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Ayrton Forever
Jean Alesi, indimenticato pilota della Ferrari in F1 negli anni '90, ricorda a Bassano l'amico e avversario Ayrton Senna a vent'anni dalla sua tragica scomparsa. “Nel '94 per tutto il mondo dell'automobilismo è stata una pagina che si è girata”
Pubblicato il 03 dic 2014
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Parli di Formula 1, e pensi ad Ayrton Senna. Prima ancora di Michael Schumacher o di Niki Lauda, o degli astri del momento Sebastian Vettel o Lewis Hamilton. C'è qualcosa che trascende gli aridi numeri delle classifiche e delle statistiche: un “X Factor” che fa del fuoriclasse brasiliano (tre volte campione del mondo nel 1988, 1990 e 1991 con la McLaren) un qualcosa in più. Un valore aggiunto indefinibile e indecifrabile, che privilegia la sua dimensione umana rispetto alla sua straordinaria storia di agonista sulla monoposto, che va ben oltre il mito conquistato per meriti sportivi e che racchiude un'eredità di emozioni condivisa anche da chi, di Gran Premi e pit stop, ci capisce ben poco.
Ayrton Senna ci ha lasciato vent'anni fa: quel maledetto 1° maggio 1994, schiantatosi alla curva del Tamburello di Imola, al settimo giro di un Gran Premio di San Marino che nessuno si dimenticherà più, per la rottura del piantone dello sterzo della sua Williams. Una disgrazia che, oltre alla perdita di uno dei più grandi piloti di sempre, ha segnato il punto di non ritorno della Formula 1.
Chi lo afferma, davanti a una gremita Sala Chilesotti del Museo Civico di Bassano del Grappa, è Jean Alesi: pilota e prima guida della Ferrari in F1 dal 1991 al 1995, e amico ed avversario di Senna quando il brasiliano dettava legge sulle piste di tutto il mondo. Una presenza, quella dell'indimenticato pilota francese di origini italiane, uscita dal cappello a cilindro del Museo dell'Automobile Bonfanti-Vimar che nel ventennale della scomparsa del campione ha organizzato un irripetibile incontro intitolato “Ayrton Senna e i legami con il Veneto”, in collaborazione col Comune di Bassano e con l'azienda Elmo & Montegrappa Spa, di cui Alesi, peraltro, è anche socio.
Jean Alesi: "Ayrton era veramente un pignolo. Ma gareggiare con lui era divertente" (foto Alessandro Tich)
A condurre l'incontro, il giornalista bassanese Beppe Donazzan che a ridosso del tragico Gran Premio di Imola 1994 raccolse a Padova una delle ultime interviste del pilota brasiliano in occasione della presentazione alla stampa della mountain bike “Senna” by Carraro, prodotta in serie limitata dall’azienda di Saccolongo, e che alla storia del grande asso del volante ha dedicato il suo ultimo libro “Immortale - Ayrton Senna il campione di tutti”.
Un campione che per molti versi è stato legato anche alla nostra regione, come ricorda il presidente del Museo dell'Automobile Bonfanti-Vimar Massimo Vallotto. Oltre alla mountain bike padovana da lui firmata, alcuni tra i suoi sponsor più importanti sono state imprese venete: dal Caffè Segafredo, a De Longhi, a Diadora. E c'è anche il risvolto bassanese: la Gioielleria Balestra, su incarico di un mecenate, realizzò infatti un bracciale commemorativo per le 60 pole position del campione, e un vassoio per la pole position del GP di Monza del 1988. Senna venne inoltre contattato da Elmo & Montegrappa per la realizzazione di una prima serie di penne a lui dedicate. Ma sarebbe morto di lì a poco. Oggi una rinnovata collezione di penne made in Bassano ne celebra il mito.
Alesi: “Ayrton il più grande”
Quella di Jean Alesi - ospite d'onore dell'evento e oggi, tra le altre cose, anche apprezzato commentatore televisivo dei GP del Grande Circo - è una storia molto particolare. L'ex ferrarista, infatti, ha vinto una sola gara in F1 in tutta la sua carriera: il Gran Premio del Canada a Montreal nel 1995. Erano anni difficili in cui i bolidi della scuderia di Maranello “correvano molto, ma si rompevano sempre” e davano anche problemi di guida, al punto che Alain Prost, passato alla corte del Cavallino Rampante dopo aver già vinto con la McLaren tre dei suoi quattro titoli mondiali, arrivò a dichiarare che per condurre una Ferrari “ci vogliono le braccia di un camionista”.
Eppure Alesi, affabile e cordiale con tutti, nonostante il suo palmares quasi privo di trionfi gode ancora oggi tra i tifosi delle “rosse” di una popolarità incredibile. E questo perché, come spiega Donazzan, “guidava con il cuore, dava tutto fino all'ultimo”. Caratteristica per la quale gli appassionati e i veri cultori della Ferrari gli sono rimasti grati per sempre. La conferma arriva per voce di un emozionato fan in Sala Chilesotti, che rivolgendosi a monsieur Jean dichiara: “Forse, dopo Gilles (Gilles Villeneuve, NdR), sei il più amato dai tifosi ferraristi.”
E il problema, per le Ferrari di quel tempo, è che oltre a non essere “performanti” - come si direbbe oggi - dovevano anche confrontarsi in pista con un certo Ayrton Senna, con il quale Alesi ha condiviso dei duelli memorabili. Fino a quel 1° maggio 1994, quando il mondo si è fermato alla curva del Tamburello.
“E' stato il pilota più bravo di tutti i tempi, e il più concreto” - riconosce Alesi riguardo al suo grande avversario. Ed aggiunge: “Nel '94 per tutto il mondo dell'automobilismo è stata una pagina che si è girata.” “Già c'era tensione nell'ambiente per la pericolosità delle macchine - rivela l'ex pilota Ferrari -. Il venerdì alle prove a Imola c'era stato l'incidente a Barrichello, il sabato c'è stato l'incidente mortale a Ratzenberger. Erano dei segnali, ma non capivamo come fare per fermare questo sistema. Non avevamo peso per dire alla Federazione che le macchine erano un problema. Poi domenica c'è stato il tragico incidente di Ayrton. Da lì è iniziata la battaglia per dare macchine e circuiti più sicuri ai piloti.”
“La Formula 1 è cambiata in maniera positiva sul lato della sicurezza, però rimane sempre uno sport molto pericoloso - aggiunge Alesi, riferendosi al grave incidente del suo giovane connazionale Jules Bianchi al GP del Giappone dello scorso 5 ottobre -. I ragazzi di oggi si sentono forti perché non c'è più rischio, ma la velocità rimane una cosa da gestire non solo con intelligenza, ma con attenzione. Anche nella guida di tutti i giorni, la cintura e il casco sono fondamentali.”
A proposito: e Ayrton Senna? “Tra le prove e i Gran Premi viaggiavamo molto e abbiamo vissuto tanti momenti insieme nel tempo libero - racconta l'ospite d'onore -. Lui era veramente un pignolo. Quando qualcosa non andava, andava da tutti i piloti per dire che qualcosa non va bene. Quasi quasi lo irridevamo perché veniva sempre a “rompere”. Ma gareggiare con lui era uno stimolo e un divertimento.”
Passione, talento e disciplina: sono le tre parole che sintetizzano la carriera di Senna, sempre attento ad ogni minimo dettaglio e sempre alla ricerca di una perfezione, nella preparazione della corsa e nella condotta di gara, quasi maniacale. Ne sa qualcosa anche Nino Balestra, storico past president del Museo dell'Automobile Bonfanti-Vimar, che riguardo alla “meticolosità di Senna” rivela un curioso retroscena: “Nel 1989 eravamo al Gran Premio di Silverstone e la sera prima, con Massimo Vallotto, ci eravamo accampati in roulotte. Ma non abbiamo chiuso occhio per tutta la notte perché dal box della McLaren arrivava un forte rumore, tipo una sega circolare, per qualcosa che non andava e che doveva essere assolutamente riparata prima della gara. Questa cosa è andata avanti fino alle 4 del mattino.” Sono i piccoli “dietro alle quinte” che fanno capire tante cose sull'incrollabile tenacia di un campione.
Santa Chiara, pensaci tu
La serata-Senna si conclude sul lato opposto della piazza, nel negozio Montegrappa con un momento food&drink assieme ad Alesi e agli altri intervenuti all'incontro, ospiti della famiglia Aquila. In vetrina, oltre alle edizioni delle penne “Ayrton Senna” di vent'anni fa e quelle di oggi, sono esposti il casco del pilota brasiliano e una collezione di modellini delle vetture con cui ha corso, più la mountain bike “Senna” by Carraro e altre foto e memorabilia.
Cimeli ed oggetti che saranno concessi al “Museo della Mobilità, del Motorismo e dell'Ingegno Veneto” temporaneamente allestito nella sede del Museo dell'Automobile a Romano d'Ezzelino, ma destinato ad essere collocato nella sua sede definitiva nel futuro - e attualmente ancora in fase di “cantiere infinito” - Polo Museale Santa Chiara. E proprio il presidente del Museo Bonfanti-Vimar Massimo Vallotto approfitta della presenza dell'assessore Giovanni Cunico per lanciare una chiara proposta all'Amministrazione comunale: la volontà di realizzare nella nuova sede museale di Bassano una mostra celebrativa su Ayrton Senna, che oltre al materiale di cui sopra potrebbe esporre nientemeno che le vetture guidate dal campione brasiliano, delle quali in Italia “esiste un importante collezionismo”. Sarebbe un evento di richiamo internazionale, e Vallotto propone di realizzarlo nel venticinquennale della scomparsa di Senna.
Il che, in altre parole, vorrebbe dire tra cinque anni.
Ma sarà pronto nel 2019 il Polo Museale Santa Chiara, primo e secondo stralcio compresi, per ospitare l'evento? Sfera di cristallo cercasi.
Comunque sia, Ayrton Forever.
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