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Campanella d'allarme
Flash mob di protesta civile a difesa della scuola Mazzini. Nasce un movimento di pressione civica per far rientrare l'amministrazione sui suoi passi. “Se facciamo morire la scuola facciamo morire il centro storico”
Pubblicato il 06 mar 2021
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Una città è fatta non solo di muri, ma anche e soprattutto di persone. E dentro i muri della scuola primaria Mazzini, attualmente inaccessibili per i lavori di ristrutturazione in corso, pulsa la vita del centro storico e della comunità bassanese. Lo ha fatto per 110 anni fino al 2020, anno della chiusura dei battenti e del trasferimento dei suoi scolari nel dirimpettaio edificio della scuola media Vittorelli causa intervento di sistemazione dell'edificio dopo la dichiarazione di inagibilità della Mazzini da parte del Comune. Dal 1910 quindi, generazioni di bassanesi hanno udito dentro le sue spaziose aule il suono della campanella. Oggi risuona invece il campanello d'allarme. Si sta facendo infatti sempre più strada la prospettiva che lo storico fabbricato di piazzale Trento non riapra più i battenti come scuola, ma come “qualcos'altro”. Quello che l'amministrazione Pavan sta cercando di concretizzare tramite le due consulenze profumatamente pagate per indicare il riuso dell'edificio scolastico, assieme all'ex convento di Santa Chiara e al Giardino Parolini, nell'ipotesi di realizzare in questi spazi il nuovo Polo Urbano dell'Innovazione: versione estesa, riveduta e corretta del vecchio progetto del Polo Museale Santa Chiara.
Un nuovo progetto ancora in embrione nel quale la città, mai coinvolta dall'amministrazione comunale su questa strategica e delicata questione, è rimasta fino adesso a guardare alla finestra. Fino adesso: perchè oggi questa vicenda registra una svolta. È la svolta della Bassano che reagisce, che si fa sentire, che alza la voce per dare una sferzata di cittadinanza attiva relativamente ai destini della scuola in odore di dismissione.
È il filo conduttore del flash mob in forma di assemblea aperta che si svolge davanti all'ingresso della Mazzini. Un'occasione di incontro, promossa da Europa Verde Bassano, per dare la parola alle persone e in particolare a chi questa scuola la vive in prima persona: corpo docente, genitori, associazioni e cittadini che in questo momento di emergenza non hanno voce né visibilità.
Foto Alessandro Tich
Organizzato in modo tale da garantire le misure di sicurezza anti-Covid e in accordo con la Polizia del commissariato, che assieme ai Carabinieri controlla a distanza lo svolgimento dell'incontro, il flash mob produce un momento di partecipazione molto intenso.
C'è chi si è portato dietro un tamburo e dei fischietti per animare la situazione, ma la sacralità dell'argomento impone all'assemblea di ascoltare gli interventi in rispettoso silenzio. Alcuni bambini della scuola primaria, trasferiti quest'anno alla Vittorelli, reggono dei fogli disegnati con le loro mani, con scritte come “Vogliamo la scuola Mazzini” o “Rivogliamo il Mazzini”. Nell'occasione viene esposto come un simulacro il libro celebrativo del centenario della Mazzini del 2010 (“La scuola Mazzini di Bassano del Grappa. Cent'anni di educazione alla vita”) che racchiude, nella storia di un secolo della scuola, la storia di un secolo della città. Più che un libro, una testimonianza di identità.
“Siamo qui - afferma l'esponente di Europa Verde Gaia Bollini nell'introdurre l'incontro - per partecipare a un processo che sta cercando di tagliare fuori non solo la scuola, ma Bassano.” “Dobbiamo riprendere le buone pratiche di confronto - aggiunge l'altro rappresentante di Europa Verde Renzo Masolo -. La nostra sensazione è che ultimamente la città venga ascoltata poco, vengono prese decisioni importanti senza consultare in maniera opportuna la città.” Masolo ricorda il contributo di Fondazione Cariverona perso dal Comune per il Polo Santa Chiara e le due consulenze incaricate per il nuovo progetto nell'area: “Non abbiamo nulla in contrario a far uscire idee, ma manca il processo partecipativo, serve un momento di condivisione e ascolto.” Ed è quello che prende forma nel flash mob davanti alla scuola, prima che l'argomento Mazzini venga affrontato da un'interrogazione delle minoranze nel prossimo consiglio comunale.
La professoressa Marina Pagin è una docente della scuola secondaria di 1° grado Vittorelli. “La scuola ha anche bisogno di essere considerata luogo di condivisione, inclusione, ascolto - dice al microfono -. Salvare il Mazzini significa proteggere il futuro delle nuove generazioni.” “Ogni bassanese - continua la docente - ha in sé un pezzetto di Mazzini, che rappresenta la nostra cultura, la nostra identità, il nostro passato e il nostro futuro.” La prof ricorda anche come la scuola nei mesi estivi sia stata sede del campus musicale internazionale “Campus delle Arti” e incalza: “Chiediamo che il Mazzini ritorni ad essere la scuola del centro storico.”
Chi conosce ogni angolo della scuola elementare Mazzini è Patrizia Ferrazzi, che per ben 12 anni ne è stata la direttrice didattica, come si diceva una volta.
“Quando ho letto sui giornali che si facevano i lavori di restauro sono rimasta molto meravigliata perché per molti anni questa è stata considerata la scuola più sicura di tutto il Bassanese”, rivela. E il motivo c'è: fu progettata poco dopo il terremoto di Messina del 1908 e quindi costruita “coi criteri antisismici dell'epoca”. “È una scuola solida, ben fatta, tiene bene il caldo e il freddo - continua Ferrazzi -. È una scuola costruita bene e pensata per essere una scuola all'avanguardia, realizzata dallo stesso architetto che ricostruì il Campanile di San Marco.” “Sentire che è stata chiusa perchè non è sicura fa stare male - dichiara l'ex direttrice didattica -. Mi auguro che l'amministrazione ci pensi e, se troverà una soluzione diversa, ci ripensi.”
Chi ha passato un'intera vita nel mondo della scuola è Paola Bertocello, ex preside della Vittorelli e della Mazzini, attuale consigliere di minoranza a Bassano, la quale punta il dito sul trasferimento “di punto in bianco” degli scolari della primaria nell'edificio della scuola media. “Hanno fatto morire la Mazzini e stanno facendo morire anche la Vittorelli”, afferma in quella che può essere ben considerata come la dichiarazione del giorno.
Per ospitare i bambini dell'elementare sono state infatti sacrificate aule didattiche necessarie all'attività scolastica della secondaria di 1° grado oltre alla frequentazione in classe.
“Tra queste non c'è più l'aula di musica - riferisce Bertoncello - e l'associazione musicale Jacopo Vittorelli se ne è andata. Da 40 alunni che aveva, alla scuola di musica ne sono rimasti 12. Sono le conseguenze che accadono con questa operazione.”
“Se facciamo morire la scuola Mazzini - conclude Paola Bertocello -, facciamo morire il centro storico di Bassano.”
Tuttavia l'intento dei partecipanti è tutto, fuorché quello di issare bandiera bianca. Emerge anzi l'esigenza di fare pressione civica affinché l'amministrazione ritorni sui suoi passi.
Paolo Retinò, residente in centro, è un insegnante all'Istituto Comprensivo di Nove ed è genitore di un bambino all'ultimo anno dell'asilo. “Per il prossimo anno - dice, indicando la Mazzini alle sue spalle - abbiamo scelto questa scuola per l'iscrizione di mio figlio. Abbiamo scelto la scuola per il prossimo anno senza che neanche esista. Per tradizione, per la residenza e perché siamo ottimisti.” E riguardo alla denatalità, che giustificherebbe l'obiettivo di far dismettere la Mazzini, aggiunge: “La denatalità è invece un'occasione per ripensare la scuola.”
L'assemblea-flash mob prosegue dando la parola ai rappresentanti delle associazioni e ad altri esponenti della società civile. Tutti d'accordo nel proseguire l'azione di pressing per far arrivare nelle stanze della politica la voce della città per la difesa della sua scuola, uno dei luoghi-simbolo dell'identità bassanese. La campanella - ma quella d'allarme - continua a suonare: non bisogna pertanto abbassare la guardia. A maggior ragione dopo gli ultimi
rumors diffusi in questi giorni, secondo i quali una probabile destinazione d'uso della Mazzini svuotata dalla funzione scolastica potrebbe essere quella di sede espositiva degli animali tassidermizzati della “Collezione Luca” donata alla città.
“Se vogliono mettere gli animali al posto dei ragazzi - sbotta Bassiano Moro, storico esponente della LAV di Bassano, scatenando gli applausi dei presenti -, è la fine.”
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