Massimiliano Cavallo

Massimiliano Cavallo
Contributor
Bassanonet.it

Special Report

Attualità

Uniti per il Centro Studi: comitati dei genitori al lavoro su strategie e sicurezza

Denunce e video virali riaccendono l’attenzione tra le famiglie: «Qui passano ogni giorno oltre 5.000 studenti. Servono controlli costanti, più presenza sul territorio e un tavolo permanente tra scuole, istituzioni e genitori»

Pubblicato il 14 mar 2026
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Ogni giorno, nell’area del Centro Studi di Bassano del Grappa, transitano oltre 5.000 studenti, provenienti dalla città e dai comuni limitrofi.
Un flusso costante di ragazzi che vanno a scuola e costruiscono il proprio percorso tra istituti e fermate dei bus, in uno dei luoghi più vitali della città.
Negli ultimi tempi, però, questo cuore pulsante è tornato sotto i riflettori per motivi che difficilmente si vorrebbero leggere: episodi di violenza tra giovanissimi, tensioni che esplodono in pochi minuti, filmate e condivise sui social, amplificando la preoccupazione di famiglie e docenti. Il rischio è che certi episodi vengano percepiti come normali, mentre in realtà segnalano un terreno educativo e sociale che va custodito con attenzione.

La fermata degli autobus del "centro studi" dove qualche giorno fa è avvenuta la lite tra studenti. ( Foto Bassanonet.it )

Il timore condiviso da genitori e personale scolastico è che aggressioni e risse possano lentamente scivolare verso una pericolosa assuefazione: quando la violenza smette di stupire, il tessuto sociale e educativo inizia a perdere silenziosamente terreno.
Negli ultimi giorni alcuni episodi hanno trasformato spazi di passaggio quotidiano in scenari di cronaca, confermando un meccanismo quasi automatico che amplifica ogni episodio e aumenta la preoccupazione tra famiglie e studenti.

Per capire il clima tra le famiglie, abbiamo incontrato in redazione una delegazione dell’UCG – Unione Comitati Genitori di Bassano del Grappa: il presidente Valter Lovato e i presidenti dei comitati degli istituti: Denis Daltin (Remondini), Vanessa Banzato (Einaudi), Riccardo Vangelista (De Fabris), Francesco Perin (Jacopo da Ponte), Sonia Cuman (Parolini), Alessandra Farronato (Scotton) e Andrea Zen (ITIS).

«Il Centro Studi è uno dei principali punti di incontro dei giovani del territorio — spiega Valter Lovato —. Proprio per questo serve un lavoro condiviso tra scuole, istituzioni e famiglie. Non vogliamo polemiche, vogliamo soluzioni concrete». Lovato sottolinea l’urgenza di stabilire collaborazioni e protocolli di prevenzione, insieme a controlli più costanti.
«La grande maggioranza dei ragazzi che frequentano il Centro Studi sono giovani seri, che ogni giorno vanno a scuola per studiare e costruire il proprio percorso — sottolinea Denis Daltin, presidente del comitato genitori dell’Istituto Remondini —. Proprio per questo non possiamo permettere che pochi episodi, legati a un numero limitato di persone, finiscano per creare un clima di tensione o di insicurezza». Daltin evidenzia come tra le famiglie stia crescendo una preoccupazione che non va ignorata. «Il timore dei genitori è che situazioni di questo tipo possano far percepire l’area del Centro Studi come meno serena di quanto dovrebbe essere. Non vogliamo che la maggioranza dei ragazzi, che si comporta correttamente, si trovi a vivere con disagio o con paura momenti quotidiani come l’ingresso o l’uscita da scuola». Da qui la richiesta di un’attenzione maggiore sul territorio. «Come genitori siamo naturalmente preoccupati, ed è proprio per questo che chiediamo più presenza e più attenzione negli orari più delicati della giornata. Non si tratta di creare allarmismi, ma di garantire sicurezza e serenità a tutti: agli studenti prima di tutto, ma anche alle famiglie che ogni giorno affidano i propri figli alla scuola».

Vanessa Banzato invita a mantenere alta l’attenzione senza cedere né all’allarmismo né alla superficialità. «La serenità dei nostri figli deve restare la priorità — sottolinea la presidente del comitato genitori dell’Istituto Einaudi —. Non possiamo permetterci di considerare episodi di violenza come qualcosa di inevitabile o, peggio, di abituale. Allo stesso tempo è importante affrontare la situazione con equilibrio, senza creare allarmismi che rischierebbero di distorcere la realtà». Per Banzato la strada resta quella della collaborazione tra tutte le realtà educative del territorio. «Serve un’attenzione costante e soprattutto un dialogo continuo tra scuola, famiglie e istituzioni. Solo attraverso questa rete possiamo proteggere il valore educativo e formativo che il Centro Studi rappresenta per migliaia di studenti».

Per Riccardo Vangelista, la chiave è la prevenzione costante. «In questi giorni la presenza delle forze dell’ordine si è vista e questo è sicuramente un segnale positivo — osserva il presidente del comitato genitori De Fabris—. Quello che ci auguriamo è che questa attenzione non rimanga legata solo al momento, ma possa tradursi in una presenza più costante nel tempo». Il timore delle famiglie non è legato tanto ai singoli episodi, quanto alla possibilità che la situazione possa peggiorare se non affrontata con decisione. «Nessuno di noi vuole nemmeno immaginare che possano verificarsi fatti più gravi — prosegue — ma proprio per questo è importante ragionare in anticipo e non aspettare che le situazioni degenerino. L’obiettivo è semplice: garantire un clima di tranquillità per tutti». Una serenità che riguarda non solo gli studenti, ma l’intera comunità scolastica. «Per i ragazzi, per il personale scolastico e anche per noi genitori è fondamentale poter vivere con serenità momenti quotidiani come l’ingresso e l’uscita da scuola. Sapere che c’è attenzione e presenza sul territorio aiuta tutti a sentirsi più sicuri».

Francesco Perin, presidente del comitato genitori del Liceo Jacopo da Ponte, sottolinea un punto centrale: «Il nostro obiettivo è garantire che i ragazzi possano andare a scuola sereni, vivere l’ingresso e l’uscita in sicurezza, senza paura. Non possiamo accettare che la quotidianità diventi fonte di tensione o disagio. Per questo è fondamentale una maggiore vigilanza, una presenza costante delle forze dell’ordine e un coordinamento tra scuola, famiglie e territorioi»

Alessandra Farronato, vicepresidente del comitato genitori dell’Istituto Scotton, richiama invece una riflessione più ampia sul modo in cui i ragazzi oggi vivono e percepiscono i conflitti.
«Negli ultimi tempi molti genitori stanno vivendo con crescente preoccupazione l’escalation di risse e tensioni tra giovanissimi — spiega Farronato —. Il timore è che alcuni ragazzi finiscano per confondere la realtà della vita quotidiana con quella virtuale a cui sono abituati, dove ci si scontra, si cade e ci si rialza come se nulla fosse».
Una dinamica che, secondo la vicepresidente del comitato Scotton, rischia di far perdere di vista le conseguenze reali dei gesti. «Nella vita vera non è così. Un gesto di violenza può lasciare segni profondi, non solo fisici ma anche psicologici. A volte sembra che i ragazzi non si rendano pienamente conto delle conseguenze delle proprie azioni, né della preoccupazione che questi episodi generano nelle famiglie». Per questo, sottolinea Farronato, diventa fondamentale rafforzare il dialogo tra scuola, istituzioni e genitori.
«Molti genitori ci raccontano che negli ultimi tempi accompagnano i figli fin davanti alla scuola o cercano di monitorare la situazione all’uscita. Questo fa capire quanto il tema sia sentito. Le famiglie chiedono di poter partecipare ai tavoli di confronto, non per puntare il dito o creare polemiche, ma per collaborare e contribuire a costruire soluzioni condivise».

Andrea Zen, presidente del comitato dell’ITIS, evidenzia l’importanza di un approccio integrato per affrontare il disagio giovanile: «Serve costruire una rete solida tra scuole, famiglie e istituzioni. Solo così possiamo intercettare i segnali di difficoltà, prevenire episodi di violenza e aiutare i ragazzi a gestire le sfide quotidiane. Essere presenti significa vigilare, ma anche collaborare attivamente con tutti i soggetti coinvolti, per creare un ambiente in cui i giovani possano crescere sereni e responsabili».
Sonia Cuman, presidente del comitato genitori dell’Istituto Parolini, aggiunge: «Anche se nella nostra scuola non si sono verificati episodi diretti, sentiamo il dovere di esserci. La sicurezza dei nostri figli non riguarda solo la singola istituzione, ma tutto il territorio: ciò che accade in un punto può avere ripercussioni su tutti, perché i ragazzi condividono percorsi e spazi comuni. La protezione dei nostri figli è una responsabilità collettiva che richiede attenzione costante, oltre i confini della scuola».

Sul fronte dell'amministrazione comunale, la consapevolezza della gravità della situazione è massima.

Marina Bizzotto, assessore con deleghe alle Politiche Giovanili, all'Istruzione e alla Prevenzione del disagio, delinea un quadro che va ben oltre la semplice gestione dell'ordine pubblico, toccando le radici di un fenomeno che definisce nuovo e insidioso. «Gli episodi avvenuti al Centro Studi ci hanno colto di sorpresa per modalità e intensità — spiega l'assessore —. Il disagio giovanile oggi si manifesta con forme diverse rispetto al passato e richiede strumenti realmente innovativi. Abbiamo già attivato diversi progetti, ma la sfida più difficile è intercettare i ragazzi più fragili, quelli che spesso non partecipano alle iniziative tradizionali».
L'analisi di Bizzotto non si ferma alla superficie. Il confronto quotidiano con chi opera sul campo ha fatto emergere la necessità di una revisione profonda delle tattiche d'intervento. «Insieme agli altri assessori competenti, stiamo riflettendo su quali strategie e risorse mettere in campo. Avevamo pensato, tra le altre cose, a potenziare l’educazione stradale e civica, ma confrontandoci con gli educatori ci rendiamo conto che il tessuto sociale oggi è estremamente complicato. Gli stessi operatori sanno che bisogna cambiare approccio e trovare soluzioni nuove per riuscire davvero ad aiutare i giovani di oggi».
In questo scenario, la parola d'ordine è sinergia. «Solo una parte dei 5.000 studenti proviene da Bassano — ricorda Bizzotto —. Serve una collaborazione territoriale con i comuni limitrofi per proteggere i ragazzi e supportare le famiglie».

Il prossimo passo concreto è già in agenda: il 17 marzo il Sindaco convocherà un tavolo tecnico con dirigenti scolastici, genitori e Forze dell’Ordine. Sarà l'occasione per definire quel presidio costante chiesto a gran voce dalle famiglie e per strutturare un piano che possa prevenire e arginare gli episodi di violenza, garantendo serenità nei momenti più delicati della giornata scolastica.
Tutti sanno che il problema non ha un’unica soluzione: occorre una rete integrata, un impegno condiviso capace di intercettare i segnali prima che diventino emergenza. Resta, però, un interrogativo aperto: quanto terreno è stato ceduto finora? Quante tensioni si sono radicate silenziosamente nella quotidianità dei ragazzi mentre la comunità guardava altrove? Garantire uno spazio sicuro non è una concessione, ma il dovere minimo di una società adulta. Solo tornando a essere punti di riferimento credibili potremo far sì che il Centro Studi resti ciò che deve essere: un laboratorio di crescita e di vita, e non un luogo dove la serenità rischia di lasciare il passo all'incertezza.

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