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Baita, la dark lady e i “Padroni del Veneto”
Politica e affari: dopo gli arresti di ieri per l'inchiesta veneziana sul Project Financing, rileggiamo alcuni brani del libro-inchiesta di Renzo Mazzaro
Pubblicato il 01 mar 2013
Visto 7.236 volte
“Galan riceveva gli ospiti stravaccato sul divano e si vedeva subito che non era uno stakanovista. Claudia Minutillo era sempre nel raggio di due metri, la sua ombra. La chiamavano la dark lady e non solo perché vestiva di nero: fisico asciuttissimo, elegante, di rado sorridente, teneva le chiavi di tutti gli accessi al presidente. Fino a diventare troppo ingombrante.”
E' un passo della prima pagina del libro “I Padroni del Veneto”, editori Laterza, il best seller del collega Renzo Mazzaro, giornalista delle testate venete del gruppo Repubblica-Espresso, che racconta senza peli sulla penna vent'anni di politica e di affari collegati alla politica nella nostra regione.
Chi vi scrive ha avuto l'occasione, lo scorso settembre, di leggere il libro e di incontrare l'autore e intervistarlo in una affollatissima serata agli “Incontri senza Censura” alla Libreria La Bassanese a Bassano del Grappa.
Piergiorgio Baita, arrestato ieri dalla Guardia di Finanza per l'inchiesta sulla frode fiscale collegata al Mose
Ho quindi riposto il volume nella libreria di casa, nel settore “in evidenza”: per chi fa il mio mestiere, si tratta infatti di un testo di assai utile consultazione.
E oggi - dopo la clamorosa notizia di ieri dell'arresto dell'ing. Piergiorgio Baita, ad di Mantovani spa e re del project financing (Nuova Valsugana compresa) e di altre tre persone, tra cui l'ex segretaria di Galan Claudia Minutillo in qualità di ad di Adria Infrastrutture, con l'accusa di evasione fiscale tramite l'utilizzo e l'emissione di fatture false collegate al project del Mose - l'ho ripreso in mano.
L'ho fatto dopo aver letto l'intervista di Giancarlo Galan al Mattino di Padova (mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/03/01/news/parla-l-ex-governatore-il-sistema-galan-non-esiste-mai-presi-soldi-dalle-imprese-1.6619840) in cui l'ex governatore, ex ministro e neo-eletto deputato del PdL afferma di “avere appreso la notizia dalle agenzie” di “saperne quanto voi, anzi molto meno”, sottolineando - rispondendo a una domanda sulla “picconata” alle imprese che lo avrebbero sostenuto, anche sul piano finanziario, nei tre lustri di presidenza del Veneto - che “non è mai esistito, né tantomeno esiste, un sistema Galan”.
Mettiamo subito in chiaro due cose: non abbiamo motivo di dubitare delle affermazioni di Galan e le presunte responsabilità penali delle persone al centro della nuova “projectopoli” saranno da dimostrare, se rinviate a giudizio, in sede processuale.
Ma Giancarlo Galan è stato anche il presidente della Regione in un'epoca in cui - come dimostra il libro di Mazzaro - è nato il Veneto delle grandi opere e, con esso, sono nate le lobbies professionistiche e imprenditoriali che su quelle grandi opere hanno costruito una forma di potere economico-finanziario assoluto, per il quale chi ha governato il Veneto in quegli anni non può evitare di vedersi rinfacciare una dose di responsabilità politica.
A cominciare dalla prima grande opera pubblica progettata in terra veneta: la Sfmr, ovvero il Sistema Ferroviaro Metropolitano Regionale, tuttora incompiuto.
“I lavori per 659 miliardi di lire - scrive Mazzaro nel suo libro - vanno aggiudicati alle imprese Astaldi e Mantovani Costruzioni, grazie ad un ribasso che si avvicina al 30 per cento. Gli altri concorrenti restano senza fiato, impossibile starci dietro.” Ed è proprio in questa occasione che “emerge la bravura di Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani”.
In che modo? “L'ingegnere considera il progetto definitivo, già predisposto dalla Net Engineering di Gian Battista Furlan, un tracciato bisognoso di modifiche - rileva ancora Mazzaro -. Si mobilitano i sindaci che chiedono integrazioni: al posto dei sottopassi si fanno i sovrapassi, dov'è prevista la deviazione di una strada si devia la ferrovia, se non c'è un parcheggio bisogna metterlo o spostarlo. Le varianti fanno lievitare gli importi, alla fine le opere collaterali si mangiano il ribasso con gli interessi. Galan è affascinato: tutti gli dicevano che a quelle condizioni la Mantovani si sarebbe impiccata, invece Baita fa il lavoro guadagnandoci. Alta scuola. Il presidente capisce che è sulle grandi infrastrutture che deve buttarsi. Gli anni Duemila saranno tutti improntati da queste decisioni.”
Il contributo regionale a Bmc Broker e la vicenda di Pedemontana Spa
Ma c'è un altro particolare, riguardo alla vicenda Sfmr, che salta all'occhio.
“Sotto le elezioni politiche del 2006 - si legge a pagina 182 de “I padroni del Veneto” - la giunta Galan arriva a stanziare 130.000 euro per una “campagna informativa sullo stato di attuazione del primo stralcio del sistema ferroviario metropolitano regionale”. Un finanziamento kafkiano: è vero che prima di prendere un treno bisogna sapere che esiste, ma per informare che esiste bisognerebbe che prima ci fosse. A incassare i 130.000 euro per avvertire i passeggeri che arriva il treno fantasma sarà una società con sede a San Marino, la Bmc Broker.” E tra i soci della Bmc, come scoperto dai giornali dell'epoca, figura “Claudia Minutillo, ex segretaria personale di Galan”.
Si tratta proprio della Bmc Broker, la srl sanmarinese al centro delle indagini che hanno portato agli arresti di ieri: gestita da William Colombelli, ex compagno della Minutillo e sedicente console a disposizione della Repubblica di San Marino, risulta trattarsi - secondo i riscontri della Guardia di Finanza - di una società “cartiera” attraverso la quale sarebbero transitate le fatture false scoperchiate dall'inchiesta tuttora in corso.
I nomi di Baita e Minutillo, sulle pagine del libro, emergono anche nella vicenda di Pedemontana Spa, società pubblica nata nel 2002 “per promuovere la costruzione della strada con lo stesso nome” e trasformata, nel 2005, in società a maggioranza privata.
“La storia di questa società - osserva Mazzaro - è complicata come un romanzo giallo, perché l'obiettivo reale dei soci non è solo promuovere la costruzione ma farsi assegnare la concessione.”
I soci originari di Pedemontana Spa sono sei: Autostrade Spa e Autostrada Brescia-Padova (col pacchetto di maggioranza) e ancora Autovie Venete e le tre banche Antonveneta, Cardine (poi Sanpaolo Imi) e Cariverona (poi Unicredit).
Nel 2003 Pedemontana Spa redige il progetto dell'infrastruttura e lo presenta in Regione. E, nel 2004, “la Regione dichiara l'opera di pubblico interesse, fatto che fa scattare il contributo pubblico: 243 milioni di euro.”
“Il passaggio chiave - ricostruisce Mazzaro - avviene in due fasi, il 16 novembre e il 21 dicembre 2005 nello studio del notaio Cesare Peloso di Verona: si sciolgono e rinascono società e consorzi, scambiandosi quote e controllo della società. Al termine del rocambolesco intreccio, i soci pubblici che nel 2003 avevano l'85 per cento si ritrovano al 42 per cento. La maggioranza va ai privati, rappresentati per quota azionaria e autorevolezza da Impregilo e dal Consorzio Cps (Costruttori progettisti e servizi) il cui presidente è Piergiorgio Baita. Fa la sua comparsa anche Adria Infrastrutture, che fa capo a Progetto Adria spa, di cui è azionista di maggioranza Romeo Chiarotto, socio di Baita nella Mantovani. In Adria Infrastrutture comincia ad esercitare Claudia Minutillo. Erano tenute le società pubbliche presenti in Pedemontana ad un bando per la cessione delle quote e non a procedere a trattativa privata, come un regalo di Natale, come invece hanno preferito fare? Lo sostengono in molti. L'obiezione non è peregrina, tanto che la magistratura acquisisce gli atti. Ma oltre non va.”
E' solo l'inizio del lungo braccio di ferro tra associazioni di imprese che porterà all'aggiudicazione della Superstrada Pedemontana Veneta alla cordata piemontese-spagnola Sis-Sacyr e quelli sopra riportati sono solo alcuni esempi del sistema degli appalti per le grandi opere pubbliche nella nostra regione di cui Piergluigi Baita - assoluto dominus del meccanismo del project - e Claudia Minutillo sono soltanto due dei tanti attori, più o meno protagonisti.
Per il resto della Veneto Story, ricca di informazioni e di dati tutti documentati, vi rimandiamo al libro di Renzo Mazzaro. Una lettura dalla quale, alla luce delle inchieste di queste ore, si capiscono molte cose.
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