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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Medio Oriente: tensioni che affondano nella Storia
Alla Libreria La Bassanese, Pozzato e Spagnol hanno presentato una pubblicazione dedicata alla recente storia di terre e popoli al centro dell'attualità
Pubblicato il 28 feb 2026
Visto 3.641 volte
L’ultimo appuntamento di febbraio dell’AperiLibro, alla libreria La Bassanese, ha ospitato un incontro per la presentazione del libro Il crollo delle certezze in Medio Oriente 1967-1973, presenti due degli autori, gli storici Paolo Pozzato e Giorgio Spagnol.
Pozzato, storico militare tra i più autorevoli studiosi italiani della Grande Guerra e delle dottrine operative del Novecento, è autore di numerosi saggi e consulente per istituti storici e musei; Spagnol, ricercatore specializzato nei conflitti arabo-israeliani, si occupa di storia militare contemporanea e collabora a progetti di divulgazione e analisi geopolitica.
Marco Bernardi, Giorgio Spagnol e Paolo Pozzato, alla Libreria La Bassanese
Il Medio Oriente è attraversato da tensioni e conflitti millenari. Le vicende degli ultimi tempi hanno riportato all’attenzione le fragili dinamiche geopolitiche che da sempre hanno governato quelle terre. Il saggio, un volume corposo edito da Chillemi, alla stesura del quale hanno partecipato anche Basilio Di Martino ed Enrico Pino, intrecciando storia, analisi militare e attualità, analizza i fatti di mezzo secolo fa, in particolare concentrati nel periodo 1967-1973, anni in cui si incrinarono molte certezze militari e strategiche, cambiò radicalmente la natura stessa dei rapporti tra arabi e israeliani e dove affondano quindi alcune ragioni degli attuali gravi eventi.
In quegli anni, che tutti ricordiamo se non altro per i loro riflessi sull’Occidente — le giornate di austerity per la crisi petrolifera, o più drammaticamente, i telegiornali che annunciavano attentati e dirottamenti negli aeroporti, il caso dell’Achille Lauro, e non vaghe minacce di guerra nucleare — erano protagoniste figure storiche come Sadat, Arafat (Premio Nobel per la Pace nel 1994 insieme ai leader israeliani Yitzhak Rabin e Shimon Peres), Kissinger e Nixon sul versante americano e Brežnev a capo dell’Unione Sovietica.
Nel merito dei conflitti in Medio Oriente, come è ribadito nel libro, a seguito della cosiddetta “Guerra dei sei giorni” emerse con forza quanto l’equilibro della superiorità sul campo potesse cambiare rapidamente e quanto fossero decisive flessibilità, coordinamento e capacità di adattamento agli nuovi scenari. Il contrasto tra il comando arabo centralizzato e l’approccio israeliano più decentralizzato rivelò due visioni opposte della guerra moderna.
Gli storici, all’interno delle conversazione in libreria, hanno accennato ad alcune dinamiche di matrice strategico-militare che hanno contrassegnato i conflitti nella manciata di tempo che ha preceduto la Guerra dello Yom Kippur, il conflitto più vasto combattuto in Medio Oriente fino alla prima Guerra del Golfo, allorché gli eserciti di Siria ed Egitto attaccarono Israele mentre gran parte della popolazione ebraica stava celebrando una delle feste più solenni della propria religione. Tutti fatti complessi, arditamente “leggibili”.
Interessante il parallelo con la contemporaneità, quando nel dibattito che ha preceduto l’aperitivo ha fatto irruzione l’argomento di Trump e la sua ossessione dell’invasione della Groenlandia, e bellissima la frase conclusiva dell’incontro, a più statisti attribuibile in un’accezione ben più inquietante, ma affermata in senso pacifico molto gradita: “non esistono nemici eterni”.
Il successivo appuntamento della rassegna è fissato per venerdì 6 marzo, con ospite Fabio Siviero, docente del Liceo Brocchi, autore de L’ultimo miracolo, edito da Ronzani.
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