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Redazione
Bassanonet.it
Un velo di sacrificio
La parrocchia di S. Maria in Colle annuncia la partenza dei lavori di restauro sulla facciata della Chiesa di San Giovanni. Con 150mila euro ancora da reperire. E sulla presunta “vendita” della sala Da Ponte...
Pubblicato il 08-03-2013
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Si chiama, tecnicamente, “velo di sacrificio”: si tratta di una pellicola, di materiale sintetico oppure chimico, che viene stesa come rifinitura finale per rendere idrorepellenti - e cioè resistenti all'azione delle intemperie e dell'umidità - gli elementi architettonici sottoposti a restauro.
Sarà l'intervento conclusivo dei lavori di restauro della facciata di piazza Libertà della Chiesa di San Giovanni, ed ha un nome quasi simbolico: perché in quanto a sacrificio, sotto il profilo delle risorse del bilancio parrocchiale, non c'è proprio da scherzare.
La notizia di oggi - ufficializzata dal Comitato cittadino per il restauro della Chiesa di San Giovanni e dal parroco di S. Maria in Colle, e arciprete abate di Bassano del Grappa, mons. Renato Tomasi - è che il cantiere sul sacro edificio nel cuore della città sta finalmente per partire: fra due settimane, con l'allestimento delle impalcature, sarà dato il semaforo verde ai lavori che per circa nove mesi cureranno il consolidamento delle strutture esterne del lato nord del tempio e la loro ripulitura a scopo conservativo.
Particolare della facciata di San Giovanni (foto Alessandro Tich)
L'intervento di restauro è stato affidato alla ditta Restoring Art di Rossano Veneto, risultata vincitrice - per la migliore proposta tecnico-economica - della gara di appalto, indetta dalla parrocchia e gestita dal Comitato cittadino, alla quale hanno partecipato 13 ditte del settore.
Il costo complessivo presunto dei lavori ammonta a 356mila euro: di cui 236mila per le opere a base di appalto, Iva esclusa e 120mila “per Iva, imprevisti, analisi e saggi, prima messa in sicurezza, spese tecniche ed accessorie”. Attualmente, nelle casse parrocchiali, sono disponibili allo scopo 210mila euro, provenienti da un finanziamento del 44% (160mila euro) della Fondazione Cariverona e da un contributo di 50mila euro del Comune di Bassano.
Mancano quindi ancora all'appello, per raggiungere la copertura totale del quadro economico, più di 150mila euro.
“Le restanti somme sono ancora da reperire - conferma l'ing. Stefano Ceccato, coordinatore del Comitato cittadino -. Il Comitato, in questi mesi e nei prossimi, promuoverà iniziative per sensibilizzare i cittadini e le forze economiche e per la ricerca di sponsorizzazioni.”
Intanto c'è da pensare all'allestimento del cantiere e ai vari step dell'intervento sulla facciata: dalla mappatura di tutte le superfici, e dalle analisi chimiche dei materiali, fino ai trattamenti sugli intonaci e al consolidamento statico delle statue e delle parti sporgenti a cui farà seguito, appunto, il velo di sacrificio conclusivo “per mantenere l'opera intatta più a lungo”.
Project manager dell'intervento di restauro sarà lo stesso ing. Ceccato, che coordinerà il progettista e direttore dei lavori ing. arch. Fabio Zecchin e il coordinatore della sicurezza geom. Lorenzo Bordignon.
“Lo scopo dell'intervento - sottolinea mons. Tomasi - è quello di avere la facciata in sicurezza e ripulita. In questa storia la parrocchia, tramite il Comitato, ha agito con tutta la trasparenza e correttezza possibile.”
A lavori conclusi il tempio - anche se non più adibito alle funzioni religiose - sarà riaperto alla frequentazione dei bassanesi, che a San Giovanni sono affezionati e per il quali la chiesa, come osservano i promotori del restauro, “rappresenta un bene comune”.
Il restauro della facciata è un passo importante per la restituzione dell'edificio di culto alla comunità, anche se non ne risolve tutti i problemi: permangono infatti, all'interno, le conseguenze dell'usura del tempo e dello stress provocato alle strutture da un altro cantiere edile allestito in passato, sul lato sud, a pochi metri di distanza. Due crepe, sotto controllo, sui due muri “brevi” della chiesa e il grande tasso di umidità risalente, per mancanza di un sistema di deflusso delle acque, e di umidità di condensa rendono l'interno di San Giovanni un malato da curare. Ma le medicine per curarlo, con la stretta finanziaria nel Paese, resteranno in farmacia.
“Il restauro interno è enorme e costosissimo - rileva il parroco -. Il costo del restauro completo della chiesa, compresa la facciata, è di 1 milione e 600mila euro. Avevamo chiesto in passato un finanziamento statale, a cui pensiamo di dire addio.”
A proposito della “vendita” della sala Da Ponte
Anche per la parrocchia di S. Maria in Colle, con il cantiere di San Giovanni che incombe, è quindi tempo di spending review.
E l'arciprete abate coglie l'occasione dell'incontro coi giornalisti per smentire, e circostanziare, il titolo di un articolo uscito in questo giorno sulla stampa locale: “La parrocchia mette in vendita la sala Da Ponte”.
Il pensiero del parroco è contenuto nel messaggio che sarà pubblicato nel bollettino parrocchiale di domenica prossima, e che leggiamo in anteprima: “Chi ha letto l'articolo sa che questo titolo è privo di fondamento, perché la notizia non è contenuta nel testo. L'intervista infatti rifletteva in modo articolato sulla difficoltà, non più sostenibile, di gestire le molte strutture della parrocchia di S. Maria in Colle (prima fra tutte il Centro Giovanile, con la sua enorme complessità); e, come accade in qualunque famiglia di fronte alla diminuzione delle risorse e all'aumento dei costi, sulla necessità conseguente di verificare quello che è necessario e va conservato, e quello che non è necessario ed esige la ricerca di soluzioni alternative.” “Coloro che lamentano la presunta intenzione della parrocchia di disperdere il patrimonio costruito nel tempo - ammonisce ancora il testo del foglio parrocchiale -, faranno bene a chiedersi cosa stanno facendo per aiutare la vita della comunità, in una situazione pesante che impone priorità diverse, come quella del sostegno ai poveri. Il bilancio parrocchiale che si va definendo in questi giorni, parlerà chiaro a chi è veramente interessato alla vita comunitaria.”
“Quello della vendita della sala Da Ponte è un falso messaggio - ribadisce don Tomasi in conferenza stampa -. A chi vendi una cosa del genere? L'ipotesi, che non ha sbocco, fa parte di una riflessione più ampia sul fatto che la parrocchia non ce la fa più a reggere tutte le strutture che ha, e deve affrontare la digitalizzazione delle sale e l'adeguamento del parcheggio con risorse sempre più ridotte. Sono tante le piste aperte, all'interno di una ricerca complessiva col Consiglio parrocchiale per gli Affari Economici.”
Compresa la questione cruciale del futuro del Centro Giovanile: “Abbiamo 37mila metri quadrati di impianti - conclude l'arciprete abate di Bassano -. Alla parrocchia, per le sue attività, ne basterebbero un quinto. Ma il Centro Giovanile risponde a tante esigenze della nostra comunità. Se chiude, queste esigenze se le deve poi prendere in carico la città.”
E' un segno dei tempi che stiamo vivendo: il velo di sacrificio riguarda tutti, e non solo San Giovanni.
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