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Di Comune accordo
L'autogol degli amministratori comunali di Bassano, usciti allo scoperto nella campagna elettorale per le politiche a dichiarato sostegno dei candidati del PD
Pubblicato il 08 mar 2018
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Avviso preliminare ai naviganti di centrodestra: se pensate che l'esito delle urne del 4 marzo possa rappresentare l'anticipo del risultato delle elezioni amministrative di primavera 2019 a Bassano del Grappa, vi illudete di grosso. Il voto comunale, rispetto a quello politico, risponde a logiche completamente diverse ed è peraltro regolato da un sistema elettorale differente. L'ho già scritto in altre occasioni: in un contesto come quello dell'espressione del consenso per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale le argomentazioni civiche hanno nettamente la prevalenza sulle posizioni ideologiche e prima ancora che al simbolo si guarda alla persona che le rappresenta.
La qual cosa giustifica le evidenti e attestate discrepanze nella risposta del popolo a seconda che si voti per il parlamento oppure per il municipio: come a Bassano è accaduto per esempio alla Lega Nord (all'epoca si chiamava così), sempre in grande spolvero alle politiche e alle europee e quindi relegata al ruolo di comprimaria, tra i banchi di minoranza, dalle elezioni comunali.
In più, si vota in città fra un anno abbondante e nel frattempo accadranno tante cose a livello politico (nazionale) e amministrativo (locale) in grado di influenzare in questa o in quell'altra direzione i sentimenti dell'elettorato mobile. Tenendo anche conto che noi italiani siamo notoriamente un popolo dalla memoria corta, anzi cortissima.
Il sindaco Riccardo Poletto, assieme ad altri volti noti, all'incontro di chiusura della campagna elettorale di Rosanna Filippin e Giorgio Santini
Insomma: interpretare la débâcle nazionale del Partito Democratico come un precoce de profundis per l'Amministrazione Poletto, in cui il PD svolge un ruolo predominante, e per le sue eventuali aspirazioni elettorali per l'anno prossimo è quanto meno azzardato. Anche perché nel nostro Paese il confine tra la sconfitta disonorevole trasformata in parziale affermazione e la vittoria di Pirro è molto labile e proprio il partito del dimissionario Renzi, per quanto bastonato dalle urne, potrebbe paradossalmente fare da stampella a una maggioranza di governo sia col centrodestra che con Di Maio.
That's Italia.
Tuttavia è innegabile che il consenso ai minimi storici registrato dal simbolo Dem non possa non spingere i suoi esponenti locali, e ancor di più i suoi amministratori pubblici, a interrogarsi sull'attuale tenuta dell'elettorato di riferimento.
Il 4 marzo il PD a Bassano nel Grappa, nel voto per la Camera che comprendeva anche gli elettori dai 18 ai 24 anni, è stato votato da 4.498 persone su 25.730 votanti.
Meno del 20%: per la precisione il 18,87%. La Lega ha registrato invece il 31,06% e il Movimento 5 Stelle il 22,09%. Il PD locale si può in parte consolare col fatto che Forza Italia a Bassano e sempre alla Camera (al Senato gli esiti sono sostanzialmente uguali) ha fatto ancora peggio: neanche 3000 voti e 12,38 di percentuale. Ma il partito di Berlusconi - il secondo grande sconfitto delle elezioni politiche - può nascondersi dietro il comodo paravento della coalizione trascinata dalla Lega e cantare, anche se con un flebile filo di voce, comunque vittoria.
Per il Partito Democratico i casi, come spesso accade, sono due: o il responso del 4 marzo rappresenta una batosta epocale ma momentanea da cui la prossima dirigenza saprà risollevarsi oppure è il segnale di inizio di un cronico declino nel consenso e nel sentiment della Nazione. E allora sì che, in questo secondo caso, le tendenze generali della politica potrebbero influire sul voto amministrativo del 2019 a Bassano.
Anche perché i membri più in vista dell'attuale Amministrazione comunale, riguardo alla campagna elettorale 2018, non potranno dire “Noi non c'eravamo”.
C'erano eccome, nello spogliarsi dalla loro veste amministrativa per dichiarare apertamente il loro sostegno politico ai candidati territoriali del PD.
A cominciare dal vicesindaco Roberto Campagnolo, intervenuto per esprimere il suo personale endorsement alla conferenza stampa di inizio campagna elettorale di Rosanna Filippin e Giorgio Santini. Per proseguire con l'assessore Giovanni Cunico, renziano della prima ora, convinto ed entusiastico testimonial dell'incontro elettorale dei candidati Rosanna Filippin e Filippo Crimì sulle politiche per la cultura.
Per terminare con il sindaco Riccardo Poletto, che la tessera del PD invece non ce l'ha ma che ha dismesso per un pomeriggio il ruolo di rappresentante della cittadinanza intera per dichiarare il suo pieno appoggio a Rosanna Filippin e a Giorgio Santini alla piovosa festa di fine campagna elettorale in piazza a Bassano. È la politica di parte che entra palesemente e a gamba tesa nelle dinamiche della rappresentanza civica e sono cose che nel pieno corso di un mandato comunale disturbano. Anche se, in maniera indiscutibile, sono rimaste senza effetto. Di Comune accordo, ma prive di efficacia.
Abbiamo visto quanto la pubblica esposizione di Poletto & C. a sostegno in particolare dei due senatori uscenti del Partito Democratico abbia giovato al risultato finale espresso dalle urne nel nostro collegio. Fossi un amministratore comunale bassanese del PD, terrei in questo momento un bassissimo profilo - sia pubblico che social - per tentare di metabolizzare, alla luce dell'esito del voto, la brutta figura.
Il tempo poi come sempre rimarginerà le ferite e chi aspira a sinistra a riconquistare la guida del Comune potrà riproporsi agli elettori come se nulla fosse accaduto, puntando sui contenuti del voto civico e sperando sempre nella corta memoria del popolo.
Per il momento siamo a commentare il risultato finale sul tabellone di domenica 4 marzo: sindaco e assessori hanno pensato di andare all'attacco per far vincere la partita alla loro squadra politica, ma hanno fatto autogol.
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