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Scuola e migranti, il dirigente difende il progetto educativo: «Nessun indottrinamento, percorso condiviso con le famiglie»

La nota ufficiale del Preside Garlini dopo le polemiche sulla visita a Trieste: «Uscita inserita nel percorso "A scuola di cittadinanza", coerente con le Linee guida dell'Educazione civica»

Pubblicato il 20 mag 2026
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Dopo le polemiche politiche e il clamore mediatico degli ultimi giorni, interviene direttamente il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Marostica, il professor Gianluca Garlini, sul caso dell’uscita didattica a Trieste che ha coinvolto due classi quinte della primaria “Arpalice Cuman Pertile”.
Attraverso una nota ufficiale rivolta alle famiglie e alla comunità scolastica, il preside ricostruisce il percorso educativo e organizzativo che ha accompagnato la visita, respingendo quella che definisce una «rappresentazione parziale e distorta dei fatti» emersa nel dibattito pubblico.
Al centro del chiarimento vi è la volontà di ribadire il valore didattico del progetto, orientato ai temi della solidarietà, dell’empatia, del volontariato e della comprensione delle fragilità sociali attraverso l’esperienza diretta.

La scuola primaria “Arpalice Cuman Pertile” di Marostica al centro delle polemiche.

Il dirigente ricostruisce l’iniziativa sul piano amministrativo e didattico, sottolineando come l’uscita fosse inserita in un percorso già approvato dagli organi scolastici. L’uscita a Trieste non è stata un’iniziativa estemporanea o un “blitz” ideologico, ma faceva parte integrante di un percorso strutturato denominato “A scuola di cittadinanza”, regolarmente inserito nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) dell’istituto e formalmente approvato all’inizio dell’anno scolastico con la delibera n. 42 del Collegio dei Docenti e la delibera n. 18 del Consiglio di Istituto.

Secondo quanto dettagliato nella nota della presidenza, il progetto ha previsto una preparazione in aula incentrata sulla lettura e sull’analisi del libro Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda. L’itinerario del viaggio d’istruzione a Trieste era stato concepito per unire memoria storica e solidarietà civile, articolandosi attraverso tre tappe fondamentali: la visita alla Risiera di San Sabba, il passaggio in Piazza Unità d’Italia e, infine, l’incontro con i volontari dell’associazione “Linea d’Ombra”.
Sotto il profilo procedurale, la dirigenza rivendica la massima trasparenza e la piena condivisione con la comunità scolastica. Il piano e le modalità dell’uscita erano stati illustrati e condivisi con i genitori dei 42 alunni coinvolti durante un’apposita riunione svoltasi il 12 marzo 2026. In quella sede, specifica il testo del dirigente, tutte le famiglie avevano espresso il loro consenso scritto, senza sollevare obiezioni preliminari rispetto ai contenuti o alle attività previste.

Anche sul piano finanziario la trasparenza è stata totale: la nota precisa che i costi del viaggio sono stati interamente sostenuti dalle famiglie aderenti, escludendo qualsiasi contributo o finanziamento da parte di soggetti esterni alla scuola.
Entrando nel merito delle attività contestate — nello specifico l’incontro avvenuto pubblicamente in Piazza della Libertà a Trieste con i volontari che assistono i migranti della rotta balcanica — la nota del dirigente scolastico ne chiarisce l’impianto pedagogico. L’obiettivo dell’istituto non era quello di fornire risposte geopolitiche a un fenomeno complesso, bensì porre gli studenti a contatto con «i valori dell’accoglienza, della solidarietà spontanea e dell’aiuto umanitario verso persone in stato di evidente fragilità e bisogno».

Il prof. Garlini evidenzia come l’osservazione di queste dinamiche sociali rappresenti la naturale declinazione pratica di quanto studiato a livello teorico sui libri di testo, con un riferimento esplicito ai principi cardine della Carta costituzionale:
«L'iniziativa ha inteso offrire un'occasione di riflessione concreta sui doveri inderogabili di solidarietà sociale sanciti dall'Articolo 2 della Costituzione italiana e sul principio di pari dignità stabilito dall'Articolo 3, permettendo agli alunni di comprendere come i diritti fondamentali dell'uomo trovino applicazione nella realtà quotidiana attraverso l'operato del volontariato.»

Il dirigente ha inoltre voluto smentire con fermezza qualsiasi lettura che attribuisca al corpo docente intenti manipolatori o finalità ideologiche:
«Si respinge fermamente ogni accusa di "indottrinamento" o di parzialità ideologica. L'attività non ha inteso promuovere alcuna tesi politica né tantomeno orientare il pensiero degli alunni, bensì stimolare la riflessione critica a partire dall'osservazione diretta della realtà e dallo sviluppo dell'empatia verso l'altro.»
Compito della scuola — prosegue la nota, richiamando le Linee guida ministeriali per l’insegnamento dell’Educazione civica — è quello di non isolare gli studenti in un’astrazione teorica, ma di fornire loro gli strumenti per comprendere il mondo circostante, valorizzando anche la sensibilità emotiva di fronte alla sofferenza umana.
Nella parte conclusiva della nota emerge anche la preoccupazione della dirigenza sul fronte della tutela dei minori. Il prof. Garlini esprime rammarico per la forte esposizione mediatica che ha coinvolto l’istituto, i docenti e gli stessi alunni. La dirigenza richiama inoltre il tema della privacy, criticando l’uso strumentale della vicenda:
«La tutela della riservatezza, del benessere psicologico e dell'immagine dei nostri piccoli studenti deve rimanere un limite invalicabile per chiunque. È prioritario preservare l'autonomia delle istituzioni scolastiche dalle invasioni di campo e dalle strumentalizzazioni della propaganda esterna, garantendo che le aule restino un luogo di crescita protetto, sereno e impermeabile alle tensioni del dibattito politico.»

L’intervento del dirigente scolastico fissa così un punto fermo sul piano formale e organizzativo, ricollocando l’iniziativa nei ranghi dell'ordinaria programmazione didattica e rivendicando quel patto di corresponsabilità con le famiglie siglato ben prima che divampasse il clamore mediatico. Le parole del preside Garlini arrivano a dare copertura istituzionale al corpo docente, mentre sul territorio non si ferma la mobilitazione di solidarietà e la raccolta firme a sostegno del personale scolastico della “Cuman Pertile”.

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