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Dancing Canova
“Dedicato a Canova”: in piazza Libertà con Operaestate Festival rappresentate le “Microdanze” di Aterballetto dove danzatori, contesto urbano e pubblico diventano una cosa sola
Pubblicato il 23 lug 2022
Visto 7.996 volte
Ma chi sarà mai la figura che sta danzando? Ebe? La Venere Italica?
In piazza Libertà, in un tardo pomeriggio che dopo l’ennesima giornata di caldo ci fa apprezzare il significato del verbo “respirare”, va in scena Microdanze Re-enactment di Aterballetto: progetto ed evento gratuito di danza inserito da Operaestate Festival Veneto nel programma della intensa tre giorni di rappresentazioni coreografiche intitolata “Dedicato a Canova” e ispirata all’arte del sommo scultore neoclassico per il Bicentenario Canoviano.
Ci vado come sempre con la solita curiosità, anche perché gli spettacoli che si materializzano sotto la finestra della redazione meritano l’impegno di un incontro ravvicinato.
Foto Alessandro Tich
Capirò alla fine, parlando con i referenti della produzione, che non si tratta di una rappresentazione “specificamente dedicata” ad Antonio Canova, anche perché Microdanze è un progetto preesistente e a sé stante nella programmazione artistica di Aterballetto, Fondazione Nazionale della Danza con sede a Reggio Emilia.
Ma si tratta comunque di una performance che regala suggestioni e che può essere interpretata a seconda del contesto urbano in cui viene rappresentata.
La caratteristica dello spettacolo è la sua forma itinerante in uno spazio limitato.
Coreografi italiani e internazionali hanno elaborato una serie di brevi coreografie che animano una dietro l’altra lo spazio pubblico - in questo caso della piazza -, spostandosi da un angolo all’altro dello stesso, e possono essere guardate dal pubblico in successione come avviene in una visita al museo. Ecco quindi il primo “aggancio” alla tematica canoviana.
Poi effettivamente alcune delle scene danzate stimolano la percezione di figure che prendono forma e che prendono vita, con una tensione dinamica e con una plasticità di pose che possono rievocare la creazione di una scultura canoviana.
Suggestioni, per l’appunto: ciascuno trovi nelle movenze e nelle evoluzioni dei giovani danzatori il Canova che preferisce, come anche no.
Microdanze è una serie di coreografie composta da pezzi brevi, della durata di sei-otto minuti ciascuno, che abbattono il cosiddetto “effetto palcoscenico”: danzatori, spazio urbano e pubblico sono un tutt’uno. Ogni capitolo della rappresentazione sfrutta uno spazio minimo: un quadrato delimitato da strisce, una porzione di piazza, un lenzuolo, un tavolino da bar o anche persino un bidone-piedistallo sopra il quale si mette a danzare una statua vivente.
Sono gli stessi artisti ad accompagnare gli spettatori dallo spazio di una performance all’altro, applicando la modalità della visita guidata. E tra spettatori e danzatori ci crea alla fine un’empatia naturale, come quella che può scaturire tra gli amanti dell’arte e le opere d’arte.
Microdanze Re-enactment ha proposto sei distinte coreografie dai titoli evocativi e, un po’ alla B.Motion, non necessariamente chiari alla famosa signora Maria.
Ovvero (titolo e coreografo): Active Motivation di Elena Kekkou, Pensieri di Carta di Hélias Tur-Dorvault, Eppur si muove di Francesca Lattuada, Turn the Tide di Roberto Tedesco, Knight Rider di Yannis Nikolaidis e Strôma di Giovanni Insaudo, per l’ideazione di Gigi Cristoforetti.
Sei capitoli di un unico racconto scritto a più mani che vengono seguiti ed apprezzati dal pubblico richiamato in piazza, sotto lo sguardo vigile del direttore generale di Operaestate Festival Rosa Scapin e l’espressione soddisfatta del responsabile dei progetti di danza e internazionali di Operaestate Roberto Casarotto.
Alla fine meritatissimi applausi - perché lo sforzo fisico abbinato al linguaggio artistico va sempre premiato - per gli otto giovani talenti della danza che hanno rappresentato nei rispettivi momenti lo spettacolo urbano: Arianna Ganassi, Federico Russo, Diletta Torelli, Rossana Samele, Marianna Basso, Agnese Biavati, Lorenzo Molinaro e Marek Brafa.
Cosa c’è stato dunque di canoviano nelle Microdanze inserite nel programma di “Dedicato a Canova” di Operaestate? Piazza Libertà è stata o no trasformata in un Dancing Canova?
La risposta è aperta. Le figure che danzavano non erano la Ebe né la Venere Italica, ma è stato bello immaginare che potessero esserlo.
Ed è cosparsa di spirito canoviano anche la foto che ho scattato agli otto danzatori al termine della loro esibizione, vicino all’entrata della chiesa di San Giovanni che fungeva da “backstage”, pubblicata come ultima immagine nella galleria fotografica che potete vedere di seguito.
Guardate i loro volti soddisfatti e sorridenti: quella foto è un bassorilievo dedicato alla gioventù.
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