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Porgi l’altra guancia
Incontro al festival “Liberamenti” a Bassano con Carlotta Bertotti, modella e influencer torinese che convive con il nevo di Ota, esteso per metà del viso. “Mi sono liberata della mia maschera, ho trovato l’equilibrio con me stessa”
Pubblicato il 02 dic 2023
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“Comunque le dona.”
Una signora seduta in prima fila si rivolge così a Carlotta Bertotti riferendosi alla macchia di colore grigio-blu che la giovane ragazza ha sul viso.
Quella macchia si chiama nevo di Ota. Giuro che prima di questo incontro non ne avevo mai sentito parlare e non sono l’unico.
Carlotta Bertotti (foto da: ufficio comunicazione festival ‘Liberamenti’)
Si tratta di una “iperpigmentazione” benigna della pelle. Compare e si estende solitamente nel corso dell’infanzia e prende il nome dal ricercatore giapponese che lo ha studiato per primo.
Carlotta, 24 anni, convive con il nevo di Ota da quando ne aveva 8. Una chiazza che si è estesa per metà del suo volto. Diciamo subito che è una bella ragazza e quel diverso colore sul lato sinistro del viso non ne compromette minimamente il look.
Anzi: dal punto di vista dell’immagine, le dona qualcosa di unico.
Quella macchia certamente sorprende anche se, per chi non conosce la sua storia, può sembrare a prima vista qualcos’altro, come un trucco di scena.
Il trucco c’è, ma è stato il fondotinta con cui questa ragazza ha coperto il suo nevo che la faceva sentire “un’aliena” nel corso della sua adolescenza.
Un caso in cui l’equilibrio tra l’aspetto esteriore e il sentimento interiore può essere raggiunto solo con quella consapevolezza di sé che Carlotta, dopo anni vissuti a nasconderlo, ha conquistato nel gettare via la maschera e nel mostrare finalmente il suo “vero volto” a tutti.
Incontro Carlotta Bertotti, modella e influencer (174mila follower su Instagram) torinese, e ora anche scrittrice, in occasione di “Liberamenti”, il festival biennale sulla donna nel contemporaneo organizzato da Women For Freedom, patrocinato dal Comune e ospitato a Palazzo Bonaguro.
Siamo all’ultimo dei tre weekend dell’intenso programma della manifestazione - dedicata quest’anno proprio al tema dell’Equilibrio - e l’incontro con Carlotta Bertotti è il primo appuntamento del venerdì, proposto in collaborazione con la Libreria Palazzo Roberti.
Intervistata sul palco dalla collega Barbara Todesco, Carlotta si racconta al pubblico e, soprattutto, si fa scoprire. Il filo conduttore è la storia della sua vita ripercorsa nel libro che ha scritto, intitolato “Incancellabile” (sottotitolo: “Cosa c’è dietro le nostre maschere?”), edito da Solferino.
“Non è un libro autoreferenziale - spiega l’autrice -. Vuole essere un messaggio universale per uscire dagli schemi conosciuti. La mia è una macchia universale. Io da piccola mi sentivo sola. Non voglio che nessuna donna e nessun uomo si possa sentire come mi sono sentita io.”
“Condividere una storia non è un segno di fragilità - aggiunge -. È un modo per poter andare oltre i modelli convenzionali che ci sono stati imposti.”
Dalle sue foto professionali che ho ricevuto dall’ufficio comunicazione di “Liberamenti” si vede una Carlotta seria e magnetica, con quell’espressione imperscrutabile del viso che caratterizza le pose delle modelle.
Oggi la moda è la sua vita. Quando mercoledì scorso l’ho chiamata per informarla che avrei partecipato al suo incontro per scrivere questo articolo, era a Parigi per lavoro.
Lavoro che alterna con l’ultimo anno della laurea specialistica in Giurisprudenza, dopo aver conseguito la laurea triennale, oltre ad un master in Marketing. Insomma: seriosa - all'apparenza - e studiosa.
Ma quella che si presenta al pubblico bassanese è in realtà una ragazza spigliata, brillante, sorridente. Soprattutto - e lo si capisce subito da come parla e da cosa dice - è anche una ragazza piena di grinta.
Una determinazione temprata anche da un altro grande e ben più serio ostacolo che ha saputo superare: a 12 anni le era stato diagnosticato un tumore benigno alla testa.
“Ho fatto due operazioni molto importanti”, rivela. Una in particolare ha avuto come conseguenza una paralisi nella parte sinistra del volto, poi recuperata quasi totalmente.
“Il problema - racconta, riferendosi agli anni della difficile convivenza con la sua macchia - non sono mai state le altre persone, ma ero io. Mi sentivo una persona aliena, che stava bene solo in un circo. Preferivo rimanere nell’ombra, piuttosto che stare in mezzo alle persone “normali”, “conformi”.”
Di quegli anni il ricordo ricorrente è “una lunga fila di trucchi di ogni forma e dimensione”.
Si truccava già da bambina, per coprire quella parte di viso che aveva un diverso colore. E lo faceva più volte al giorno, tutti i santi giorni.
“Andavo anche dallo psicologo - racconta -. Non per accettare la macchia, ma per accettare il fatto di truccarmi. Farei tutto del mio passato, ma forse con meno pressione. Truccarmi era un’ossessione. La mia faccia truccata era la mia reale faccia.”
La vera Carlotta, quella che vediamo oggi, è “comparsa” a 19 anni, nell’anno della maturità.
In tutti i sensi.
“Avevo raggiunto la consapevolezza che il reale problema non era il trucco, ma che non riuscivo mai a guardare la macchia riflessa nello specchio - confessa pubblicamente la modella e influencer -. Dovevo trovare la soluzione nell’accettarsi. Sentivo di vivere una vita senza senso, come il Teatro dell’Assurdo, come in “Aspettando Godot” dove tutti lo aspettano e Godot non arriva mai.”
“Ero stufa di indossare quotidianamente una maschera per essere “normale” - continua -. A 19 anni avevo paura del giudizio degli altri. Ma chi sono gli altri? E perché dovrebbero giudicarmi?”.
A dire il vero, la prima uscita della “vera” Carlotta Bertotti, con una foto postata sul suo profilo Facebook, ha rischiato di infrangere questa voglia di liberarsi dal timore del giudizio altrui. Tanti commenti positivi ma anche tanti commenti negativi, che nei social sappiamo che cosa vuol dire. Chiuso il profilo Facebook. “Quel mondo lì non mi appartiene.”
La decisione di presentarsi al mondo con il suo nevo di Ota senza più segreti è avvenuta durante la gita scolastica di maturità a Valencia. Assieme ai suoi compagni, all’estero, lontano dall’Italia, lontano dai pregiudizi.
A incoraggiarla è stata sempre sua nonna, figura assoluta di riferimento, che le diceva: “La vita è una sola, devi viverla per te stessa e non devi chiedere niente a nessuno.”
Poi è arrivato anche l’amore e infine “la proposta di un fotografo molto importante”.
Da qui il lavoro con un’agenzia e l’inizio della sua carriera.
Così parlò a Bassano Carlotta Bertotti, la ragazza che per paura di perdere il trucco col fondotinta che ricopriva la sua macchia da “aliena” di colore grigio-blu ha fatto il suo primo bagno in mare a 18 anni di età.
“Ho trovato l’equilibrio con me stessa - afferma, collegandosi al tema di “Liberamenti” -. Mi amo profondamente, do molto valore al mio tempo e lo voglio condividere con persone di valore.”
Con la sua scelta, si è tolta la maschera. “È importante non far diventare la maschera il vero volto.” “Penso - conclude - che sia la cosa giusta sia nei miei riguardi, sia nei confronti di chi sta passando quello che ho passato io.”
La significativa storia di una ragazza che ha trascorso troppo tempo a camuffare le due metà del viso.
E che oggi ha trovato la serenità interiore per porgere l’altra guancia.
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