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Redazione
Bassanonet.it
Fashion, Globalizzazione e Multiculturalismo in Danimarca
In Danimarca il dibattito sull'immigrazione e il multiculturalismo é più fervido che mai e mentre l'opinione pubblica si preoccupa sul fenomeno della globalizzazione delle persone, la globalizzazione delle merci é un dato di fatto che si da ormai
Pubblicato il 24 mar 2012
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COPENHAGEN. Ho recentemente lavorato a una storia fotografica sul multiculturalismo in Danimarca, usando come punto di riflessione il mondo del fashion. Ho pensato che prima di affrontare il complicato discorso del multiculturalismo e dell’immigrazione in Danimarca, sarebbe interessante pensare ai vestiti che stiamo indossando… Qui la storia: www.cafebabel.it/images/766/hipster-hm-marchio-multiculturale-danimarca/ Segue la mia riflessione:
La globalizzazione profonda dell’era odierna potrebbe audacemente essere tradotta con il termine re-incontro. Per migliaia di anni gli esseri umani hanno sviluppato ed elaborato la propria cultura adattandosi alle diverse risorse che l’ambiente offriva loro, differenziandosi in maniera notevole gli uni dagli altri. Gli uomini stanno oggi vivendo un progressivo processo di rimescolamento attraverso un movimento perpetuo, generato dal loro bisogno di adattarsi alla realtà di oggi del mercato globale. Il movimento delle persone da una parte all’altra del pianeta in cerca di opportunità di lavoro e migliori condizioni di vita é ancora marginale se comparato all’intero movimento di merci che avviene quotidianamente da un lato all’altro della Terra. Preso come esempio il mondo dell’abbigliamento, nella maggior parte dei casi le aziende con il maggior fatturato hanno sede in un paese occidentale, producono in paesi dove la manodopera costa relativamente poco e riversano i loro prodotti sul mercato globale. In questo processo di globalizzazione profonda che é lo status quo del funzionamento della maggior parte delle aziende oggi, il multiculturalismo é alla base dell’intero sistema. Non si tratta sicuramente di un multiculturalismo egalitario ma piuttosto di un multiculturalismo di convenienza.
Restringendo il campo di analisi e assumendo come microcosmo di ricerca i giovani in Danimarca e gli abiti che indossano, si vede chiaramente come l’immigrazione degli abiti dal paese dove vengono prodotti alla Danimarca si aggira sul novanta percento. L’immigrazione umana invece, in notevole crescita negli ultimi decenni, sfiora il sette percento della popolazione del paese. La maggior parte dei vestiti che vengono venduti in Danimarca sono stati fabbricati in China, Vietnam, Bangladesh, Turchia. Molti altri sono stati fabbricati in Italia, Germania, Francia e Messico. E mentre questa migrazione manifatturiera é ormai un dato di fatto in Danimarca, per nulla dibattuto, la questione della migrazione umana nel paese é un argomento vibrante nell’agenda politica danese. Il discorso sul multiculturalismo viene allo stesso tempo nascosto e accentuato dagli strumenti politici e mediatici del paese. Momenti di fracasso come quello seguente alla pubblicazione delle vignette di Maometto si alternano a momenti di silenzio profondo. Pare quasi che non parlare dell’argomento sia uno dei modi per risolverlo in Danimarca. Ad ogni modo la realtà di oggi parla da sé. Il fatto che gli abiti indossati dai giovani siano stati prodotti in tutti gli angoli del pianeta certifica il multiculturalismo profondo del paese, tanto naturale come é naturale che l’immigrazione verso la penisola continui ad aumentare nel corso degli anni e a trasformare gradualmente la cultura del paese nordico. Il movimento di persone da un paese all’altro é una realtà inevitabile nel mondo di oggi, la conseguenza di migliaia di diverse azioni e decisioni compiute dall’uomo nel corso della sua storia. Eppure la Danimarca, come l’Europa tutta, continua a sforzarsi di marciare controvento, ben coperta dagli abiti provenienti da tutti gli angoli del mondo, prodotti a prezzi marginali. La globalizzazione profonda dell’era odierna potrebbe audacemente essere tradotta con il termine re-incontro, se osservata con calma, sostenendo con coraggio il valore dell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani e portando questo valore al centro del dibattito sul multiculturalismo. Infondo anche questa é una sfida che l’uomo non puo’ permettersi di rimandare.
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