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Roulette Russa
Come vive chi frequenta la cultura russa il sempre più diffuso sentimento anti-Russia conseguente ai fatti bellici di questi giorni? Lo chiediamo al dottor Alberto Zisa, traduttore dalla lingua russa
Pubblicato il 08 mar 2022
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Mannaggia la Matrioska. La Russia è stata sanzionata per la guerra dichiarata all’Ucraina a causa di quel Putin additato dall’occidente come irresponsabile responsabile del Putinferio, l’aggettivo nucleare è tornato di prepotenza nel nostro vocabolario quotidiano, ogni cosa collegata alla Russia - compresi i campi della cultura e dell’arte - viene bandita a prescindere, nei giorni scorsi sono divampate le polemiche sulla decisione (poi rientrata) dell’Università Bicocca di Milano di annullare un corso su Dostoevskij e l’altro giorno Sting si è rimesso a cantare “Russians”.
Fantastico. Per chi come me ha vissuto l’epoca della Guerra Fredda, con l’Europa divisa in due blocchi contrapposti, si tratta di un inquietante Ritorno al Futuro.
Ci troviamo nostro malgrado a giocare alla roulette russa: solo che al posto della pistola rischiamo di trovarci puntato alla tempia, se la situazione internazionale degenerasse come nessuno si auspica, qualche missile teleguidato. Lascio ai cremlinologi, ai commentatori in Tv e all’automoltiplicante popolo dei nuovi super esperti di geopolitica nei social il compito di analizzare cause, svolgimento e possibili conseguenze di questa situazione che ci pende sulla testa.
Foto Alessandro Tich
L’unica cosa che posso rilevare, come percezione personale e con il solito senno di poi, è che in occidente per molti e anzi troppi anni abbiamo snobbato l’Orso Russo pensando che stesse perennemente in letargo. Nonostante la misconosciuta guerra nel Donbass, eccetera eccetera.
In questa sede non è il caso tuttavia di addentrarsi nelle questioni di politica internazionale che - essendo Bassanonet un portale giornalistico di informazione locale - sono più grandi di noi. Sono però questioni che influiscono direttamente sulla nostra economia locale e non solo.
Delle conseguenze per le imprese del nostro territorio del conflitto Russia-Ucraina e delle correlate sanzioni a Mosca si occupano gli articoli del nostro canale “Economia” curato da Luigi Marcadella. Sull’emergenza sociale e umanitaria in corso, con il continuo flusso di profughi dall’Ucraina che arrivano anche nel Bassanese, sono sempre sintonizzate le antenne del nostro canale “News” di attualità e di cronaca. C’è però anche il rovescio della medaglia: quello di un sentimento anti-russo sempre più diffuso che, nel porre sullo stesso piano il popolo della Russia con il potere oligarchico che dispoticamente lo governa, inquina alla fonte una corretta lettura di questo momento storico.
Come vive questa fase di oscurantismo nei confronti della Russia tout court chi può vantare una frequentazione della cultura russa e nella fattispecie della letteratura?
Voglio chiederlo al dottor Alberto Zisa.
Il dottor Zisa, persona stimata e assai conosciuta nel nostro territorio, ha svolto per tanti anni la professione di medico e chirurgo. È tuttora molto attivo in campo culturale, nella sua veste di presidente dell’associazione Amici della Musica “Giorgio Vianello” di Bassano. Non è un politologo e non è un russologo. È semplicemente - e scusate se è poco - un traduttore dalla lingua russa. La passione per le lingue l’ha coltivata sin da bambino, si è accostato da giovane alla letteratura russa leggendo i libri della BUR (Biblioteca Universale Rizzoli) e il russo lo ha appreso negli anni nel tempo libero come autodidatta.
Proprio lo scorso 18 febbraio, sei giorni prima dell’attacco russo all’Ucraina e quando sui giornali e in Tv si parlava ancora del Covid, ha presentato pubblicamente alla Libreria di Palazzo Roberti a Bassano la sua ultima e importante fatica da traduttore, come puntualmente riportato dagli articoli di Laura Vicenzi nel canale “Cultura” di Bassanonet. Si tratta dell’edizione in italiano, pubblicata per i tipi di EEE-Edizioni Tripla, de La nemesi - Ipoteca sull’immortalità, romanzo autobiografico di Dmitri Aleksandrovič Bystrolëtov-Tolstoj, ufficiale dei servizi segreti ai tempi dell’Urss e finito per vent’anni in prigione come vittima delle purghe staliniane, per un sofferto rapporto la stessa “Madre-Patria” Russia, allora Unione Sovietica, che letto con gli occhi di oggi assume un’attualità prorompente. Particolare che non sfugge all’umile cronista: Bystrolëtov-Tolstoj, il protagonista della vicenda, era nato nel 1901 in Crimea. Guarda caso, la regione ucraina autoproclamatasi indipendente e annessa alla Russia nel 2014 e tuttora al centro di una contesa territoriale tra Kiev e Mosca che ne chiede il riconoscimento, come da condizione posta dalla Russia all’Ucraina ai colloqui di questi giorni tra le due delegazioni.
Dottor Zisa, lei intanto come cittadino, sensibile anche alla cultura russa, come sta vivendo queste giornate, con queste notizie?
Molto sgradevolmente. Sono notizie che ci lasciano tutti sbigottiti, credo, per quello che succede. Nessuno si sarebbe aspettato un attacco del genere.
C’è un pensiero anti-russo che si sta diffondendo anche in Italia. Ha anche lei questa sensazione?
La mia sensazione, semmai, è riandare con la memoria dopo la caduta dell’Unione Sovietica e i rivolgimenti che ci sono stati. Da un po’ di tempo mi domando se a quel tempo, visto che l’Urss e il comunismo si stavano disfacendo e l’Unione Sovietica diventava un altro Paese, non era meglio stimolare i governanti dell’Unione Sovietica che più non era comunista, invece di gioire a ogni distacco di repubbliche dall’Unione. Mi chiedo perché non si siano intavolate trattative con governanti come Eltsin per attirare quell’area, quella che era ancora un’Unione, nell’ambito europeo. A quei tempi non c’era nessuno dei nostri politici che pensava al fatto che l’Unione Sovietica non era più tale e poteva anche esserci utile. Se oggi c’è un sentimento anti-russo, mi dispiace che i governanti russi lo abbiamo creato. Mi dispiace che i nostri governanti abbiano anche loro contribuito a crearlo, gioendo ogni volta che una repubblica costituente l’Unione Sovietica se ne andava.
Il libro che ha tradotto è collegato anche alla Crimea. È una combinazione, perché la Crimea è diventata parte delle notizie di oggi…
È puramente casuale. Sono andato da quelle parti, vicino alla Crimea, nel 2012, per una settimana. Ero stato ospite da un signore che è diventato un mio amico dopo essermi messo in contatto con lui. Lui mi ha seguito nella traduzione del libro, mi spiegava le cose e i fatti storici, quello che era successo. E man mano che andavo avanti con la traduzione, se avevo un dubbio io glielo scrivevo e lui mi rispondeva e mi chiariva tutte le situazioni: la situazione storica, i personaggi che si incontravano. Mi ha aiutato per tradurre.
Cosa pensa del recente caso-Dostoevskij che successo a Milano e ne hanno parlato tutti?
Mi pare una stupidaggine. Non vedo perché prendersela con il povero Dostoevskij che non c’entra niente, non fa parte della nostra epoca. Non mi pare giusto andarsela a prendere con i personaggi storici.
Il libro da lei tradotto ha qualcosa che può essere collegato all’attualità di questi giorni?
No, non direttamente. Questo libro è fatto di dieci libri, che sono la vita e la narrazione delle persone che ha conosciuto un individuo che faceva la spia per l’Unione Sovietica. In dieci libri lui parla della sua vita nei lager, delle persone conosciute nei lager, è un libro ricchissimo di personaggi. C’è anche un undicesimo libro, che è quello conclusivo dove lui parla della sua liberazione. Questo ultimo libro è il più lungo ed è anche il più interessante per quel che riguarda la società e la vita in Russia dell’epoca del dopo Stalin. Mette in luce anche gli errori di Stalin, come ad esempio i suoi accordi con Hitler e si domanda perché non abbia pensato a difendersi un paio d’anni prima che scoppiasse la guerra. Perché aveva allentato le difese ai confini. Lui tira fuori questa questione, perché aveva viaggiato molto e lavorato prevalentemente all’estero, facendo la spia. L’ultimo libro è anche quello dove si vede anche la capacità dell’autore di prevedere il futuro. Lo ha scritto nel ’56, un anno prima di morire, e qui lui prevede la dissoluzione dell’Urss. C’è la previsione che se si continua su quel tipo di politica di voler tenere insieme con la forza si esaspererà così tanto i vari popoli, che sono popoli diversi, che prima o poi questo porterà al disfacimento.
Morale della favola: cercasi un nuovo Dmitri Aleksandrovič Bystrolëtov-Tolstoj, autore capace di prevedere il futuro, per pronosticare come andrà a finire questa volta.
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