Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 14-03-2011 19:57
in Attualità | Visto 2.248 volte
 

“Produrre salute è produrre sviluppo”

Insediato ufficialmente il “Comitato per la promozione della salute” dell’Ulss n.3. Sanità e società civile riunite in un unico organismo. Con la benedizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Saremo al vostro fianco”

“Produrre salute è produrre sviluppo”

L'incontro di insediamento del "Comitato per la promozione della salute" nell'aula magna dell'ospedale San Bassiano

Parola d’ordine: “investire in salute”. E’ la mission del “Comitato per la promozione della salute” dell’Ulss n.3, insediatosi ufficialmente oggi all’Ospedale San Bassiano.
Presieduto dal direttore generale dell’Ulss 3 Valerio Alberti, ne fanno parte rappresentanti dell’Azienda Ulss, dell’Ospedale e dei Servizi sanitari territoriali assieme ad esponenti della Conferenza dei Sindaci, delle scuole, delle associazioni di cittadini e delle categorie economiche.
Un mix di sanità e società civile che per la prima volta, nel nostro territorio, sarà chiamato a condividere la programmazione e la valutazione degli interventi per la promozione della salute -attività di prevenzione, stili di vita, educazione sanitaria e quant’altro - rivolti alla popolazione dei 28 Comuni del Bassanese e dell’Altopiano nel triennio 2011-2013.
E sarà lo stesso Comitato a individuare i settori, i problemi e le emergenze territoriali sui quali concentrare gli interventi programmati secondo “logiche di comunità”.
“Il Comitato - ha spiegato il direttore generale Valerio Alberti - è il frutto dell’idea molto ambiziosa di programmare e gestire la salute in modo coordinato. Il soggetto diventa la comunità nelle sue diverse componenti. Il salto che vorremmo fare è di trasformare una risposta saltuaria e settoriale in una risposta strutturata nei settori prioritari di intervento. Saranno per questo formati dei gruppi di lavoro specifici, multisettoriali, su temi specifici. Uni di questi temi, sul quale è già attiva la Conferenza dei Sindaci, è ad esempio l’abuso di alcol. Al Comitato sarà il compito di pensare una strategia complessiva su questo tema.”
“Il Comitato - ha proseguito il direttore generale - ha una composizione importante, che cerca di intercettare le grandi componenti della società. E’ un gruppo che definisce e valida le priorità, definendo le collaborazioni intersettoriali. Dopo questo insediamento ufficiale il prossimo incontro sarà proprio dedicato alla definizione delle prime priorità sulle quali intervenire”.
“Per noi - ha sottolineato il dr. Alberti - è il modo di interpretare il ruolo dell’Azienda Sanitaria. Noi ci consideriamo non solo un datore di servizi, ma anche un soggetto di trasformazione, promozione e coinvolgimento di altri settori della società che sappiano essere decisivi per la promozione della salute. E’ una sfida importante e complessa, lavorando su progetti e facendo diventare normale quello che normale non è. Sul territorio ci aiutano già importanti strumenti come i Piani di Zona e i Piani delle Attività Territoriali, ora si passa a un’attività di programmazione con la comunità.”
“Le categorie economiche del Bassanese - ha affermato Teresa Cadore, presidente mandamentale dell’Unione del Commercio, a nome di tutte le associazioni di categoria - sono attente e sensibili al benessere di tutti i propri collaboratori perché le risorse umane sono il valore più prezioso delle aziende”. “Forma fisica, alimentazione e salute - ha aggiunto - rientrano benissimo nel tema della sostenibilità che è un altro principio cardine del nostro operato.”
“Avere questa regia unica, un Comitato che fa da sensore e raccoglie buone prassi nel territorio -ha sottolineato, per la Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n.3, il sindaco di Nove Manuele Bozzetto - è fondamentale perché le complessità tematiche sulla salute rendono difficile fare sintesi.”
“I cittadini oggi sono più informati e più attenti agli stili di vita - ha puntualizzato Dario Petri, presidente del coordinamento delle associazioni di volontariato CAS.a -. La partecipazione è l’elemento strategico, questo è un cambiamento culturale notevole perché non siamo più dalla parte opposta della barricata sui problemi della salute.”
Tra i settori che richiedono maggiormente attenzione, in tema di prevenzione e educazione al benessere, c’è senza dubbio la scuola: come ha confermato l’interessante intervento di Rachele Curto - dirigente scolastica a Tezze sul Brenta e dirigente del Centro Territoriale dei Servizi Scolastici Bassano-Asiago - di cui ci occupiamo in un articolo a parte nel nostro canale “Salute”.
“Il Comitato dovrà darsi dei principi - ha dichiarato Erio Ziglio, direttore dell’Ufficio Europeo per gli investimenti per la salute e lo sviluppo dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) - e cioè avere un piano strategico come valore aggiunto allo sviluppo sociale ed economico.”
“Perché produrre salute è uguale a produrre sviluppo - ha affermato Ziglio, sorprendendo la platea -. Più salute vuol dire più istruzione, risparmio, disponibilità di forza lavoro e produttività lavorativa. A livello mondiale l’aumento di 1 anno di aspettativa di vita corrisponde a una crescita del 4% del Pil. Nei Paesi ad alto reddito, ridurre del 10% la mortalità dovuta a malattie cardiovascolari porterebbe alla crescita dell’1% del Pil. L’”inequità” della salute, che vuol dire una differenza di aspettativa di salute tra diversi gruppi sociali, è un grosso problema oggi in Europa.
Bisogna promuovere la salute anche in tutte le politiche a livello locale: urbanistica, casa, istruzione, lavoro. E soprattutto investire sugli “assets”, e cioè sulle risorse che già abbiamo e che funzionano bene, oltre a ridurre i bisogni per le cose che non funzionano.”
Intanto l’OMS guarda all’esperimento bassanese con estremo interesse. “L’Ufficio OMS - ha concluso Ziglio - è disponibile a sposare la vostra causa e seguire la vostra esperienza dandole visibilità a livello europeo.”
Una dichiarazione di intenti, accolta a braccia aperte dal direttore generale Alberti, che potrà mettere in rete l’attività del Comitato con alcune aree innovative europee (come ad esempio in Slovenia e in Scozia) dove analoghe forme di sinergia tra strutture sanitarie e cittadinanza attiva hanno prodotto lusinghieri risultati nella promozione della salute come fattore di sviluppo territoriale.