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Ho preso un granchio
Tra luci arancio e tartufi neri, attendendo al varco il granchio blu. Il resoconto della Cena sul Ponte 2023, trasferita a Villa Ca’ Rezzonico per l’incertezza meteo
Pubblicato il 15 set 2023
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Niente Ponte per la Cena sul Ponte 2023.
Era già accaduto due anni fa, con il Monumento Nazionale tempestato e trafitto dalle frecce d’acqua della tribù pellerossa dei Slavajos.
Stasera non piove e prima del tramonto c’è stato anzi persino il sole, ma si torna nuovamente al coperto totale nel salone di Villa Ca’ Rezzonico come nel 2021: spostamento di sede comunicato dalla Confcommercio già in tarda mattinata “a causa delle incerte e variabili condizioni meteo che rischierebbero di non rendere confortevole la serata di Gala in programma per questa sera”.
Risotto al granchio blu e profumo di limone (foto Alessandro Tich)
Più tardi effettivamente su Bassano pioverà un po’ e tirerà anche un’aria freddina, ma è un peccato. Peccato soprattutto per il significato simbolico dell’evento culinario-mondano, rimandato a settembre: sarebbe stata la Prima Cena sul Ponte - nel senso di serata effettivamente allestita sul nostro amato Ponte Vecchio - del nuovo gruppo dei ristoratori di Confcommercio Bassano capitanato dal presidente di categoria Giovanni “Doro” Scapin e l’Ultima Cena sul Ponte, con immagine d’insieme quasi leonardesca, dell’attuale amministrazione Pavan.
E così, l’evento gastronomico di gala che tutto il mondo ci invidia, Oceania compresa, dalla location di Serie A deve ripiegare sul Piano B. Non che Villa Ca’ Rezzonico non sia una sede prestigiosa, anzi. Diciamo che si gioca sempre in Serie A, ma più indietro in classifica.
#SiCambia il luogo della cena, ma non la liturgia. Al posto delle architetture palladiane del Ponte Vecchio, veniamo accolti nei locali settecenteschi della Villa, con dipinti e statue, trasformati in una ambientazione alla “Barry Lyndon” da un gioco di luci di colore arancio. L’atmosfera è da evento esclusivo e un servizio Security vigila sulla tranquillità delle nostre mandibole. Ma almeno non c’è l’imbarazzo che io ho sempre personalmente provato mangiando sul Ponte al di qua delle fioriere che separano i due mondi: da una parte i “privilegiati” seduti ai tavoli in abito da sera e, dall’altra, la gente che passa, ti scruta velocemente e chissà cosa pensa.
Anche quest’anno il mio posto a cena è assegnato dalla Confcommercio nel solito tavolo riservato alla categoria stampa-media-comunicazione e affini. Proprio vicino a me siede il MasterChef di casa nostra: il sempre brillante Antonio Lorenzon, vincitore del talent culinario nel 2020. Serata spumeggiante assicurata.
Non manca la presentatrice di turno: Elisa Nadai, trevigiana di Farra di Soligo, speaker di Radio Bella & Monella. Mentre presenta la location dove ci troviamo le sfugge un “Ca’ Rezzonìco” alla Stanlio e Ollio, ma è così simpatica che la perdoniamo.
A lei il compito di introdurre il menù e di chiamare le autorità al microfono per i discorsi di rito, fortunatamente brevi: il presidente mandamentale di Confcommercio Bassano Paolo Lunardi, il sindaco Elena Pavan, il presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti.
La rappresentanza istituzionale è tutta della Lega: oltre a Pavan e Ciambetti fanno parte del settore VIP (Very Immancabili Politici) l’assessore regionale Manuela Lanzarin, il vicepresidente del consiglio regionale Nicola Finco e la senatrice Mara Bizzotto.
In due sale laterali è allestita la cucina, quartier generale dello squadrone di cuochi, camerieri e sommelier impegnati per l’occasione, a nome dei ristoranti o antiche trattorie Da Doro, Al Melograno, Nuovo Borgo, Ca’7, Dalla Rosina, Sant’Eusebio, All’Alpino, B38, Danieli e Ristorante San Giovanni.
Alcuni chef o titolari dei locali coinvolti compaiono più volte in sala: come Leone Miotti del Danieli che annuncia ai commensali le pietanze in arrivo o Alex Lorenzon del Ca’7 e Roberto Astuni del Sant’Eusebio che girano invece tra i tavoli per coltivare le public relations.
Ma la gran parte dei cuochi, compreso il presidente di categoria Giovanni “Doro” Scapin, rimane rintanata a lavorare in cucina: li vedremo tutti insieme solamente a fine serata.
Vi direi una bugia se affermassi di essere attratto dalla parte gastronomica della Cena, non più sul Ponte, per l’insieme delle portate proposte nel menù.
No. Io sono qui in attesa di degustare il “pezzo forte” - ma solo per motivi di ben studiato richiamo mediatico - della serata: il “Risotto al granchio blu e profumo di limone”. Tipica specialità del nostro territorio. Ne sono in attesa nel senso che il granchio blu, dannosa specie aliena proliferata da quest’anno sulle nostre coste, lo attendo al varco. Per sospettosa e diffidente curiosità.
Rispetto ai bei granchi rossi dei nostri mari, il fatto che l’aggressivo e invadente crostaceo originario dalle coste americane dell’Atlantico abbia sulla corazza e sulle chele il colore delle auto blu, quelle dei pesci grossi, non mi ispira sentimenti di simpatia né sensazioni portatrici di acquolina in bocca.
Già ho provato in passato con scarso piacere il gelato al blu di metilene, figurarsi un esotico decapode marino che sembra uscito da una tintoria per abiti da sposo.
Sono anche un po’ prevenuto nei suoi confronti, dopo che nei giorni scorsi il Gambero Rosso (che sembra quasi il suo opposto perfetto) ha scritto che il granchio blu “sa di poco”, che “è solo chele e carne sfilacciata” e lo ha definito, con un giudizio diventato virale, “un astice che non ce l’ha fatta”.
Bah, non voglio neanche essere troppo influenzato dall’opinione altrui.
Anche perché siamo alla Cena sul Ponte, perbacco, anche se non allestita sul Ponte.
Quella di cui devi scrivere bene perché, come giornalista che deve raccontarne lo svolgimento, non paghi i 120 euro del prezzo di partecipazione in quanto sei ospite della Confcommercio.
Ovvero quella in cui se per caso osi scrivere nel tuo resoconto un’osservazione critica o una descrizione ironica sul menù, come mi accadde di fare due anni fa per il leggendario raviolo in scodella, duro da tagliare con la sola forchetta, scateni l’inferno dei Gladiatori dei fornelli nostrani.
E allora, alla Alberto Sordi: …granchio blu, m’hai provocato? E io me te magno.
Come ben sapete io vi voglio bene e pertanto non mi dilungo a descrivervi piatto per piatto il menù della serata. Ricordo solo i nomi delle pietanze, dall’entrèe al dessert: Pan di trota, bieta e cren; Guazzetto di mare, morbido di patate e cialda di pane alle erbe del Grappa; Ravioli di zucca in saòr, finferli e tartufo nero del Veneto; Risotto al granchio blu e profumo di limone; Trancio di rombo brasato con fagiolini “stringhe” e acciughe; Rocher di mandorla con gelée alla ciliegia e salsa alla Grappa.
Al mio tavolo il punteggio maggiore viene assegnato al Guazzetto di mare: armonico, delicato, equilibrato. Ma in generale riscontriamo un salto di qualità delle proposte gastronomiche.
Non lo dico perché sono ospite della Confcommercio ma perché è il giudizio pressoché unanime che emerge dai miei dintorni.
Un discorso a parte merita ovviamente il nostro misterioso migrante dei mari, il granchio blu. Nel “Risotto al granchio blu e profumo di limone” il difficile è proprio apprezzarlo per quello che è. Lui è bello corazzato ma di carne ne ha poca, nascosta tra i chicchi di riso. In più il piatto è guarnito da due decorazioni a spirale di colore rosso e di colore verde. La prima - come riferisce Leone Miotti su mia richiesta - è una bisque di crostacei mentre la seconda è olio al basilico.
Bisque di crostacei? Non so cosa sia ma ho un MasterChef a disposizione e chiedo lumi ad Antonio Lorenzon. La bisque, mi spiega, è una salsa creata con le teste e i carapaci (corazze) dei crostacei che vengono frullati e premuti col pestello fino ad ottenere, con l’aggiunta di acqua e verdure, questa specie di brodino.
Fatto sta che la bisque sul risotto realizzata con i crostacei rossi finisce per coprire il gusto del granchio blu.
Ciò non toglie che il granchio blu sia a modo suo la “star” della serata, oggetto di discussioni e di battute. Come quella che poco dopo mi spareranno a freddo Filippo Lessio e Stefano Artuso, i due ragazzi terribili di Ponteveciogram, sulla versione afrodisiaca del crostaceo americano: il Viagra/nchio blu.
In gran finale di serata la vicepresidente mandamentale vicaria di Confcommercio Bassano Elena Scotton si trasforma anche in vice brava presentatrice.
Chiama fuori tutti i protagonisti di cucina e li nomina uno ad uno per suscitare gli applausi.
Del gruppo fa parte anche Giorgia della Birraria Ottone, fresca vincitrice della puntata bassanese dei “4 Ristoranti” di Alessandro Borghese.
Indossa un grembiule scuro con la scritta “Bassano da gustare”.
Ed ecco la news, direttamente per voce della Scotton: “Bassano da gustare” è il nome prescelto per il gruppo dei ristoratori del “nuovo corso” degli eventi gastronomici di Confcommercio. Che manda in pensione, aggiungo io, lo storico Gruppo Ristoratori Bassanesi.
Esco da Villa Ca’ Rezzonico ancora ebbro per l’emozione di avere assistito alla rivelazione del nuovo nome del gruppo dei ristoratori.
Ma soprattutto perché un giorno potrò raccontare ai miei nipotini, che ancora non ho, di aver mangiato il granchio blu. Meglio della favola della Sirenetta.
E io che ero prevenuto sul crostaceo americano colorato come la maglia del Chelsea.
Pensavo a chissà quali effetti potesse provocare sulla mia digestione indoeuropea, non abituata gastronomicamente alle cose dell’altro mondo.
E invece devo ricredermi sui miei pregiudizi.
Perché, essendo un astice che non ce l’ha fatta, il decapode bluastro si è comunque eroicamente sacrificato in padella per cercare di conquistare l’attenzione del nostro palato nei confronti delle sue scarne carni, seppure sovrastato dal gusto della bisque degli altri crostacei, mescolato all’aroma dell’olio al basilico, impregnato dell’agro del limone e confuso tra i chicchi del risotto che lo ha ospitato.
Insomma, mi sono sbagliato e gli chiedo scusa. Ho preso un granchio.
Più tardi, rientrando a casa, mi guarderò allo specchio e con sollievo: ho sempre la mia barba, ma non sono diventato blu come il Grande Puffo.
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