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Elvio Rotondo

Elvio Rotondo
Contributor
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Geopolitica

La crisi in Medio Oriente divide i BRICS

La crisi in Medio Oriente evidenzia le divergenze strategiche tra i membri del blocco del Sud globale

Pubblicato il 11 mar 2026
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La guerra con l'Iran rischia di provocare una frattura all’interno dei BRICS. Brasile, Cina e Russia hanno condannato gli attacchi condotti da USA e Israele contro l'Iran, mentre l'India e i membri arabi del blocco hanno criticato la rappresaglia iraniana. Il gruppo potrebbe quindi trovarsi ad affrontare divisioni interne sulla politica mediorientale, dovuti a interessi geopolitici divergenti tra i suoi membri.
I BRICS sono un gruppo composto da 11 membri: un’alleanza economica dal 2009 e ampiamente considerata un'alternativa "del Sud del mondo" al G7 delle principali economie industrializzate. Il gruppo BRICS prende il nome dalle iniziali dei loro membri fondatori: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Dal 2024, il blocco si è ampliato includendo Indonesia, Etiopia, Egitto, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Secondo alcuni analisti l'espansione dei Brics avrebbe compromesso la capacità del gruppo di assumere posizioni chiare e unificate.

Il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva al vertice dei Brics a Rio de Janeiro, in Brasile, il 7 luglio 2025 (Pablo Porciuncula/AFP)

Allo scoppiò della guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran, nel giugno dello scorso anno, il blocco, allora presieduto dal Brasile, si affrettò a dichiarare che gli attacchi congiunti USA-Israele contro l'Iran costituivano una "violazione del diritto internazionale". Oggi, tuttavia, secondo alcuni critici, da quando la presidenza dei BRICS è passata all'India nel dicembre 2025, gli interessi di Nuova Delhi sembrano prevalere sugli obiettivi dell'alleanza, in un momento in cui l'India ha rafforzato i suoi legami con Israele e con gli Stati Uniti.
Negli ultimi anni il mandato dell'organizzazione si è ampliato fino a includere questioni di sicurezza, con esercitazioni militari congiunte tra i suoi membri. L'ultima si è svolta in Sudafrica a gennaio di quest'anno. In quell’occasione Nuova Delhi era assente, nonostante fosse già presidente del gruppo, senza fornire spiegazioni ufficiali. Anche il Brasile ha scelto di non partecipare, ma era presente in qualità di osservatore.
Nonostante l’assenza di una posizione unitaria, tre dei suoi cinque membri fondatori hanno espresso pubblicamente solidarietà all’Iran e denunciato violazioni del diritto internazionale.
Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha espresso preoccupazione per il conflitto e ha avvertito che i combattimenti potrebbero estendersi oltre il Medio Oriente. Il Sudafrica era stato oggetto di pesanti critiche da parte degli Stati Uniti all'inizio di gennaio, quando all'Iran era stato consentito di partecipare alle esercitazioni navali BRICS ospitate nel paese, nonostante la dura repressione delle proteste interne da parte delle autorità iraniane.
Anche il presidente russo Vladimir Putin ha criticato gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele e l'uccisione della Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei. Mosca e Teheran mantengono stretti legami, in particolare nel settore militare. Tuttavia, Mosca non ha mostrato alcuna intenzione di intervenire militarmente a sostegno dell'Iran.

La Cina, attraverso il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha dichiarato che l'Iran è stato attaccato mentre erano in corso i negoziati tra Washington e Teheran che, secondo Pechino, stavano compiendo progressi significativi, e affrontavano anche le preoccupazioni di sicurezza di Israele. Wang ha inoltre affermato che la Cina "si oppone a qualsiasi attacco militare lanciato da Israele e dagli Stati Uniti contro l'Iran”.
Tra i membri fondatori, solo l'India non ha condannato apertamente gli attacchi USA-Israele contro l'Iran. Nuova Delhi ha lanciato cauti appelli per una "fine rapida del conflitto" in una dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri del Paese.
"L'India ribadisce con forza il suo appello al dialogo e alla diplomazia. Condividiamo chiaramente la nostra voce a favore di una fine rapida del conflitto", ha dichiarato il ministero, aggiungendo che la guerra mette a rischio la stabilità regionale e la sicurezza di migliaia di cittadini indiani che vivono e lavorano nella regione del Golfo.
Il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha effettuato una visita di Stato in Israele il 25 e 26 febbraio 2026, incontrando il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Rivolgendosi alla Knesset, Modi aveva affermato che "l'India è al fianco di Israele, fermamente e con piena convinzione, in questo momento e in futuro". I due leader hanno poi firmato diversi accordi commerciali nei settori della difesa e dell’intelligenza artificiale, ambiti in cui i due Paesi collaborano da tempo. Israele invia inoltre circa il 40% delle sue esportazioni di armi all'India.
L'India ha a lungo sostenuto una politica di autonomia strategica, che le consente di mantenere relazioni sia con partner come la Russia. Questo è uno dei motivi per cui è stata tra i membri fondatori dei BRICS.
Nel recente passato si era però creata una situazione di tensione con l'amministrazione USA a causa del continuo acquisto da parte dell'India di petrolio russo sanzionato. Trump aveva imposto all'India dazi sulle importazioni fino al 50%, in parte come misura punitiva. L'India aveva definito tali misure "ingiuste, ingiustificate e irragionevoli".
L'India esporta negli Stati Uniti principalmente prodotti elettronici, farmaceutici e gioielli e i dazi minacciavano di destabilizzare circa il 70% delle esportazioni indiane verso il mercato statunitense.
Nel febbraio scorso la situazione è cambiata. Dopo una serie di colloqui, Trump ha annunciato un accordo con l'India che ha ridotto i dazi al 18%, sostenendo che Nuova Delhi aveva accettato di ridurre gli acquisti di petrolio russo e di aumentare invece le importazioni di petrolio e altri prodotti statunitensi.
Nel frattempo, "Pechino continua a incoraggiare i BRICS a mantenere il loro obiettivo fondante: sostenere il multilateralismo, promuovere la risoluzione pacifica e rafforzare la voce collettiva del Sud globale".

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