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Il governo “inciampa” sugli alpini
La Camera rigetta il progetto di legge della Lega per favorire il reclutamento delle penne nere nelle regioni del Nord. Bitonci (Lega Nord): “Scandaloso”. Donazzan (PdL): “Una legge strumentale”
Pubblicato il 09 mar 2011
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Il governo è stato battuto oggi alla Camera sul progetto di legge n. 207 recante nuove norme ed incentivi per favorire “il reclutamento di militari volontari nei reparti delle truppe alpine” nelle regioni dell'arco alpino.
Per nove voti è passata la proposta del deputato del Pd, Ettore Rosato, di rispedirla in commissione Difesa per ulteriori approfondimenti. Decisivi, oltre al Centrosinistra, i voti dei deputati dell'UDC e di Futuro e Libertà.
Il progetto di legge - promosso dalla Lega Nord, con primo firmatario l'on. Davide Caparini - punta a incentivare nelle regioni dell'arco alpino il reclutamento di militari volontari e, pertanto, a favorire l'accesso dei residenti nelle regioni "tipiche" al corpo, anche con la facoltà per le regioni e gli enti locali interessati di prevedere particolari benefici fiscali e assistenziali.
Militari volontari nelle truppe alpine: respinta dalla Camera la proposta di incentivi per il reclutamento in base alla provenienza geografica
La misura riguarda in particolare le regioni del Nord: Liguria, Piemonte, Lombardia, Triveneto, oltre all'Appennino tosco-emiliano, all'Abruzzo e alla provincia di Isernia.
La proposta di legge coinvolge poi l'Associazione Nazionale Alpini nell'attività di promozione del reclutamento delle truppe alpine nelle regioni di tradizionale provenienza, destinando all'ANA "anche in ragione di tale nuovo compito la dotazione di un apposito fondo di consistenza pari a 200 mila euro annui".
Secondo il capogruppo FLI Benedetto Della Vedova, questo provvedimento introduce un elemento “incongruente di discriminazione nel reclutamento a favore dei cittadini residenti in alcune aree del Paese, è incongruente".
Tra i firmatari del progetto di legge rigettato dalla Camera c'è anche il deputato leghista Massimo Bitonci, sindaco di Cittadella, che definisce quanto accaduto oggi nell'aula di Montecitorio un episodio “gravissimo e scandaloso”.
"E' ignobile che i parlamentari veneti di PD, UDC, IDV e FLI - dichiara l'on. Bitonci - abbiano di fatto bocciato gli alpini, calpestandone i valori, i meriti, gli ideali, le qualità e soprattutto il sacrificio di migliaia di vite spese per la difesa del nostro territorio e della nostra gente. E' un insulto alle nostre montagne, al Grappa prima di tutto, ai nostri fiumi teatri di cruente battaglie come il Piave, e alla nostra gente, che ha il giusto, doveroso e sacro rispetto per un corpo, quello degli Alpini, che avrebbe potuto trovare migliore accoglienza nel Parlamento italiano, e da dove invece ne è uscito umiliato".
Il disegno di legge respinto - informa ancora il parlamentare del Carroccio - prevedeva “incentivi fiscali ed assistenziali per giovani che avessero deciso di svolgere servizio nelle truppe alpine; punteggi aggiuntivi per ragazzi in possesso di brevetti o attestati di attività collegate alle truppe alpine come il maestro sci o la giuda alpina; alla cessazione del servizio volontario i giovani sarebbero stati incorporati in riserva mobilitabile dall'ANA in caso di eventi calamitosi, creando una sorta di bacino di personale altamente qualificato al quale attingere per servizi di protezione civile o polizia locale, il tutto senza costi aggiuntivi o aggravi per lo Stato o i cittadini”.
"Il secco NO pronunciato questa mattina dal centro sinistra - conclude Bitonci - ci fa capire come l'Unità d'Italia, tanto sbandierata dall'opposizione, si riduca a semplice occasione per gozzovigliare a birra e costicine, magari organizzando la gitarella fuori porta con gli amici, e dimostrando come l'Italia sia palesemente disunita, mai così lontana dai valori che dovrebbero identificare una nazione ed unire la popolazione. Mi chiedo con quale faccia i parlamentari del Triveneto si presenteranno ora alla loro terra, ai loro concittadini, dopo essersi macchiati di un gesto tanto sprezzante".
Di altro tono il commento dell'assessore regionale del PdL Elena Donazzan, notoriamente vicina al Corpo delle penne nere.
“Non serve un disegno di legge per definire quanti alpini del nord devono esserci nelle truppe alpine, mi sembra solo una posizione strumentale - afferma Donazzan -. Infatti, da quando al Governo c’è il Ministro Ignazio La Russa, sono aumentati i soldati provenienti dalla tradizionale zona di reclutamento nelle Truppe Alpine”.
“E’ evidente - ha specificato l’assessore regionale - che le indicazioni date ai vertici dell’esercito al momento delle selezioni abbiano giustamente tenuto conto che gli alpini hanno peculiarità legate ad una tradizione di montagna, sia che si tratti di Alpi, sia che si tratti - come da sempre - di Appennini ed in particolare degli Abruzzi’”.
“A favorire questa sensibilizzazione - ha aggiunto Donazzan - è intervenuta la proposta dell’Associazione Nazionale Alpini, accolta immediatamente dal ministro La Russa, della cosiddetta mini- naja".
“Dopodichè - ha concluso l’assessore regionale -, poco mi interessa da che parte arrivino i nostri soldati, quando sempre antepongono l’amore per la Patria e l’affetto per la divisa italiana, che non fa distinzione in termini di valore se l’alpino si chiama Matteo Miotto ed è di Thiene o Luca Sanna ed è di Oristano”.
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