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Gli ultimi fuochi
A proposito della querelle tra il sindaco Cimatti e l'assessore all'Urbanistica Beraldin sul progetto del golf di Colle Boschetto. Analisi di una situazione in itinere, sulla quale manca ancora chiarezza, che potrebbe portare a drastiche decisioni
Pubblicato il 02 dic 2013
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Diteci, per favore, se non abbiamo capito qualcosa.
Perché sulla questione del progetto del campo da golf di Colle Boschetto in Destra Brenta - che sta scalando le classifiche dei tormentoni dell'attualità bassanese, subito dietro al Tribunale - non ci raccapezziamo proprio.
Vale a dire: ci troviamo di fronte a un accordo pubblico/privato che prevede la trasformazione - peraltro già effettuata - di un'ex area agricola in area verde per attività sportiva, con contestuale trasformazione di un primo immobile presente nell'area (già edificato dalla precedente proprietà) in Club House e di un secondo immobile residenziale (ubicato nel lotto edificabile a nord dell'area medesima) in due abitazioni separate, secondo i volumi edificatori già esistenti e nei limiti previsti dal Piano Casa comunale.
Stefano Cimatti e Mauro Beraldin, sorridenti, in una foto del 7 giugno 2009, giorno dell'elezione a sindaco di Cimatti (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Un intervento privato che prevede, a beneficio del Comune, il cosiddetto “tornaconto”: con la realizzazione di un parcheggio ad uso pubblico di 1860 metri quadri e di un'area destinata a verde pubblico di 350 metri quadri, con l'ulteriore condizione della servitù a uso pubblico dei viali e dei percorsi di passaggio all'interno dell'area.
Non ripercorriamo in questa sede la cronistoria dell'intervento, di per sè stessa già molto lunga e già oggetto di nostri precedenti articoli.
Quello che non riusciamo ancora a mettere a fuoco è il nocciolo della questione, emerso nell'ultimo consiglio comunale dedicato all'argomento, con il duro intervento del sindaco Cimatti nei confronti dell'assessore all'Urbanistica Mauro Beraldin, “sconfessato” in diretta dal primo cittadino per non aver voluto votare né portare in consiglio la delibera sulle “modifiche e integrazioni” all'accordo pubblico/privato di cui sopra.
Uno strappo che in queste ore potrebbe anche portare alla clamorosa decisione, da parte di Cimatti, della revoca della delega al proprio assessore. Salvo eventuali ripensamenti dell'ultimo minuto.
I casi sono due
Quello che non ci fa ancora capire di che cosa esattamente stiamo parlando è stata la replica in consiglio comunale di Beraldin, che intervenendo in aula “per fatto personale” ha ribadito la sua ferma e reiterata convinzione: “Sono sempre stato coerente e ho sempre ritenuto non condivisibile la proposta, modificata per migliaia di metri cubi”.
Sono dichiarazioni molto pesanti. Dire “migliaia di metri cubi” significa affermare che il progetto originario avrebbe previsto, o che una variante all'attuale progetto potrebbe prevedere, la possibilità che nell'area del golf venga realizzata quella “colata di cemento” che i detrattori dell'intervento di Colle Boschetto stanno sbandierando ai quattro venti già da mesi. Per questo, riguardo alle convinzioni dell'assessore, c'è bisogno di fare chiarezza definitiva.
Perché i casi sono due, senza mezze vie di alcuna sorta: o Beraldin dice cose vere, oppure dà informazioni inesistenti.
Nel primo caso, se effettivamente l'assessore comunale all'Urbanistica è a conoscenza di progettazioni o speculazioni edilizie “nascoste” dietro al paravento dell'accordo pubblico/privato di Colle Boschetto, non ha che da fare una cosa sola: fare denuncia. Non a parole, come ha fatto fino adesso, ma con un esposto alla magistratura. Con tanto di nomi e cognomi, dati e prove, numeri e carte. Sarebbe l'unico modo legittimamente percorribile di andare a fondo della cosa senza più macerarsi tra dubbi e dietrologie, ovvero l'occasione definitiva - visto che è di un campo promozionale di golf che si sta parlando - di buttare via le palline e tirare fuori le palle.
In caso contrario - e cioè se la storia delle “migliaia di metri cubi” che gravano sul destino di Colle Boschetto non corrisponde in qualsiasi forma e per qualsiasi motivo alla realtà - per l'assessore all'Urbanistica la cosa più dignitosa da fare sarebbe quella di rassegnare le dimissioni, prima ancora che il sindaco lo rimuova dall'incarico. Anche se dimettersi significherebbe in qualche modo ammettere di aver sbagliato, e riconoscere di avere gestito l'iter politico e amministrativo del discusso progetto con quell'“accanimento ideologico” che viene imputato a Beraldin dallo stesso compagno di partito Francesco Fantinato.
Non vogliamo, ovviamente, precorrere i tempi: lo stesso assessore all'Urbanistica, in dichiarazioni alla stampa, si dice ancora fiducioso sulla ricomposizione della frattura col primo cittadino a seguito di un necessario reciproco chiarimento. Pur continuando ad affermare di “essere riuscito a fermare un abuso” nell'area in questione e che il sindaco “è a conoscenza della cosa”. E sarà il sindaco - nelle prossime ore, ovvero conseguentemente alla bollente riunione con i capigruppo convocata per oggi - a prendere la decisione che riterrà più opportuna.
Ma è logico ritenere che in mancanza di una motivata riappacificazione tra sindaco e assessore, e in una confusa situazione di maggioranza dove il fuoco amico sta ormai sparando a altezza d'uomo, per l'Amministrazione comunale di Bassano proseguire gli ultimi mesi di mandato con la palla al piede dei contrasti interni alla giunta sarebbe puro autolesionismo.
Breaking Bad
Ma siccome ad ogni azione - non solo nelle leggi della fisica, ma anche e soprattutto in politica - corrisponde una reazione uguale e contraria, l'eventuale rimozione dall'incarico di Mauro Beraldin potrebbe anche provocare, per un ancora teorico ma non impossibile effetto domino, l'uscita del Partito Democratico dalla maggioranza che governa la città.
Il che vorrebbe dire - senza nasconderci dietro a un dito - dare il colpo definitivo per creare una situazione di ingovernabilità, favorendo le condizioni per la chiusura anticipata del mandato amministrativo e il conseguente commissariamento del Comune.
E' vero che dai banchi del Pd, nell'ultimo consiglio comunale, il consigliere Fantinato - come già detto - si è dissociato da alcuni atteggiamenti del compagno di partito Beraldin, ma è altrettanto vero che il capogruppo Reginato ne ha difeso “la coerenza e fermezza rispetto a una vicenda complicata e lunga”.
Il tutto da interpretare anche nell'ottica dei vecchi accordi politici alla base del melting pot dell'Amministrazione di Bassano - sempre che questi, giunti ormai quasi alla frutta, siano ancora validi - nell'ambito dei quali il Partito Democratico ha posto la pregiudiziale per occupare in giunta la poltrona dell'assessorato comunale all'Urbanistica.
L'eventuale strappo dalla maggioranza per solidarietà con il “proprio” assessore (Beraldin è sempre e ancora un pezzo da novanta del Pd bassanese) non sarebbe comunque una decisione che il Partito Democartico può prendere a cuor leggero: rappresenterebbe infatti - nel bene o nel male - una pesante ipoteca sulla prossima e imminente campagna elettorale.
Ma prima di sapere quale sarà l'effettiva decisione del sindaco, qualsiasi ulteriore considerazione sugli scenari che potrebbero aprirsi rischia di diventare un esercizio di fantapolitica. La patata bollente, in questo momento, è nelle mani solo ed esclusivamente di Cimatti.
Del quale, in conclusione di questa nostra analisi, non possiamo non sottolineare l'improvviso cambio di rotta nell'atteggiamento pubblico rispetto alle questioni che riguardano il suo operato di amministratore e rispetto alla squadra di cui è egli stesso il capitano.
Nel corso dell'ultimo anno - a fronte delle laceranti fronde interne alla sua maggioranza e dei continui attacchi anche esterni alla sua persona, a riguardo soprattutto del progetto del golf - il sindaco ha alimentato l'impressione di avere optato per la politica del basso profilo, quasi avesse scelto per il menù quotidiano del proprio mandato amministrativo un piatto di rospi da ingoiare.
Rospi che, a quanto pare, non sono più disponibili in cucina.
La nuova impressione è che col mandato oramai agli sgoccioli, il sindaco non abbia più nulla da perdere: inserendo tra le priorità dell'ultimo semestre della sua Amministrazione anche la necessità di togliersi alcuni fastidiosi sassolini dalla scarpa.
Negli ultimi tempi è un Cimatti diverso, quasi Breaking Bad, per citare il titolo di una serie televisiva che sul web sta andando per la maggiore: e il suo attacco aperto e diretto al proprio assessore all'Urbanistica, accanto ad alcune battute al fulmicotone pronunciate sempre in sala consiliare nei confronti della sua stessa traballante maggioranza, lascia presagire che gli ultimi fuochi non siano ancora finiti. E potrebbero essere fuochi d'artificio.
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