comuni contermini, a cui è rivolta anche l'iniziativa, e togliendo pure dal computo i minori di 16 anni si tratta di una percentuale più che minima degli aventi diritto a dire la propria.
Tutto ciò per affermare che non necessariamente i giudizi espressi nel questionario corrispondono al sentimento maggioritario del bassanesi e da che Italia è Italia la cosiddetta maggioranza silenziosa ha sempre giocato un ruolo determinante negli equilibri e negli spostamenti di direzione del consenso.
Foto Alessandro Tich
Quella maggioranza che non compare sui giornali, non si esprime nelle inchieste di gradimento, non commenta gli articoli sulla Rete e non interviene nella corrida dei gruppi Facebook, ma che al momento opportuno sa far pesare il proprio pensiero latente. Tuttavia, le indicazioni emerse dal campione di cittadinanza che ha risposto all'iniziativa di Generazione Idea implicano comunque delle riflessioni da parte di chi, per mestiere, racconta la realtà della città e dell'Amministrazione che la governa.
E così, grazie al motore di ricerca, ho recuperato il programma di quella che allora era la neonata Amministrazione alla luce del sole. Non per fare le pulci su quanto realizzato o meno punto per punto e non per sindacare sul rapporto tra il dire e il fare nell'operato corrente, che è la costante generale - quindi non solo bassanese ma complessivamente italiana - della sempre difficile corrispondenza tra le annunciate promesse elettorali e l'effettiva attività politica e amministrativa.
Ma prendendo spunto proprio dallo spirito del questionario ho voluto ripercorrere il manifesto programmatico di Poletto e della sua squadra per far riemergere alla memoria qual era sotto il profilo generale il “piano di città” che era stato premiato dal consenso degli elettori e per valutare quanto questo piano, dopo tre anni giusti, abbia o meno preso forma e concretizzazione.
Come tutti i documenti programmatici che si rispettino, anche quello del sindaco di Bassano e della sua maggioranza delinea i contorni di una città perfetta. Sarebbe stato così anche se avesse vinto il centrodestra: all'inizio di ogni mandato chiunque aspira all'Amministrazione ideale.
Lo si vede già dal primo punto, dedicato a “Trasparenza e partecipazione”. “Intendiamo favorire - si legge nel documento - una partecipazione aperta, attiva e continua dei cittadini e delle associazioni alla vita e al buon funzionamento della città. Rendere trasparente e agevole la comunicazione tra cittadini e amministrazione. Garantire non solo che chi amministra comunichi le decisioni prese, ma anche che il processo decisionale sia condiviso sin dal suo inizio.”
Il tutto da conseguire - tra le altre cose, - “valorizzando i quartieri”, “adottando il bilancio partecipato di una parte delle risorse comunali” e “favorendo con decisione lo sviluppo dell’Urban Center da strumento di comunicazione finale a luogo di coprogettazione ed erogazione dei servizi”.
Ma la Bassano di inizio mandato 2014 è anche la città che aspira al ruolo di “Cuore della Pedemontana”, con una leadership di area vasta che si pone come urgenza “la difesa e il mantenimento del Tribunale” e “la difesa dei presidi delle forze dell'ordine, dell'Ospedale e dell'Agenzia delle Entrate” e che intende “avviare e moltiplicare collaborazioni con le grandi città poste sulle principali direttrici: Vicenza, Treviso e Padova” sulle questioni infrastrutturali, sulla programmazione di eventi artistici e culturali e sulla promozione del turismo.
È una Bassano che, nel documento di programma, vuole anche diventare una “città intelligente” lungo un percorso il cui primo passo “sarà la formulazione di un progetto di sviluppo per la città detto Piano Bassano Smart City”.
Che si propone come paladina dei “diritti e politiche di inclusione” favorendo tra le altre cose “le pari opportunità, il contrasto alla violenza di genere, il riconoscimento pubblico delle coppie di fatto e l'inclusione degli immigrati, attualmente l'11% della popolazione”. Che nel campo delle politiche sociali avrebbe posto “estrema attenzione alle vecchie e nuove povertà” e “al diritto alla casa, operando per il recupero del consistente patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica inagibile”.
Uno dei capisaldi del programma è anche “affrontare la crisi con un nuovo sviluppo”.
Con l'intenzione, tra le altre cose, di “sostenere, in sinergia con Informagiovani e Urban Center, ogni iniziativa finalizzata a favorire l’occupazione giovanile e offrire sostegno e consulenza alle start up giovanili”. Ma anche operando “per il miglioramento delle infrastrutture del territorio, in modo particolare la ferrovia”, favorendo “l’accesso al credito, in particolare quello erogato dall’Unione Europea” e riscoprendo “la funzione commerciale e artigianale del centro storico, che costituisce, oltre al cuore storico e culturale della città, un centro commerciale naturale”. Per le nuove generazioni “realizzare, in collaborazione con il sistema scolastico, un patto educativo che coinvolga anche il territorio”, “ripensare tutta la città a misura di bambino e di famiglia”, “favorire una cultura di cittadinanza educante”. La Bassano di inizio mandato è anche “capitale della cultura”.
Col proposito di sviluppare “un circuito museale-culturale, che si estenderà anzitutto in Centro Storico, ma potrà essere ampliato anche a zone periferiche di particolare pregio”. Considerando “la mancanza di un teatro adeguato alla nostra città”, che costituisce “un grave problema”. Ma anche prevedendo “l’istituzione di un evento culturale di grande rilievo con cadenza annuale o biennale, sulle orme dei festival (della filosofia, della scienza) che in altre città d’Italia riscuotono un grande successo e generano flussi di persone interessanti anche dal punto di vista turistico”.
“Ad esempio - scrive il documento -, Bassano ha tutte le carte in regola per essere la sede di un Festival della storia contemporanea.”
Tra gli altri punti fermi dell'idea di città presentata nel 2014 - non li elenchiamo tutti, per non abusare della vostra pazienza - ci sono anche il Turismo e la Mobilità sostenibile.
Per la prima tematica occorre “pensare a un tavolo concertativo comunale per lo sviluppo turistico con gli operatori della zona”, “incentivare il turismo ambientale ed enogastronomico; sostenere e incoraggiare percorsi di marketing territoriale”, “cogliere le occasioni che via via si presentano: ad esempio quelle relative alle ricorrenze della Grande Guerra”, “recuperare il tempo perduto per la ristrutturazione del Tempio Ossario”.
Per la Mobilità dolce “ridurre il traffico motorizzato e deviarlo il più possibile all’esterno del centro storico e dalle isole ambientali situate nei quartieri, con particolare riferimento a Salita Brocchi”. E ancora “realizzare il doppio senso in Via Parolini e le modifiche della viabilità contenute nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile”, “completare la realizzazione del campus scolastico del centro studi, sfruttando le potenzialità del parcheggio Centro in bus”, “incremento delle corsie e delle piste ciclabili, della permeabilità del traffico ciclabile e dei servizi a esso dedicati: posteggi, bikesharing, ecc.”
Infine i Lavori Pubblici: “preservare gli edifici di particolare valore simbolico per la nostra città, in particolare il Ponte Vecchio e il già citato Tempio Ossario”.
E ancora “favorire l'avvio a medio termine delle opere pubbliche più importanti e onerose: il Teatro e la Cittadella dei servizi comunali”.
Sono questi i principali elementi del “programma di città” dell'Amministrazione che allora emetteva i suoi primi vagiti. Come già specificato prima, qui non facciamo le pulci al raggiungimento o meno, o perlomeno all'effettiva impostazione a oltre metà mandato dei singoli obiettivi dichiarati. Sappiamo tutti come sono andate e come stanno andando le cose a Bassano. E che ad esempio il progetto del Teatro è stato riposto nel cassetto per l'infelice sovrapposizione col progetto del Polo Santa Chiara, che l'Urban Center da “luogo di coprogettazione ed erogazione dei servizi” è ritornato ad essere una scatola misteriosa, che il doppio senso in Via Parolini e la deviazione del traffico da Salita Brocchi sono ancora una chimera, che il tempo perduto per la ristrutturazione del Tempio Ossario non è stato ancora recuperato.
E mi fermo qui. Ma questi, per quanto importanti, sono dettagli specifici che possiamo constatare sparando nel mucchio. Il vero problema è alzare lo sguardo e mettere a fuoco se esista ancora un piano o progetto generale di città degno di tale nome.
E allora la domanda è questa: “quale” Bassano del Grappa sta prendendo forma dopo i primi tre anni della attuale Amministrazione?
Sicuramente è una città orientata alla tutela delle minoranze (non consiliari), dove i buoni propositi elencati nel programma trovano innanzitutto riscontro nel campo dei diritti e delle politiche di genere e delle politiche di inclusione.
In questo senso quella di Bassano si rivela una vera Amministrazione di sinistra.
Buona parte degli sforzi amministrativi sono inoltre mirati alla costruzione di una “comunità ecosostenibile e di relazione”: con i quartieri e con le associazioni, dentro la scuola, con la rete del privato sociale, attraverso lo sport, tramite la promozione della mobilità alternativa e ciclabile in primis.
Non a caso le questioni che meno compaiono sui giornali, perché hanno meno cose che non funzionano, sono quelle correlate alle politiche socialmente progressiste e “family friendly”. Il discorso cambia quando prendiamo in esame gli altri ruoli per la città a cui il documento programmatico di sindaco e maggioranza ambisce.
La leadership di Bassano sul territorio rimane ancora sulla carta. Non basta presiedere la Conferenza dei sindaci, l'IPA Pedemontana del Brenta e il Comitato per il Tribunale della Pedemontana per fregiarsi di un titolo così impegnativo. L'Ospedale lo abbiamo mantenuto com'era prima e ora siamo a capo della nuova Ulss 7, ma il merito (o demerito, come la pensano nell'Alto Vicentino) è della Regione. Delle “collaborazioni con le grandi città” è effettiva quella con Vicenza, Treviso e soprattutto Padova non pervenute.
E non parliamo di Smart City: siamo ancora ben lontani da un concetto di “città intelligente” e il progetto di Smart City oggi allargato all'area pedemontana e attualmente in lentissima gestazione non è nato su impulso comunale, ma su iniziativa dell'associazione “Politica in Regola”.
In campo culturale le cose vanno meglio. La nuova direzione dei Musei Civici, Operaestate e l'iniziativa privata in sinergia col settore pubblico ne fanno oggi un comparto vivace e interessante, con punte di assoluta eccellenza. Anche la valorizzazione del patrimonio museale-culturale cittadino è sulla buona strada.
Ma anche qui dobbiamo restare con i piedi per terra. Perché se l'ambizione dichiarata era quella di trasformare Bassano del Grappa nientemeno che in una “capitale della cultura”, basta guardarsi attorno, e senza neanche andare tanto lontano, per accorgerci che non è così.
Non è certamente facile avere un'idea generale di città e poi calarla, con un piano altrettanto generale e soprattutto concreto, nella realtà.
Anche perché i grandi propositi devono fare spesso i conti con i problemi e le priorità contingenti che si incontrano strada facendo. Pensate, ad esempio, al Ponte. Il programma 2014 gli dedicava una mezza riga, parlando solo della sua “preservazione”: è diventato il tormentone infinito di questa Amministrazione comunale.
Un'Amministrazione che si è proposta di “riscoprire la funzione commerciale e artigianale del centro storico, che costituisce, oltre al cuore storico e culturale della città, un centro commerciale naturale”. Salvo poi approvare, per diritti urbanistici acquisiti della proprietà, il terzo centro commerciale del territorio comunale nell'Area Pengo di via Capitelvecchio.
Contingente ed episodico - solo per fare un altro esempio - anche il tema del turismo: Bassano ha aderito all'OGD “Terre Vicentine” mentre il Tavolo di Marketing Territoriale è ancora alla ricerca di se stesso. Ma per sognare nuovi flussi di visitatori e una grande promozione d'immagine della città, nonostante tutte le buone intenzioni, abbiamo dovuto aspettare l'arrivo di una fiction.
Morale della favola: per usare una metafora musicale, nello spartito amministrativo di Bassano del Grappa ci sono melodie che funzionano e note stonate ma manca un'orchestrazione d'insieme. Ovvero la percezione di una presa in carico complessiva di una città da governare, quanto più possibile, a 360 gradi secondo quanto annunciato all'inizio del mandato.
Ed è forse questa, per tornare al nostro punto di partenza, la considerazione di fondo che motiva le insufficienze dei voti del questionario promosso da Generazione Idea. Statisticamente irrilevanti, dal punto di vista del rapporto numerico con la popolazione, ma politicamente molto significative, sotto il profilo dei segnali da lanciare al governo della città per correggere la rotta negli ultimi due anni di mandato.
Voti e pagelle a parte, serve convincerci che gli atti dell'Amministrazione siano l'espressione anche di un importante progetto di fondo e non di una sola programmazione del momento, variabile e emendabile ad ogni bilancio di previsione.
La sensazione conclusiva è che l'unico piano per la città concreto e tangibile che si può vedere oggi a Bassano sia il pianoforte decorato temporaneamente collocato in questi giorni dal maestro Luigi Ferro tra le due piazze, nel sottoportico di via S. Bassiano.
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