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La profezia di Andrew
Lo scorso giugno aveva pubblicato il libro “Perché vince Trump”. Andrew Spannaus, analista e politologo americano di stanza in Italia, alla cena di Natale di Apindustria Bassano spiega i motivi della sua azzeccata predizione
Pubblicato il 20 dic 2016
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Il mago Otelma, al suo confronto, è un semplice dilettante.
La cartomante Melissa? Una principiante. Per non parlare della messe di commentatori e sondaggisti che avevano previsto la vittoria di Hillary Clinton alle ultime elezioni presidenziali americane.
Lui invece è andato controcorrente. E lo scorso giugno, a cinque mesi dall'Election Day per la Casa Bianca, aveva dato alle stampe - per la collana “Il caffè dei filosofi” dell'editrice Mimesis - un libro dal titolo a dir poco premonitore: “Perché vince Trump”. Sottotitolo: “La rivolta degli elettori e il futuro dell'America”. Una scommessa mica da niente per Andrew Spannaus, giornalista e analista statunitense, attivo in Italia e a livello internazionale, da una ventina d'anni di stanza nel nostro Paese, esperto di questioni strategiche mondiali e da quest'anno - benemerenza conquistata sul campo - anche “profeta”. Perché poteva benissimo anche vincere Hillary, che in effetti ha ottenuto circa 200mila voti in più del suo scoppiettante avversario, ma non sufficienti a sovvertire l'esito finale della consultazione in base al meccanismo, poco comprensibile per i non addetti ai lavori, dei Grandi Elettori.
Andrew Spannaus e il presidente del mandamento di Bassano di Apindustria Confimi Vicenza William Beozzo (foto Alessandro Tich)
E la sua scommessa Andrew Spannaus l'ha pienamente azzeccata.
Spiegando i motivi del grande consenso nei confronti di Donald Trump in un libro scritto in tempi non sospetti. Il quale - col senno di poi del clamoroso trionfo del tycoon newyorkese - si rivela non solo un saggio di “predizione politologica” ma anche una lucida e interessante analisi del profondo malcontento popolare che serpeggia anche tra gli elettori d'Oltreoceano e che il miliardario dai capelli biondi ha saputo abilmente interpretare e cavalcare a suo vantaggio.
È stato questo il filo conduttore della cena di Natale del mandamento di Bassano del Grappa dell'associazione di categoria Apindustria Confimi Vicenza, organizzata dal presidente William Beozzo e dal suo staff e ospitata al Castello Superiore di Marostica.
Un evento di festa e di solidarietà che non ha solo dispensato auguri e riconoscimenti, ma che ha voluto anche fornire ai partecipanti - tra cui numerosi titolari delle piccole e medie imprese del territorio, particolarmente vocate all'export - delle notizie di prima mano. Ovvero dei ragionati aggiornamenti sul nuovo scenario internazionale conseguente all'investitura di Trump alla guida di quella che è ancora la principale potenza economica mondiale. Informazioni che, in una articolata intervista prima del dessert, sono state rese proprio da Andrew Spannaus, ospite d'onore della serata.
Presenti nell'occasione - oltre agli imprenditori associati, al presidente di Apindustria Confimi Vicenza Flavio Lorenzin e ai rappresentanti degli altri mandamenti provinciali dell'associazione di categoria - una nutrita pattuglia di sindaci del nostro comprensorio e alcuni amministratori regionali.
Tra i tavoli anche due commensali statunitensi, arrivati dal Massachusetts: erano in Italia, hanno saputo della serata con Spannaus e non hanno voluto mancare all'appuntamento.
C'è stato anche spazio per le incombenze istituzionali di Apindustria: è stato conferito un premio per i vent'anni di associazione a due imprese (la Creazioni Mariarosa di Rossano Veneto e la Pneumoidraulica Engineering di Vicenza) nonché un doppio riconoscimento all'ex comandante della stazione dei Carabinieri di Marostica, maresciallo Tiberzio Crivelletto e al suo successore, maresciallo Alessandro Bortolon. Meritati applausi inoltre per Giovanni Panni, noto imprenditore di Tezze sul Brenta e già presidente di categoria, neo Cavaliere della Repubblica.
Ma lo spirito dell'incontro, come fortemente voluto dal presidente Beozzo, è stato anche improntato alla beneficenza. Sono state infatti raccolte offerte liberali per completare il finanziamento per l'acquisto di un defibrillatore destinato all'asilo di Santa Croce Bigolina, frazione di Cittadella.
La dotazione dell'apparecchiatura salvavita, disponibile anche per le strutture sportive circostanti, sarà abbinata al corso di base “Batti 5 - Primissimo soccorso”, rivolto agli alunni dell'asilo e condotto dall'istruttore di guida e soccorritore di Marostica Fabio Vivian nel solco dei progetti ideati assieme al dottor Rommel Jadaan, medico del 118 in prima linea nella diffusione tra i più giovani - compresi i più piccoli - dell'ABC del primo soccorso e della rianimazione.
Ve lo do io Trump
Ma tutti gli occhi e le orecchie, alla fine, si sono concentrati su Andrew Spannaus, aruspice della vittoria di Donald Trump.
Un risultato solo apparentemente “inatteso” perché basato, secondo l'analisi preventiva dell'autore, sulla ribellione di una parte consistente dell'elettorato americano - costituita dalla classe media e in particolare dalla classe lavoratrice bianca - nei confronti della élite politico-finanziaria, ben rappresentata sia da parte democratica che repubblicana, che aveva fino ad oggi dominato le sorti degli Stati Uniti. Trump ha rappresentato una anomala novità, in quanto outsider e quindi “fuori dal sistema”. Analogamente a Bernie Sanders, il principale concorrente della Clinton tra i democratici.
“Entrambi - spiega Spannaus nel suo libro - hanno condotto campagne contro l'establishment, identificando come il principale avversario del popolo un'élite corrotta, piuttosto che collocarsi nella più consueta dialettica destra-sinistra.”
Gli elementi anti-sistema non sono stati sufficienti a Sanders per sconfiggere la Clinton, mentre per Trump hanno rappresentato l'asso nella manica.
Ha attaccato Wall Street e il potere finanziario di cui lui, che dei soldi è un simbolo mediatico, si è rivelato il più accanito oppositore.
Ha richiamato la necessità di un nuovo protezionismo economico, ha annunciato la fine degli accordi internazionali sul “libero scambio” che hanno indebolito l'economia industriale americana. Invocando il ritorno del primato dell'economia reale rispetto ai poteri della finanza, così influenti sulle politiche di Washington. Prese di posizione “anti casta”, per dirla all'italiana, che hanno alimentato quello che l'analista definisce “il terreno fertile della rivolta”.
L'America profonda, ancora scornata dalle conseguenze degli anni di crisi e della deindustrializzazione apparentemente coperta dalla crescita della bolla finanziaria, ha creduto in lui. Come previsto, nero su bianco, dal libro anticipatore del mago Andrew. E come invece clamorosamente toppato in campagna elettorale - ma anche nelle precedenti fasi di rincorsa alle nomination - dal sistema dei grandi media americani, in quanto essi stessi espressione dell'establishment al potere.
Cosa scaturirà ora dallo Studio Ovale e in particolare nella politica estera?
L'innegabile avvicinamento alla Russia, confermato dalla nomina a segretario di Stato del dirigente petrolifero e amico di Putin Rex Tillerson, porta con sé la concreta prospettiva “di un ammorbidimento delle sanzioni nei confronti di Mosca”. Musica per le orecchie delle piccole e medie imprese bassanesi e vicentine, particolarmente penalizzate dall'embargo alla Russia decretato dagli USA, e conseguentemente dall'Unione Europea, dopo i fatti dell'Ucraina.
Ma interessanti novità arrivano anche dalla Cina, l'ingombrante concorrente delle nostre produzioni manifatturiere. “Il nuovo Piano Quinquennale della Cina sancisce la fine dell'era della produzione a basso costo” - ha rivelato Spannaus che, tra le altre cose, è componente del CCR Advisory Group, gruppo di consulenza e analisi dedicato al fenomeno cinese. La nuova Cina si trasformerà da Paese tutto votato all'esportazione a un'economia più equilibrata e fondata maggiormente sulla domanda interna.
E anche qui Trump, che ha già fatto irritare Pechino dopo la sua telefonata con la presidente di Taiwan, ci metterà lo zampino: tra i suoi obiettivi c'è anche quello di mettere i cinesi attorno a un tavolo per rinegoziare le condizioni commerciali tra i due Paesi. Emerge pertanto la sorprendente figura di un Trump “diplomatico” e “mediatore”, ben lontana dall'immagine evocata dalle sue sparate pubbliche e tweet assolutamente non politically correct.
“È un businessman - ha spiegato Spannaus -, ama trattare.”
In definitiva, dal disagio dell'elettorato americano parte un forte messaggio che secondo l'applaudito ospite della serata augurale di Apindustria Bassano deve essere colto anche dall'Unione Europea: “Quello della necessità di un ritorno all'economia reale”.
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