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Caso “Venzo”: si va verso il fallimento
Chiuso il 2 gennaio senza preavviso ai dipendenti: lo storico negozio di gastronomia di via Da Ponte al centro di una problematica vertenza sindacale. Orlando (Ugl): “Le lettere di licenziamento sono pronte, manca la firma del datore di lavoro”
Pubblicato il 10 gen 2012
Visto 12.988 volte
Finiti i botti di Capodanno, è diventato uno degli argomenti più “chiacchierati” in città.
E altrimenti non potrebbe essere: il negozio di gastronomia Venzo, presente a Bassano del Grappa dal 1914, è molto più di un semplice punto vendita di generi alimentari. Ubicato nella centralissima via Jacopo da Ponte, si può infatti ben dire che si tratta di una vera e propria istituzione: grazie alla qualità del servizio e dei prodotti in vendita riconosciuta da generazioni di bassanesi e particolarmente curata e sviluppata negli “anni d'oro” della gestione del compianto imprenditore Lino Santi.
Ma la notizia che riguarda la storica azienda commerciale bassanese, gestita dal 2005 da Giuseppe Dal Monte, è di tutt'altro genere. Dallo scorso lunedì 2 gennaio, infatti, il negozio è chiuso: ingresso sprangato, nessun avviso e tende abbassate sulle vetrine. Con il clamoroso particolare - confermato dai referenti locali dei sindacati Ugl e Cisl che stanno seguendo la vicenda - che la chiusura sarebbe stata effettuata all'insaputa dei 15 dipendenti, che tornando al lavoro lunedì 2 gennaio si sono trovati, senza preavviso, la porta sbarrata.
Porte chiuse e tende abbassate nello storico negozio di gastronomia Venzo di via Jacopo da Ponte a Bassano
“Tre dipendenti della gastronomia Venzo sono iscritti al mio sindacato - ci riferisce Gianni Orlando, segretario di zona di Ugl Bassano - e mi hanno riferito che il 2 gennaio, dopo aver trovato chiuso il negozio, hanno ricevuto un messaggino al cellulare da parte del titolare che diceva loro di non preoccuparsi e che attualmente sono in ferie.”
In realtà la società che gestiva il negozio era in difficoltà finanziaria e - come ci ha confermato direttamente la proprietà dell'immobile commerciale di via Jacopo da Ponte - da tempo aveva ricevuto lo sfratto per l'accumulo di morosità nel pagamento dell'affitto.
Orlando - congiuntamente al collega della Fisascat Cisl Paolo Marchetti, che segue gli altri 12 dipendenti - si è subito attivato presso le opportune sedi per tutelare i diritti dei lavoratori dell'azienda.
“Fino a ieri, confrontandomi anche con il commercialista della società - ci spiega il referente Ugl - erano aperte due soluzioni per l'esito della vertenza: il concordato o il fallimento. La formula del concordato prevede tra le altre cose che l'attività venga rilevata da un'altra azienda. In questo senso circolavano voci dell'interesse di una catena di distribuzione alimentare, tipo Famila o Billa, a rilevare il negozio per aprire un piccolo supermercato cittadino. Il concordato tuttavia innesca una serie di problematiche collegate ai debiti dell'azienda che ha chiuso, che la nuova società è chiamata a coprire in parte, e non comporta l'automatica ri-assunzione dei suoi dipendenti.”
“La novità di oggi - aggiunge Orlando - è che le lettere di licenziamento dei 15 dipendenti sono pronte, ma manca la firma del datore di lavoro che a tutt'oggi non si è presentato. C'è stata anche un'udienza in tribunale relativa al contenzioso per l'affitto dello stabile, ma anche lì i titolari non si sono presentati. E' inoltre emerso che il “buco” dell'azienda sarebbe consistente, tale da rendere la prospettiva del concordato impraticabile. Per cui noi aspettiamo fino a venerdì: se per quella data le lettere di licenziamento non saranno firmate, come sindacati ci recheremo al tribunale per richiedere l'autofallimento della società e garantire quindi, con tutte le tutele collegate, lo stato di disoccupazione dei dipendenti.”
Lo sviluppo della vertenza ci viene confermato anche da Paolo Marchetti della Cisl.
“Restiamo in attesa fino a questo fine settimana” - afferma il responsabile Fisascat.
Il punto interrogativo è quindi quello di vedere se il datore di lavoro, firmando le lettere di licenziamento, si accollerà l'impegno di liquidare le spettanze ai dipendenti: buste paga di dicembre, ferie residue, preavviso, Tfr. In caso contrario, scatterà la procedura fallimentare.
Una vicenda i cui reali contorni sono ancora da definire: secondo voci riportate da ambienti professionali cittadini, l'esposizione debitoria dell'azienda ammonterebbe infatti a non meno di 1 milione e 200mila euro.
Un altro punto di domanda riguarda il futuro dello storico negozio di gastronomia.
“Anche cinque anni fa il negozio Venzo fa rischiava di chiudere - ricorda Marchetti -. Speriamo, e siamo fiduciosi, che qualcuno che ha a cuore la nostra città porti avanti l'attività di questo che è un punto forte di Bassano.”
Un auspicio condiviso anche dalla proprietà dell'immobile, che ci dichiara “che farà di tutto perché questo punto di riferimento di Bassano venga rilevato da un'impresa che sia in grado di garantire la stessa identità e la stessa qualità che lo hanno sempre contraddistinto.”
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