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Il cuore del capitano
Il capitano dell'Inter Javier Zanetti ospite di una serata di beneficenza a Fontaniva a favore della sua Fondazione P.U.P.I. che sostiene i bambini in difficoltà in Argentina. “L'obiettivo è che questi ragazzi diventino persone per bene”
Pubblicato il 08 mar 2011
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Il cuore del capitano non delude mai. Javier Zanetti, bandiera dell'Inter campione d'Europa e del mondo, 737 presenze in maglia nerazzurra, tra una partita e un allenamento ad Appiano Gentile trova anche il tempo e l'energia per realizzare progetti e iniziative a favore dei bambini meno fortunati.
Lo fa, da dieci anni a questa parte, con la Fondazione P.U.P.I.: un’organizzazione no profit - fondata da Zanetti assieme alla moglie Paula - che si occupa di bambini e adolescenti socialmente penalizzati e diversamente abili, che vivono in una zona molto povera dell’Argentina. Un nome, P.U.P.I., che deriva dal soprannome calcistico del capitano nerazzurro - appunto “el Pupi” - ma che è anche un acronimo dello slogan “por un piberío integrada”, e cioè “per un'infanzia integrata”.
I nobili obiettivi della Fondazione sono stati presi a cuore dalla sempre attivissima Franca Lovisetto, dell'agenzia E-vent di Fontaniva, nonché volontaria della sezione di Padova dell'AIL, Associazione Italiana contro le Leucemie, che ha chiamato a raccolta imprenditori e benefattori della zona per un'azione di raccolta fondi a favore dell'associazione del campione argentino.
Il capitano dell'Inter Javier Zanetti all'incontro-stampa al Centro Sportivo "Al Sole" di Fontaniva (foto Alessandro Tich)
Proposito che si è concretizzato con un incontro e una cena di beneficenza che ieri sera - al Centro Sportivo “Al Sole” di Fontaniva - ha visto la partecipazione, per la prima volta in Veneto nella sua veste di promotore umanitario, dello stesso capitano dell'Inter.
Accompagnato nell'occasione dalla consorte, Zanetti ha dato sfoggio della sua proverbiale disponibilità: partecipando a una affollata conferenza stampa, concedendo interviste alle televisioni, firmando innumerevoli autografi su qualsiasi superficie utile (magliette, palloni, foto, quaderni, pass) e facendosi fotografare - uno alla volta - con ciascuno dei circa duecento partecipanti alla serata, tra cui alcuni "noti" interisti del Bassanese.
A farsi una foto col grande calciatore anche i carabinieri in servizio d'ordine e il sindaco di Fontaniva Marcello Mezzasalma, che - per la cronaca - è juventino. Ennesima riprova di come Zanetti sia uno dei pochi campioni del calcio che riescano a farsi apprezzare anche da chi, allo stadio o davanti alla televisione, sventola altre bandiere.
“Sono orgoglioso della foto assieme a Zanetti - ci dice il sindaco di Fontaniva -. Al di là della fede calcistica, sono rimasto colpito dall'uomo-Zanetti. Mi ha entusiasmato la pulizia morale di questo ragazzo che ha avuto fortuna nella vita ma che vuole impegnarsi per gli altri.”
A fare gli onori di casa, oltre a Franca Lovisetto, il presidente del centro sportivo “Al Sole” Rodolfo Franceschetto. Che ha consegnato all'illustre ospite un assegno di 10mila euro - frutto della raccolta benefica della cena ad invito e della vendita di alcune magliette firmate dal campione - destinato ai progetti e all'attività della Fondazione P.U.P.I.
Nel corso della conferenza stampa, introdotta dall'inno dell'Inter e moderata da Nicola Argesi, Javier Zanetti ha avuto modo di sottolineare le motivazioni del suo impegno sociale.
“Ho creato con mia moglie questa Fondazione dieci anni fa - ha spiegato il capitano - per aiutare la nostra Argentina, e per dare un futuro migliore ai nostri bambini. La sensibilità e l'accoglienza della gente per questo progetto, che siamo orgogliosi di portare avanti, è molto importante. Il nostro Paese ha avuto tanti momenti di difficoltà, ma noi siamo stati sempre qui, mettendoci la faccia, per dare una mano. Il futuro dell'Argentina, in piccola parte, dipende anche da questo. Vorrei che l'Argentina tornasse il Paese che era tanti anni fa.”
“Nel 2001 - ha ancora detto - l'Argentina stava vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia. Il nostro è un popolo e un Paese che vive di speranze. Io e mia moglie siamo genitori di due bambini piccoli, e siamo molto sensibili al futuro dei loro coetanei.”
“Con la nostra Fondazione siamo partiti con 39 bambini - ha proseguito -. Oggi ne aiutiamo più di mille, con le loro famiglie. L'obiettivo è che questi ragazzi, in situazione di difficoltà, diventino delle persone per bene. Se in futuro qualcuno di loro potrà diventare un campione, come me, sarò l'uomo più felice. Ma non è questo l'obiettivo più importante.”
Chiediamo al capitano, per Bassanonet, se un'iniziativa come questa possa elevare l'immagine del calcio, troppo spesso avvelenata dalle polemiche su ciò che accade negli stadi.
“C'è anche un calcio con un'immagine positiva - ci risponde Zanetti - che dopo la partita non entra nelle polemiche, mentre c'è gente che approfitta di questo. Ci sono tanti miei colleghi che fanno cose per bene, bisogna seguire questa strada.”
Immancabile, da parte dei cronisti, una domanda sull'inchino reciproco col compagno di squadra giapponese Nagatomo dopo l'ultimo gol nerazzurro del 5-2 col Genoa: immagine che ha fatto il giro del mondo.
“Nel 2002 - risponde Javier - ho partecipato al Mondiale in Giappone e ho apprezzato molto il rispetto di quel Paese. Nagatomo è un bravo ragazzo, che si è ambientato subito nella famiglia Inter. Quell'esultanza non è stata preparata, ma tutte le mattine ad Appiano ci salutiamo in questa maniera.”
E intanto la disponibilità del capitano nerazzurro apre nuove strade di solidarietà.
Durante la serata - che raccontiamo anche con la nostra photogallery - è stato infatti siglato l'inizio di una collaborazione tra il campione argentino e l'AIL di Padova, per future organizzazioni di eventi e iniziative a favore dei bambini più bisognosi.
“Ci piace poter aiutare altre associazioni - ha commentato Zanetti -. E' importante poter contribuire al futuro anche di questi bambini.”
Il cuore del capitano è tutto qui. “Ogni volta che torno in Argentina - ha dichiarato ai presenti - vado a trovare i ragazzi che seguiamo, e li vedo sorridere. E' questa la cosa più importante”.
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