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“Questo Papa è uno di noi”

L'elezione del Papa argentino: l'emozione di Celia Diaz, argentina di Bassano. “Mi ha stupito la gioia di tutti gli amici italiani che mi hanno telefonato e mandato messaggi per condividere questa gioia con me”

Pubblicato il 14-03-2013
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A Buenos Aires - la città del cardinale e arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, diventato da ieri sera Papa Francesco - lei ci è nata. A otto anni si è quindi trasferita a Mendoza, dove si trova ancora la sua numerosa famiglia: “la mamma, quattro sorelle, un fratello e sedici nipoti”.
Celia Diaz, argentina e bassanese, vive da 23 anni nella nostra città, dove è un volto molto conosciuto: è infatti la grintosa ed efficiente responsabile del marketing associativo di Confcommercio Bassano. Una "testimonial" dei sentimenti vissuti in queste ore, dopo l'elezione del Papa argentino, dai suoi connazionali.

Celia Diaz, responsabile marketing associativo di Confcommercio Bassano (foto Alessandro Tich)

Celia, da argentina che cosa ha provato ieri sera?
“E' stata una gioia enorme, molto commovente. Mi ha stupito la gioia di tutti gli amici italiani che hanno continuato a mandarmi messaggi e a telefonarmi, una gioia che molte persone hanno voluto condividere con me.”

Ma come ha appreso la notizia?
“In realtà io non sapevo ancora niente, mi trovavo fuori a bere un aperitivo con una mia amica. Poi mi è arrivato un primo messaggino: “Papa argentino gioia enorme”. E allora mi sono accorta che tutti i bar del centro di Bassano erano collegati con la televisione che trasmetteva le immagini in diretta da Piazza San Pietro. E' stata un'emozione fortissima.”

Ha sentito la sua famiglia in Argentina?
“Sì, ho chiamato mia mamma che non riusciva quasi a parlare dalla gioia. Mi ha detto: “Abbiamo urlato, ci siamo abbracciati, era una cosa inaspettata anche per gli argentini”. Mi ha raccontato che sono usciti tutti fuori, i vicini e la gente erano tutti in strada, ed è stata una festa molto bella.”

E' vero che lei ha vissuto un'esperienza particolare in Vaticano?
“Sì, sono stata in Vaticano tre anni fa, in occasione della visita della presidente argentina Kirchner e della presidente cilena Bachelet, invitate dalla Santa Sede per rinnovare il trattato di pace tra i due Paesi che era stato favorito da Giovanni Paolo II. Sergio Dussin, che curava il pranzo in Vaticano per quell'importante occasione, aveva bisogno di una cameriera che parlasse spagnolo e mi ha chiesto se volevo farlo io. L'ho fatto molto volentieri, ed è stata una bella esperienza. In quella occasione mons. Sànchez, che è argentino, mi ha omaggiato di un crocifisso che era stato benedetto da Giovanni Paolo II. Ho portato quindi il crocifisso a Mendoza e l'ho consegnato a padre La Porta, parroco della chiesa del Barrio La Gloria, quartiere popolare della città dove la chiesa, e anche una mensa popolare per i bambini disagiati, sono state costruite dai fedeli. Il parroco mi ha detto: “In Vaticano qualcuno si ricorda di noi, è un evento molto importante”. E così ha organizzato una bella cerimonia alla messa della domenica mattina. Lì la messa non è come la pensiamo noi, ha una vera e propria funzione sociale. Il parroco parla della vita, del lavoro, della famiglia, delle persone. Se ascolti un prete come quello non servono gli psicologi, perché riesce a scuotere le persone con parole positive.”

Crede che il Papa argentino possa avere lo stesso spirito di quel parroco?
“Sì, e io credo che questo Papa sia molto carismatico. La prima parola che ha detto, “buonasera”, dimostra che è uno di noi. Poi ha chiesto a tutti di pregare per lui, è una cosa importante. Credo che andrà molto avanti e avrà molto consenso, anche nella comunità cattolica latino americana che è molto in crescita, anche tra i giovani. Credo che riuscirà a fare qualcosa a livello mondiale, ce n'è bisogno. Riuscirà a capire l'importanza della famiglia, è quello che serve in questo momento.”

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