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Titolone
Elena Pavan, la regina Elisabetta e il maresciallo Tito: l’associazione Destra Brenta attacca lo “svarione” del post del sindaco di Bassano che associa Tito ai “grandi della storia degli ultimi cinquant’anni”
Pubblicato il 20 set 2022
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Nel mio precedente articolo Jacopo and The Queen, a riguardo di questa vicenda avevo espresso il mio “no comment”. La qual cosa rappresentava già, visto l’argomento di cui all’oggetto, un commento esplicito.
Ora però l’attualità mi spinge a ritornare sul tema. Obtorto collo, perché riguarda una pagina del passato che tocca la mia storia familiare e di cui mi occupo sempre poco volentieri.
Ci risiamo infatti: grazie al sindaco di Bassano Elena Pavan sono costretto a rivangare nuovamente la controversa figura del maresciallo Josip Broz, detto Tito.
21 ottobre 1972: la regina Elisabetta II incontra il maresciallo Josip Broz Tito durante la sua visita ufficiale in Jugoslavia (fonte immagine: balcanicaucaso.org)
Ma ripercorriamo brevemente l’antefatto.
Lo scorso giovedì 8 settembre, dopo che si era sparsa nel mondo la notizia della morte della regina Elisabetta II, il sindaco Pavan ha pubblicato nella sua pagina Facebook uno degli innumerevoli post che il popolo del web, intasando i social, ha dedicato alla memoria della sovrana. Scrivendo sulla regina, tra le altre cose, quanto segue:
“Ha conosciuto da ragazzina la guerra, ma anche Churchill, Tito, Gorbacev, Kennedy e ricordare tutti i grandi della storia degli ultimi cinquant’anni che lei ha conosciuto è impossibile.”
Tito tra i grandi del XX secolo dunque, un Big Tito. Davvero un giudizio storico degno di un Titolone.
Proprio lui: il responsabile degli infoibamenti e delle uccisioni degli italiani autoctoni delle regioni adriatiche perpetrate dai suoi miliziani, i cosiddetti titini, e dell’Esodo delle genti giuliano-dalmate tra il 1945 e gli anni successivi. Inesorabile anche con gli stessi jugoslavi, che se non erano fedeli al partito comunista o se erano solamente sospettati di non essere in sintonia col regime venivano deportati nell’inferno di Goli Otok (Isola Calva), luogo di internamento e di tortura dove dal 1949 al 1956 finirono oltre 30.000 prigionieri politici, dei quali circa 4000 morirono a causa dei disumani trattamenti subiti.
Il maresciallo è stato quindi primariamente un aguzzino che negli anni ha saputo tuttavia conquistare una nuova verginità da statista.
Dal punto di vista dell’oggettività storica, Josip Broz Tito si è comunque ritagliato un ruolo importante nella scacchiera internazionale della geopolitica nel momento in cui (era il 1948) si affrancò dall’Unione Sovietica di Stalin, gettando le basi della futura Jugoslavia socialista autogestita, costruendo l’indipendenza dai due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest e trasformandosi successivamente in leader - assieme all’indiano Nehru e all’egiziano Nasser - del movimento dei Paesi Non Allineati.
Ma da qui a definirlo come uno “dei grandi della storia degli ultimi cinquant’anni” ce ne vuole. Intendiamoci: non che alcuni degli altri “grandi” citati dalla Pavan siano stati degli stinchi di santo in particolare per quanto riguarda il nostro Paese, uscito con le ossa rotte e anzi maciullate dalla caduta del fascismo e dalla sconfitta nella guerra.
Il buon Winston Churchill, ad esempio, fu colui il quale alla Conferenza di Teheran nel 1943, nel suo primo incontro con Stalin e Roosevelt, si accordò con gli altri due nel dare
appoggio ai partigiani di Tito ma propose anche una spartizione dell’Italia dopo l’armistizio di Cassibile in cinque zone di occupazione che tuttavia Stalin e Roosevelt, per nostra fortuna, non accettarono. Tra le genialate di Churchill vi fu infatti la proposta di cedere nel dopoguerra l’Istria, tutto il Triveneto e metà della Lombardia, Milano esclusa, alla Jugoslavia di Tito.
Non è andata così: altrimenti, dopo le decisioni definitive di Jalta conseguenti alla Conferenza di Teheran, oggi a Bassano mangeremmo ćevapčići.
Ma almeno Churchill non si è macchiato del sangue delle foibe e non ha creato il regime autoritario che ha costretto oltre 300.000 italiani di Istria, Fiume e Dalmazia ad abbandonare le loro case e imboccare la drammatica via dell’Esodo.
È per questo lampante e incontrovertibile motivo che l’associazione del maresciallo di Kumrovec ai giganti del ‘900 ad opera di Elena Pavan è stato un accostamento quanto meno inopportuno e, nei confronti delle genti giuliane, anche offensivo.
Non è il primo incidente di percorso del sindaco di Bassano nel campo minato, complesso e soprattutto poco conosciuto della cosiddetta “questione adriatica”.
Si ricorderà il suo vano tentativo di proporre la cittadinanza onoraria di Bassano del Grappa ad Egea Haffner, figlia di padre infoibato dai titini ed esule istriana, quale contrappeso alla analoga onorificenza proposta in consiglio comunale per la senatrice Liliana Segre, sopravvissuta al lager nazista di Auschwitz.
All’epoca (era il novembre 2019, primo semestre dell’amministrazione Pavan) Egea Haffner rifiutò cortesemente ma fermamente la cittadinanza onoraria propostale con la seguente motivazione: “Non voglio essere strumentalizzata”. Non solo per il fatto di non essere stata precedentemente informata delle intenzioni dell’amministrazione bassanese, ma soprattutto, come dichiarò a un quotidiano nazionale, perché la sua e quella di Liliana Segre “sono due storie diverse che devono essere ricordate separatamente se si vuole in qualche modo conciliarle”. “Nel momento invece in cui vengono contrapposte le persone che ne sono il simbolo per una lotta politica - affermò ancora l’esule istriana -, si genera confusione e si rischia di essere irrispettosi nei confronti degli stessi protagonisti.”
Lezione di Storia, come intitolai un mio editoriale dedicato al caso Haffner.
Ora l’atto “irrispettoso” non riguarda l’aula civica del consiglio comunale, ma un commento personale del sindaco di Bassano. Che oggi è finito nel mirino di un post nella pagina Facebook dell’associazione culturale Destra Brenta di Bassano del Grappa.
È questa la notizia di attualità che mi ha costretto obtorto collo a ritornare sull’argomento e di cui non posso non sottolineare la valenza politica.
Anche qui devo fare chiarezza: dal punto di vista culturale e politico l’associazione Destra Brenta rappresenta quanto di più lontano dalla mia personale visione del mondo e delle cose. Ma ne ho sempre apprezzato l’apertura al confronto e devo soprattutto riconoscerle un’attenzione e una coerenza nei confronti della questione adriatica che nessun altro ha mai saputo dimostrare in questo territorio.
In più Destra Brenta ha sostenuto la coalizione che fatto eleggere sindaco Elena Pavan e dalle sue file proviene il consigliere di maggioranza (gruppo #PavanSindaco) Gianluca Pietrosante. Da qui l’espressione di una presa di posizione da non sottovalutare.
“Purtroppo - scrive Destra Brenta nell’intervento social - duole dover fare un appunto al sindaco che abbiamo sostenuto sin dall'inizio… Ma questi svarioni, soprattutto quando si è provato a dare la cittadinanza onoraria alla Haffner, devono essere evitati. Questo perché si rischia di prestare il fianco alla sinistra, la quale è famosa per la sua attitudine ideologica circa l'argomento foibe ed esodo. Noi da sempre ricordiamo, attraverso varie manifestazioni effettuate nel corso degli anni, tale pagina di storia nelle strade, nelle scuole e nei convegni.”
“Per rimediare a tale svarione fatto dal sindaco (vogliamo credere che si tratti di una svista e non di una convinzione), ovvero mettere il sanguinario Tito tra i grandi della Storia - conclude il post dell’associazione -, la inviteremo alla prossima e imminente ricorrenza della morte di Norma Cossetto, simbolo di tale eccidio che gli italiani e i veneti hanno subito.”
Vado in farmacia a comprarmi una scatola di cerotti: come insegna anche questa vicenda che nasce da un superficiale post, la ferita di questa infausta pagina di storia è sempre aperta e non si è mai rimarginata.
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