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La contea di Hazard
16 case da gioco e 53 locali pubblici con macchine new slot: a Bassano il gioco d'azzardo elettronico sta dilagando. A danno dei giocatori patologici e a rischio dei minori. Il gruppo Bassano ConGiunta presenta una mozione in consiglio comunale
Pubblicato il 23 set 2013
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La foto, scattata col telefonino dal consigliere comunale Antonio Guglielmini all'esterno della vetrina di un esercizio pubblico di Bassano, ritrae un bambino - opportunamente mascherato in volto con photoshop, e dell'età apparente di 9-10 anni - seduto a una macchina del videopoker.
L'immagine non specifica se il minorenne stesse effettivamente giocando al terminale elettronico, o se stesse solamente passando il tempo seduto a “guardare le figure”. Fatto sta che qualche adulto ha permesso al ragazzino di fare confidenza con l'apparecchio mangiasoldi, appariscente giocattolo vietato ai minori.
La foto viene resa pubblica nel corso della conferenza stampa che il gruppo consiliare Bassano ConGiunta convoca in municipio per illustrare la mozione - promossa dal gruppo consiliare medesimo - inserita all'ordine del giorno del prossimo consiglio comunale del 26 settembre e che chiederà al sindaco e alla giunta comunale di impegnarsi per “la prevenzione e il contrasto dei fenomeni patologici del gioco compulsivo e la tutela dei minori dai rischi sanitari derivanti dal gioco d'azzardo.”
Foto del consigliere comunale Antonio Guglielmini
E' il risultato di un lungo lavoro che il gruppo di maggioranza (lo consideriamo ancora tale) ha effettuato in questi mesi, col consigliere Guglielmini in primis, per monitorare l'effettiva situazione del gioco d'azzardo in città e per lanciare “non una battaglia contro il gioco in sé, ma un'azione di moralizzazione e di tutela dei cittadini su un fenomeno che va considerato coi suoi limiti e i suoi rischi”.
Una sirena di allarme economico e sociale, a Bassano come in tutta Italia.
Nel nostro Paese - come rileva la mozione stessa - l'industria del gioco d'azzardo, a seguito della liberalizzazione del governo nel 2011, ha raggiunto cifre iperboliche: 85 miliardi di fatturato annuo, di cui oltre la metà derivanti dal gioco elettronico (VLT- Video Lottery Terminal e Slot) e il resto dalle altre chimere dell'azzardo legalizzato, dal superenalotto ai gratta e vinci e via spendendo.
Numeri alla mano, stiamo parlando della 3° industria italiana, in grado di produrre il 4% del PIL nazionale e il 12% della spesa complessiva delle famiglie, con circa 15 milioni di giocatori abituali (più di un quarto dell'intera popolazione) di cui oltre 3 milioni a rischio patologico e circa 810.000 giocatori, in cura presso le strutture sanitarie, già patologici.
Per lo Stato, si tratta di un vero è proprio corno dell'abbondanza: con la tassazione sugli introiti dell'“industria della speranza” si producono 8 miliardi all'anno di imposte. La più grossa parte dei quali (5-6 miliardi all'anno) - per una “partita di giro” davvero ai limiti dell'assurdo - vengono tuttavia reimpiegati dallo Stato medesimo per curare le dipendenze da gioco patologico, che il Decreto Legge Balduzzi 158/2012 ha inserito nei LEA (livelli minimi di assistenza), permettendo le cure sanitarie gratuite a chi soffre di ludopatia.
Una sfrenata corsa all'oro - principalmente elettronico ma anche ad estrazione, oppure da scommettere o da grattare - a cui contribuisce ampiamente anche il Veneto. Nella nostra regione la spesa per il gioco d'azzardo è infatti cresciuta - dall'inizio della crisi nel 2008 - del 43,5%, con una spesa pro capite (neonati e ultracentenari compresi) calcolata oggi in ben 1.072 euro all'anno.
Un dato che fa del Veneto la quarta regione italiana per volumi di gioco, con 6 miliardi all'anno di raccolta complessiva. Inevitabile che l'incontrollato fenomeno allunghi i suoi tentacoli anche dalle nostre parti.
Bassano, città di slot
Dunque stiamo vivendo l'era del gioco elettronico e del “ritenta, sarai più fortunato”, e la nostra città non ne è esente.
Anzi, tenuto conto della popolazione e delle dimensioni del territorio comunale, la nostra - parafrasando la location di un telefilm di culto dei primi anni '80 - è una vera e propria contea di Hazard.
E' quanto emerge dai numeri resi noti dai consiglieri di Bassano ConGiunta, che per la prima volta hanno delineato e mappato - con tutti i nomi, gli indirizzi, le tipologie di esercizio e le superfici di concessione per le apparecchiature di gioco - lo status quo del gioco d'azzardo elettronico in città, sul riscontro dei dati dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato per l'anno 2013.
Nel Comune di Bassano del Grappa, innanzitutto, ci sono 16 case da gioco: esercizi dedicati in via esclusiva all'attività VLT/Slot (sale giochi, negozi di gioco, agenzie scommesse), con ingresso vietato ai minori e con capacità di gioco che oltre ai soldi in contanti prevede anche l'utilizzo della carta di credito.
Considerato il totale della superficie di concessione e il numero di apparecchiature di gioco concesse dalla legge - ovvero 1 apparecchio ogni 5 metri di superficie dedicata -, nelle 16 sale da gioco bassanesi risulta una capacità complessiva di oltre 400 Slot e VLT machines.
Un pianeta a se stante dell'azzardo legalizzato a cui si aggiungono i 53 esercizi pubblici a ingresso libero (bar e simili, rivendite tabacchi, ricevitorie eccetera) che a Bassano sono dotati di apparecchiature elettroniche new slot, utilizzabili solo con monete, per una potenzialità complessiva - calcolata sempre in base alla superficie totale di concessione e alla possibilità di legge di installare 1 apparecchio ogni 12,5 metri quadri di superficie - di oltre 300 impianti di gioco, per una media di 6 macchinette succhia denaro a locale.
Un settore in veloce espansione e in cui, veramente, non c'è più religione: perché nell'elenco degli esercizi pubblici di Bassano autorizzati all'utilizzo delle slot machines, ovvero dei cosiddetti “apparecchi di intrattenimento”, spicca anche il nome di un bar parrocchiale.
Davvero troppo per i consiglieri di Bassano ConGiunta, che nella mozione che sarà discussa e votata in consiglio comunale chiedono all'Amministrazione di “agire con propri interventi al fine di obbligare i gestori dei locali pubblici a delimitare gli spazi riservati alle apparecchiature di gioco, creando ambienti ad hoc, in modo da impedirne la vista agli avventori, soprattutto a tutela dei minori”.
Si chiede inoltre di “pubblicizzare sul sito web del Comune il comportamento virtuoso di quei gestori che decidessero di rimuovere gli apparecchi di gioco con vincite in denaro, o che decidano dichiaratamente di non installarli”. Con la contestuale istituzione “di un apposito Gruppo di Lavoro sul Gioco d'Azzardo, coinvolgendo anche gli altri Comuni all'interno della Conferenza dei Sindaci dell'Ulss n.3”.
Punto centrale del documento: la richiesta di adottare “un apposito regolamento, che disciplini l'ubicazione delle sale da gioco e la distanza da luoghi sensibili, che promuova iniziative di informazione e prevenzione di natura sanitaria e che preveda, monitorando la non conformità dei locali, anche delle sanzioni di entità adeguata e graduali, sino alla chiusura del locale qualora non venga rispettato quanto previsto, in particolare qualora nel locale venga rilevato un minore intento all'utilizzo attivo di apparecchi da gioco per la vincita in denaro.”
“Vogliamo tutelare la salute dei nostri figli e fare prevenzione - rimarca Antonio Guglielmini -, perché non diventino in futuro vittime del gioco patologico.”
“Su questo tema c'è già un percorso avviato con le scuole dall'assessorato alla Pubblica istruzione, con l'assessore Toniolo - aggiunge il capogruppo Stefano Giunta -. Promuoveremo inoltre un convegno a Bassano, prima di Natale, con autorevoli relatori sull'argomento.”
La contea di Hazard in riva al Brenta scoperchia la grande pentola del gioco sommerso. Un fatturato del gioco d'azzardo e dell'illusoria corsa all'oro in città che - moltiplicando l'attuale spesa annuale pro capite in Veneto per 43 mila abitanti - fa la bellezza di 46 milioni di euro made in Bassano. Che sulla pelle dei giocatori - compulsivi e non - alimentano le casse dei concessionari dei giochi, danno un reddito garantito ai gestori dei locali e infarciscono il gettito erariale dello Stato. E poi ci sorprendiamo ancora del perché continuino a martellarci la testa che c'è la crisi.
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