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Storia di un pedone bassanese
Sensazioni mattutine (pensando al centro storico di Bassano) in mezzo all'isola pedonale del centro di Montebelluna
Pubblicato il 08 set 2023
Visto 17.769 volte
Cammina cammina…rieccomi qua.
Nei giorni scorsi ho scritto un impegnativo articolo in cui ho cercato di spiegare ai nostri lettori lo spettacolo di teatro sperimentale “Storia di un pedone bianco (innamorato) di una regina nera”, rappresentato a Marostica.
Ora vi racconto la storia di un altro pedone, ma quel pedone sono io.
Foto Alessandro Tich
Oggi, venerdì 8 settembre, mi trovo infatti a fare una gitarella fuori Bassano.
Non è una trasferta da picnic, per la verità. Sono a Montebelluna perché ho accompagnato in auto mia moglie, impegnata in una mediazione linguistica allo Spisal dell’Ulss 2.
E, nell’attesa, trascorro il tempo alla scoperta del centro del capoluogo dell’area del Montello. Il quale dista da Bassano solo una mezz’oretta di auto, e molto meno se ci vai prendendo la Superstrada Pedemontana, eppure fa parte dei mondi sconosciuti vicini a noi.
La mia visita nella cittadina della Marca inizia sotto i migliori auspici.
Fermo la macchina in un grande parcheggio a strisce blu a ridosso del centro stesso e quando vado al parcometro per pagare il ticket leggo il cartello: “A pagamento solo il mercoledì 8.30 - 12.30”. Quasi commovente.
Sono anche fortunato dal punto di vista meteorologico. In cielo non c’è una nuvola e soffia una piacevole brezzolina. Sono cose che contano, nelle “esperienze di viaggio”.
E - fatte ovviamente le debite proporzioni - come Colombo scoprì l’America pensando di raggiungere le Indie, così io scopro un nuovo mondo pensando di visitare una cittadina come tante altre. E si tratta dell’isola pedonale del centro di Montebelluna.
È la prima volta che mi capita di esplorare un’area pedonale “vera” nel nostro territorio.
Per Montebelluna ci sono passato tante volte negli ultimi anni, ma senza mai fermarmi e compiendo anzi l’obbligatorio giro automobilistico dell’oca che “circumnaviga” la zona del centro riservata i soli pedoni.
Non c’è un’area di centro cittadino esclusa agli automezzi analoga in tutta l’area pedemontana: neppure in piazza a Marostica e neppure ad Asolo.
La zona off-limits per i mezzi motorizzati comprende l’intero centralissimo corso Mazzini, dove si trova anche il municipio, tutte le vie limitrofe e si estende nella attigua piazza Marconi e, ancora più in là, in piazza Negrelli.
E si tratta per me di una assoluta sorpresa. Ci arrivo prima dell’orario di apertura dei negozi, quando c’è ancora poca gente e gli spazi della cittadella pedonale sembrano ancora più estesi.
Non sono mai stato prevenuto nei confronti del traffico nei centri storici, ma senza il passaggio e i rumori delle macchine provo una sensazione di libertà e comodità.
Nessun mezzo di locomozione che intralcia il tuo cammino (a parte un ciclista della Marca impegnato nel tentativo di battere il record dell’ora), tutt’intorno l’invitante proposta dei vari caffè coi tavolini, la vita che scorre con ritmi tranquilli, l’arredo urbano curato nei dettagli, un silenzio interrotto solo dallo scroscio dei getti verticali delle fontanelle a raso e l’impressione di trovarsi dentro una bomboniera, adeguatamente incartata allo scopo di mettere i cittadini a proprio agio.
E attenzione: ho controllato dappertutto e, diversamente dal centro di Bassano attorno alle piazze, non c’è un negozio sfitto che sia uno.
Non dico che un’area pedonale permanente sia la soluzione ideale e ovunque applicabile ai problemi di un centro storico: riporto solamente quello che osservo con i miei occhi.
La pedonalizzazione dei centri storici è un tema di costante attualità, anche se permane nelle retrovie del pensiero amministrativo.
Se ne parlò intensamente, ai tempi che furono, anche a Bassano del Grappa.
Fu la sezione di Bassano dell’associazione Italia Nostra, assieme ad altre associazioni cittadine, a lanciare nell’ormai lontano 1992 un appello nella forma di una “lettera aperta all’Amministrazione comunale ed a tutte le forze culturali, politiche ed economiche della Città di Bassano del Grappa”.
Il documento poneva alcune questioni - attuali ancora oggi - per il miglioramento della qualità della vita urbana e, tra le altre cose, affermava:
“È ormai indifferibile un deciso provvedimento di chiusura del centro storico ai veicoli motorizzati, accompagnato da una precisa regolamentazione del traffico creato dai residenti e dagli operatori autorizzati.”
Per la prima volta si parlava della pedonalizzazione del centro di Bassano.
E questo perché, secondo quella lettera aperta, lo sviluppo della motorizzazione aveva creato “un addensarsi di traffico sicuramente incompatibile con la funzione originaria del centro stesso, con la sua conformazione urbanistica e con qualsiasi obiettivo di tutela dell’ambiente, di quanti vi risiedono e di coloro che ne usufruiscono”.
Quell’appello di 31 anni fa cadde a vuoto.
Le varie amministrazioni comunali che si sono succedute non hanno mai osato impedire alle macchine di transitare e parcheggiare in centro storico. Bloccare il passaggio dei veicoli nelle piazze e vie limitrofe sembrava un’eresia, a fronte anche della posizione nettamente contraria dei commercianti ed esercenti del salotto cittadino.
Solamente verso la fine del 2011, con l’amministrazione del sindaco Cimatti, venne finalmente istituita la Ztl in centro storico: ma non è la stessa cosa.
A Montebelluna invece, nel 2014, l’amministrazione dell’epoca ha avuto il coraggio di tagliare tutti i ponti con l’attraversamento delle auto e dei camion nel cuore della città e nella fattispecie in quello che era il trafficato corso Mazzini.
Anche se non è stata una procedura semplice né tantomeno immediata.
La genesi e la partenza di questa ampia isola pedonale rappresentano un interessante esempio di quella che viene chiamata “partecipazione della città”.
Tutto è cominciato ancora nel 2012 (“dopo 40 anni di auspici per la pedonalizzazione”, si legge in un documento dell’epoca consultabile sul sito del Comune di Montebelluna)
con lo studio dell’anello viabilistico a senso unico attorno all’area da pedonalizzare, la presentazione di contributi e riflessioni, il coinvolgimento delle associazioni di categoria e dei comitati civici, l’apertura di un forum su internet.
Poi ancora altri incontri con le parti sociali e, nel 2013, l’inizio della fase di “sperimentazione controllata” di una prima forma di zona pedonale, nella quale i cittadini sono stati “parte attiva con le loro scelte e i loro comportamenti” per vedere “cosa si può o non si può fare per rigenerare il centro storico di Montebelluna”.
Successivamente, venendo incontro alle richieste dell’Ascom locale, sono state introdotte diverse nuove aree di parcheggio attorno all’anello viabilistico, riqualificando allo scopo anche un’area dismessa.
È seguita una seconda fase sperimentale, poi altre ordinanze di vario tipo per calibrare al meglio la “rivoluzione” viabilistica. Infine la pedonalizzazione definitiva, quella che vediamo ancora oggi.
Non è stato un parto sereno, tutt’altro. All’epoca i baristi e i ristoratori del centro avevano dichiarato battaglia contro la grande novità e presentato ricorsi poi caduti nel vuoto.
Ma evidentemente, col tempo, il nuovo volto pedonalizzato del salotto montebellunese è entrato, per così dire, a regime e vista la non poca clientela seduta oggi ai loro tavolini, limitatamente al solo orario di colazione, gli esercenti non si possono di certo lamentare.
Per finire, un piccolo aneddoto da pedone in trasferta nel cuore senza auto della cittadina della Marca.
Per l’intera ora e mezza di esplorazione di questo nuovo mondo de-motorizzato, provo solamente sensazioni gradevoli. Qui io sono un “foresto”, ma percepisco nettamente un senso di ospitalità favorito dal generale clima di accoglienza urbana di questo fazzolettino di Veneto a misura d’uomo deambulante.
Forse aveva veramente ragione Italia Nostra Bassano nel sostenere già tanti anni fa che l’addensarsi del traffico in centro è “sicuramente incompatibile con la funzione originaria del centro stesso”.
E più permango a caccia di impressioni da raccontare in questa isola dei pedoni, più mi sento rilassato.
Ma è una sensazione, a quanto pare, non condivisa da tutti.
Me ne resto seduto per un po’ - occasione per me rarissima - su una delle panche a serpentina sotto l’ombra rinfrescante degli alberi nella parte della zona pedonale di piazza Negrelli.
A un certo punto passano vicino a me una mamma e la sua figlioletta, una bambina che avrà avuto sì e no cinque anni e che cammina più lentamente della madre, attardandosi qualche metro più indietro.
La mamma le dice: “Dai, vieni, muoviti…”.
E la bimba: “Ma io sono troppo stressata!”.
Semplicemente strepitoso. Ci siamo messi a ridere, sia la mamma che chi vi scrive.
E qui si conclude la storia di un pedone bassanese (innamorato) dell’isola pedonale di Montebelluna.
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