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Ex media Bellavitis: residenti di quartiere Merlo preoccupati per l'intervento di riconversione edilizia. Piano bonifica amianto in attesa di approvazione. Ieri sera affollata assemblea di quartiere, richiesti tutela e controlli agli enti preposti
Pubblicato il 14-03-2019
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Una ex scuola media dismessa, contenente amianto nei muri perimetrali dell'intero edificio. Un edificio già di proprietà comunale che adesso è da demolire e ricostruire, dopo che alla terza asta pubblica bandita dal Comune è stato “alienato”, e cioè venduto, ad un nuovo proprietario privato che lo trasformerà - anche se i dettagli urbanistici dell'intervento sono ancora in via di definizione - in un complesso residenziale.
Un proprietario che prima di demolire e di ricostruire dovrà provvedere alla bonifica e allo smaltimento dell'amianto contenuto nei muri esterni del fabbricato. Un fabbricato che si trova nel cuore di un popoloso quartiere, i cui residenti sono preoccupati, proprio per la pericolosità del materiale da smaltire, e chiedono tutela e controlli agli enti preposti alla vigilanza ambientale. Segnalando anche l'inizio, per così dire, “irrituale” dei lavori in corso in questi giorni per la prima fase del cantiere edile.
Sono gli ingredienti della nuova questione che sta montando a Bassano del Grappa: quella dei lavori per la riconversione edilizia della ex scuola media Bellavitis, ubicata in quartiere Merlo. Questione che è stata al centro di un'affollata e animata assemblea di quartiere tenutasi ieri sera nella sede degli Alpini di via Rosmini, con l'intervento dell'assessore comunale alla Pianificazione urbana sostenibile (e cioè all'Urbanistica) Chiara Nichele. Ma prima di riferirne, devo necessariamente fare un rinfresco della memoria sull'argomento di cui stiamo parlando.
Dettaglio di una parete perimetrale sul lato nord della ex scuola Bellavitis (foto Alessandro Tich)
L'area dell'immobile della ex media Bellavitis, estesa per oltre 8500 metri quadri, si trova in via Leoncavallo, in mezzo alle case e nelle immediate vicinanze del polo scolastico-sportivo del Centro Studi. Il fabbricato principale, di pianta irregolare e superficie pari a 4550 metri quadri, ospitava circa 250 studenti della scuola media e alcune classi dell'Istituto Tecnico per il Turismo “Remondini”.
Nel 2003, in occasione di un intervento di manutenzione ai serramenti, l'amara scoperta: era stata infatti rilevata la presenza di amianto nel cosiddetto “tamponamento esterno”, e cioè nei muri perimetrali, dell'intero edificio.
Una successiva verifica dell'Arpav aveva accertato la presenza di amianto nelle pareti dell'edificio in concentrazione del 2,9%. L'amianto (o asbesto), dichiarato fuorilegge in Italia nel 1993, è stato un materiale ampiamente utilizzato in edilizia sin dalla fine degli anni '60. Se l'amianto è compatto e contenuto all'interno di materiali integri non costituisce un pericolo per la salute. Se invece la sostanza è friabile o contenuta in materiali abrasi, spezzati o danneggiati, esiste il pericolo di inalarne le fibre che si liberano nell'aria e che, come spiega il sito istituzionale dell'Arpav, “sono talmente sottili da rimanere in sospensione nell'aria anche a lungo”. In altre parole: se si fosse prodotta una fessura o una rottura in qualche parete perimetrale della scuola, ciò avrebbe costituito un potenziale rischio per la popolazione studentesca e non solo.
L'area del complesso scolastico è stata successivamente dismessa, portando alla costruzione della nuova scuola media Bellavitis 2.0 in via Mons. Rodolfi, e inserita nel piano delle alienazioni del patrimonio immobiliare del Comune. Nel 2015 è stata bandita la prima asta pubblica per la vendita del bene immobile di via Leoncavallo, per un prezzo a base d'asta di 1.100.000 euro, ridotto per valutazioni tecnico-estimative rispetto al valore iniziale preventivato di 1.475.000 euro: ma la gara è andata deserta.
Nel 2016 il Comune ha bandito una seconda asta pubblica, per un prezzo a base d'asta di 940.000 euro. Ma anche in questo caso non era pervenuta nessuna offerta.
Terzo tentativo nel 2018, con un prezzo a base d'asta ulteriormente abbassato a 400.000 euro “ammettendo offerte in aumento o in diminuzione con tetto minimo fissato in euro 340.000”. Questa volta, al terzo bando, hanno partecipato tre ditte.
E la vendita dell'immobile è stata definitivamente aggiudicata alla ditta Piva Costruzioni Generali S.r.l. di Crespano del Grappa, che ha presentato un'offerta economica di 417.000 euro e che ha avuto la meglio sugli altri due concorrenti al bando: la società cooperativa Bassano Solidale e Teleradio Diffusione Bassano S.r.l., società editrice dell'emittente televisiva Rete Veneta.
In carico al nuovo proprietario dell'area vi è il costo di bonifica e smaltimento delle parti contenenti amianto, preventivato in 220.000 euro, a cui viene sommato quello per la rimozione delle restanti opere. Il cantiere per la demolizione e ricostruzione dell'edificio della ex scuola, destinato a trasformarsi in un'area residenziale, è attivo da poco meno di un mese. Per il momento, come indicato nel cartello di cantiere, sono in corso i lavori di “smontaggio controsoffitti e pareti divisorie in cartongesso”, affidati alla ditta Guarise S.r.l. di Cittadella e avviati in base a una CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata) presentata all'Ufficio Edilizia Privata del Comune in data 16 febbraio 2019.
Ed è proprio questo, egregi lettori, il vero inizio della storia.
La preoccupazione dei residenti di quartiere Merlo, come più volte ribadito ieri sera da vari cittadini in assemblea, nasce non solo dalla presenza dell'amianto da bonificare ma anche dal fatto che nei primi giorni di cantiere alcune lavorazioni si sono svolte secondo orari e modalità insolite. È stato segnalato l'arrivo di operai nel pomeriggio di sabato 23 febbraio, nella mattinata di domenica 24 e per tutta la serata di martedì 26, a partire dalle 20 circa. I residenti nelle case vicine riferiscono di “colpi di martello”, di “un polverone che fuoriusciva”, di “un paravento messo davanti a una porta”, di “cancello scavalcato” e di lavoratori arrivati “in auto civili” al posto dei mezzi della ditta. Inoltre i testimoni delle case circostanti parlano di “finestre tenute sempre aperte” nell'edificio della ex scuola.
Mercoledì 27 una abitante del quartiere, Francesca Ferraro, ha promosso una raccolta firme, raccogliendo una quarantina di adesioni (non tantissime, per la verità, in quartiere densamente popolato come il Merlo), rivolta al sindaco Poletto per chiedere di incaricare gli enti preposti, Arpav in primis, a un monitoraggio costante dell'area fino alla fine dei lavori. Il timore dei residenti è che le lavorazioni in corso, a bonifica non ancora effettuata, possano per qualsiasi motivo liberare fibre di amianto nell'aria. Su questo aspetto l'assessore Chiara Nichele ha voluto esprimere all'assemblea di quartiere le sue reiterate rassicurazioni.
“La vigilanza c'è e c'è il confronto con gli enti competenti - ha dichiarato l'esponente di giunta -. Le parti perimetrali oggi sono intatte e non ci sono fibre libere in aria.”
“Circa gli episodi notturni, dopo la raccolta firme abbiamo immediatamente convocato il privato diffidandolo che non si ripetano - ha aggiunto -. Le operazioni riguardavano dei cartongessi trasferiti nei cassoni e non si sono generate problematiche di tipo ambientale.”
Affermazioni che non hanno convinto l'assemblea, che a più voci ha richiesto di sollecitare l'Arpav a posizionare dei sensori di rilevamento nell'area in questione.
“Lo smontaggio dei controsoffitti è autorizzato ed è propedeutico alla bonifica - ha replicato l'assessore -. Il piano di bonifica sarà approvato nelle prossime settimane e l'approvazione è di competenza dello Spisal dell'Ulss. Dopo la raccolta firme ho contattato la referente dell'Arpav, ma l'intento dell'Arpav è di non procedere in attesa dell'attività istruttoria dello Spisal.” “C'è stato un atteggiamento scorretto - ha detto la Nichele riguardo alle lavorazioni contestate -, ma nessuno ha demolito niente di notte.”
Dunque al momento niente sensori e niente campionatura dei materiali.
“Non si è evidenziata la necessità di una campionatura e la campionatura non è stata fatta - ha confermato l'assessore all'Urbanistica -. Gli enti preposti non condividono questa preoccupazione.” Preoccupazione che invece tra i residenti resta alta, con la richiesta di tutelare i cittadini a priori e a prescindere.
“Se l'assemblea lo vuole - ha promesso Chiara Nichele -, domani contatto nuovamente l'Arpav per valutare la possibilità di installare dei misuratori nell'area, anche se mi sembra una forzatura.” Ed è quello che l'assemblea ha voluto. E anche in questo caso, come si suol dire in linguaggio giornalistico, si attendono sviluppi.
Questa mattina intanto il vostro umile cronista ha fatto un giro di perlustrazione attorno all'area della ex scuola Bellavitis per scattare alcune foto da correlare al presente articolo. E su un muro esterno del lato nord dell'edificio ho notato e immortalato (come vedete nell'immagine pubblicata sopra) un bel buco sulla parete, vicino a una finestra aperta al piano terra. Così, tanto per gradire. Come si sia prodotto un foro di questo tipo non è dato sapere, nei vari anni ormai di abbandono dell'immobile e nella recentissima ripresa dei lavori per lo smontaggio dei controsoffitti e delle pareti interne in cartongesso.
Ma quel muro esterno fotografato non è integro. Alla faccia della rassicurazione che “le parti perimetrali oggi sono intatte”.
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