Industria

"Lavoro versus Speculazione"

Il Nobel per l'Economia assegnato a tre studiosi del mercato del lavoro. L'assessore regionale Ciambetti: “E' un segnale importante”

Pubblicato il 12 ott 2010
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Si chiamano Peter Diamond, Dale Mortensen e Christopher Pissarides. I primi due sono statunitensi, il terzo è anglo-cipriota. Sono in vincitori del Premio Nobel 2010 per l'Economia.
Il prestigioso riconoscimento ai tre economisti è stato motivato dai loro studi sul mercato del lavoro e sui rapporti tra politica economica e disoccupazione.
E' lo spunto di un intervento di Roberto Ciambetti - assessore leghista della Regione Veneto tra le cui deleghe figurano il Bilancio e controllo finanziario, le Finanze e tributi e i Rapporti con il credito - che ha tramesso in redazione il seguente comunicato, che pubblichiamo integralmente:

L'assessore regionale Roberto Ciambetti


“Economia reale, fabbriche, industria, operai: questo è il significato reale, immediatamente colto dagli analisti, del Nobel per l’Economia attribuito a Diamond, Mortense e Pissarides.
E’ un segnale importante, perché invita governati, studiosi e specialisti a concentrarsi sui problemi del mondo del lavoro dopo anni dedicati in prevalenza a banche e finanza.
E’ una svolta, una svolta importante per tutte le regioni produttive segnate dagli insediamenti industriali e dal mondo del lavoro che ruota attorno alla fabbrica e alla produzione. Lavoro versus speculazione, verrebbe fatto di dire, con l’obiettivo di superare quello che è un dato irrisolto della ripresa-post crisi, cioè il calo occupazionale.
Come ammonisce Tremonti, la speculazione non demorde ed è pronta a colpire; il fatto che gli high yield bond, le obbligazione ad altissimo rendimento, abbiano conosciuto una crescita incredibile negli ultimi mesi allarma almeno i più cauti: il confine tra un high yield bond e gli junk bond può essere più labile di quanto non si creda. C’è ancora una massa incredibile di prodotti finanziari e prodotti finanziari soggetti a fluttuazione di valore indipendenti da elementi reali e svincolati da ogni considerazione di impatto sociale o ambientale.
Insomma, l’emergenza spazzatura non è di certo superata e non possiamo permettere che questa emergenza releghi il nodo occupazionale in secondo piano o che travolga per la seconda volta l’economia reale. Ma sia chiaro: non c’è solo la speculazione dei pirati in Borsa; c’è anche la speculazione di una politica che non vuole capire che è finita l’era del contributo facile, dell’assistenzialismo, del privilegi. Certi privilegi sono tossici per la società, soprattutto quando esiste l’emergenza occupazionale.
Senza lavoro non si può sviluppare la spirale virtuosa quanto concreta tra reddito, consumi, risparmi. Ed è in questo scenario che va posta anche la questione della guerra dei cambi, con l’Euro che sta diventando sempre più un vaso di coccio tra vasi di ferro, rivalutato com’è e compresso tra Dollaro Usa e Renminbi, Yen e Franco Svizzero per non parlare della forza brasiliana che va sempre più imponendosi ben fuori i confini sudamericani. Nell’Europa ancora convalescente, l’Italia non è esattamente un soggetto trainante: è anche vero che in questi anni si sono stabilizzati i conti pubblici con l’apprezzamento di tutti gli organismi sovranazionali e si è gestita la crisi economica senza giungere a devastanti tensioni sociali.
Ma è anche vero che oggi l’economia reale, quella fatta di fabbriche, capannoni, materie prime e semilavorati, imprenditori e operai, sconta una eccessiva imposizione fiscale decisamente sproporzionata ai servizi resi, appesantimenti burocratici all’impresa e gravami che sfociano in disservizi mentre i privilegiati delle rendite facili, false pensioni o dell’assistenzialismo improduttivo non si sono di certo placati e con essi la politica che sia alimenta con il loro voto.
Sappiamo che oggi gli scenari sono ben lungi dall’essere assestati, sappiamo che bisogna sconfiggere ogni forma di speculazione.
L’assegnazione del Nobel a tre studiosi del mercato del lavoro è il segno di un mondo che guarda al domani con una scelta ben precisa: nel futuro non c’è spazio per sprechi, vecchie politiche di chi compra voti in cambio di prebende, contributi, aiuti, assistenzialismo e via dicendo.

Roberto Ciambetti”

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