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Un uomo solo al comando
Dopo la risposta ai sindaci di Padova, Treviso e Vicenza, il sindaco di Bassano Nicola Finco replica anche ai 28 sindaci dell’Alto Vicentino sul Tribunale della Pedemontana. Nel Bassanese c’è sempre consenso per il progetto ma fuori è terra bruciata
Pubblicato il 14 mar 2025
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Un uomo solo al comando.
Non è però il leggendario Fausto Coppi ma il sindaco di Bassano del Grappa Nicola Finco, isolato da gran parte del resto della Provincia (e non solo) sulla questione del Tribunale della Pedemontana Veneta.
Sul sogno ad occhi aperti del presidio di giustizia pedemontano, il primo cittadino bassanese si trova infatti costretto ad affrontare un accerchiamento dall’esterno che non aveva certamente previsto in campagna elettorale, né tantomeno nei primi mesi del suo mandato.
Foto Alessandro Tich
Lo zoccolo duro del sostegno al progetto giudiziario della Pedemontana rimane saldamente localizzato nei Comuni del Bassanese, e può sperare ancora nel supporto dei Comuni dell’Altopiano, ma è ormai da tempo che la “narrazione” sulla comunanza d’intenti per raggiungere l’agognato risultato deve tener conto da una parte di eccezioni e distinguo e, dall’altra, dei contrattacchi delle truppe “nemiche”.
Fino ad oggi, rimanendo solo nell’ambito delle amministrazioni pubbliche, hanno espresso la loro contrarietà i Comuni che col progetto del Tribunale della Pedemontana non c’entrano per niente, ma proprio per sostenere la causa dei Tribunali delle rispettive città capoluogo, una parte dei cui circondari giudiziari verrebbe incorporata dall’eventualmente risorto Tribunale bassanese.
Concentrando la vicenda nelle ultime settimane, una prima prova tecnica di rottura degli argini è arrivata d'emblée lo scorso 20 febbraio, con una lettera aperta diramata dal Comune di Torri di Quartesolo, a firma del sindaco Gianluca Ghirigatto e dalla vicesindaca Luisa Trivella, entrambi avvocati, per esprimere la loro totale contrarietà al progetto pedemontano motivata dai già noti aspetti tecnici e di organico che costituiscono il cavallo di battaglia del movimento da me nominato “No Ped”.
“Ingerenze inaccettabili”, ha commentato seccamente il sindaco Nicola Finco in merito a quella che sembrava una solitaria fuga in avanti di un Comune della cintura urbana vicentina, lontano pertanto anni luce dai confini naturali e dalle legittime aspettative della Repubblica di Bassano.
Il salto di qualità in questo braccio di ferro a distanza sulle sorti della giustizia territoriale contesa è avvenuto, davvero all’improvviso, lo scorso 7 marzo con la discesa in campo dei tre sindaci di Padova, di Treviso e di Vicenza Sergio Giordani, Mario Conte e Giacomo Possamai, riunitisi a Padova assieme ai tre presidenti dei rispettivi Ordini degli Avvocati per esprimere la loro contrarietà congiunta al progetto del Tribunale della Pedemontana ed annunciare la richiesta di un incontro al riguardo col ministro della Giustizia Carlo Nordio.
La “novità nella novità” sta nel fatto che ad uscire allo scoperto non è stato solamente il sindaco della “solita” e poco amata (per usare un eufemismo) Vicenza, al cui Tribunale è stato accorpato quello di Bassano, ma anche i sindaci di Padova e di Treviso, due inattesi nuovi acquisti nella squadra degli All Stars anti-pedemontani.
In più, il sindaco di Treviso Mario Conte è leghista e zaiano Doc, conferendo alla sua presa di posizione anche una connotazione politica di non secondaria importanza.
Nicola Finco si è trovato quindi costretto a replicare una seconda volta, in maniera più articolata rispetto alla sortita di Torri di Quartesolo, rinfacciando ai suoi tre autorevoli colleghi, tra le altre cose, che “il Veneto non finisce dentro le tangenziali dei capoluoghi” e che “ci fa piacere constatare tanta solerzia nell’opporsi a un progetto che, in realtà, mira solo a colmare un vuoto di giustizia in un territorio strategico e fortemente produttivo come la Pedemontana”.
Ma se coi sindaci delle tre città capoluogo si è aperta una falla, con la notizia di oggi si è aperta una voragine.
Ne ho già scritto nell’articolo precedente: 28 sindaci dell’Alto Vicentino hanno scritto una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio per esprimere il loro totale dissenso nei riguardi del Tribunale della Pedemontana.
La lettera - guarda caso - è stata trasmessa per conoscenza, tra gli altri, anche ai tre sindaci di Vicenza, di Padova e di Treviso, cercando in questo modo di creare un asse trasversale ed extraprovinciale di opposizione al presidio di giustizia di prossimità in riva al Brenta.
L’ulteriore “novità nella novità” sta nel fatto che a muoversi non sono più solamente le amministrazioni che non c’entrano col progetto bassanese, perché ben 13 dei 28 Comuni firmatari della lettera, Thiene compreso, sono inseriti nella ipotetica cartina del circondario giudiziario del Tribunale pedemontano.
E così, nel giro di sole tre settimane, Nicola Finco si è trovato costretto a replicare per la terza volta.
“Se oggi rinunciamo a un presidio fondamentale come il Tribunale della Pedemontana, rischiamo domani di vedere allontanarsi anche altri servizi essenziali del nostro territorio”, è il monito lanciato oggi da Finco in risposta alla lettera inviata dai sindaci dell’Alto Vicentino al ministro della Giustizia.
Secondo il sindaco bassanese, la proposta di istituire un nuovo Tribunale non è una scelta “nostalgica”, bensì una visione strategica e moderna:
“Il nostro è un territorio che conta migliaia di imprese, cittadini, famiglie che chiedono servizi di prossimità, efficienza e tempi certi. Pensare che tutto si possa risolvere a distanza, con l’informatizzazione, è una semplificazione che non risponde ai bisogni concreti delle persone.”
Finco sottolinea inoltre il rischio di un effetto domino, prevedendo scenari da incubo territoriale in caso di mancata istituzione del Tribunale pedemontano:
“Se oggi accettiamo l’accentramento della giustizia a Vicenza, domani potremo trovarci a giustificare anche lo spostamento di reparti ospedalieri, uffici scolastici o altri servizi pubblici essenziali sempre più lontano dai cittadini. Dire no alla giustizia di prossimità significa accettare un modello di sviluppo sbilanciato, che allontana lo Stato dalle persone e dalle comunità. Come spiegheranno questa scelta ai loro cittadini i sindaci firmatari della lettera?”.
“La prossimità non è un vezzo ma un principio di civiltà - conclude il sindaco di Bassano -. Le nostre comunità non possono permettersi di perdere un’occasione per avvicinare le istituzioni ai cittadini. Rifiutare oggi il Tribunale della Pedemontana sarebbe un errore che rischiamo di pagare caro domani.”
Non so se i pungolanti richiami di Nicola Finco faranno cambiare idea a qualche suo collega dell’Alto Vicentino, ma ne dubito.
La dissociazione dal progetto bassanese, espressa direttamente al ministro della Giustizia e resa nota oggi dai 28 sindaci del territorio settentrionale della Provincia, appare irrecuperabile.
Riassumendo l’intera questione: nel Bassanese c’è sempre consenso per il progetto del Tribunale della Pedemontana, e ci mancherebbe altro, ma fuori è terra bruciata.
L’impressione, da notizie informali ricevute in anteprima, è che l’accerchiamento dall’esterno non si concluderà con la lettera al ministro dei 28 sindaci dell’Alto Vicentino.
Nel qual caso, arrivederci alla prossima replica.
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