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Il Ponte dei Pugni
“Ponte degli Alpini” e dintorni: l’intervento di un nostro lettore sulla lettera aperta di Andrea Cunico Jegary e le considerazioni che ne conseguono
Pubblicato il 01 lug 2022
Visto 8.205 volte
Il Ponte dei Pugni è uno dei tanti ponti incredibili e curiosi della mia amatissima Venezia.
Si trova tra Campo Santa Margherita e Campo San Barnaba, sopra il rio di San Barnaba dove a pochi metri di distanza sono attraccati da sempre i pittoreschi barconi che vendono frutta e verdura. Italia meravigliosa.
L’ho attraversato centinaia di volte, soprattutto quando - ed ero un ragazzino, abitante a Mestre - andavo a trovare mio papà che nella stagione estiva, nella vicina Calle de la Toletta, dirigeva la Foresteria Studenti, il primo ostello internazionale per la gioventù.
Foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet
Il ponte, che per dimensioni è praticamente un ponticello, si chiama così perché ai tempi dei Dogi fungeva da ring per le scazzottate tra le due fazioni rivali della Serenissima Venezia.
Erano i Castellani e i Nicolotti. I primi abitavano nella zona est della città, i secondi nella zona ovest. Altro che Berlino. La rivalità tra le due parti era molto accesa, risaliva agli albori della Repubblica e più volte generò risse e pestaggi incontrollati tra le calli e i campielli.
Per questo motivo il Governo veneziano pensò bene di “incanalare” (nel senso letterale di convogliarli sopra un canale) i bellicosi spiriti dei contendenti e di concedere loro una vera e propria gara di pugilato di gruppo.
Castellani e Nicolotti quindi si incontravano - o, per meglio dire, si scontravano - su quello che sarebbe poi stato intitolato Ponte dei Pugni per darsele di santa ragione, ma sotto la forma di un “gioco popolare” permesso e anzi sollecitato dai governanti di San Marco. Organizzando la mega riunione di boxe, lo scopo del potere costituito era non solo quello di dare sfogo all’aggressività dei numerosi Mike Tyson del Leon, ma anche e soprattutto di mantenere la popolazione divisa, per evitare possibili “alleanze” tra i sestieri e minimizzare così il rischio di sommosse popolari.
Botte da orbi per tenerli sotto controllo e renderli quindi ancora più orbi: altro che Machiavelli.
A quell’epoca il ponte non aveva i parapetti e le due fazioni - a colpi di diretti, montanti e sganassoni vari - puntavano a far cadere nel canale più persone possibili della banda rivale. Una maxi colluttazione legalizzata di cui oggi esiste ancora il segno: le impronte dei piedi ai quattro angoli del ponte, proprio come gli angoli di un ring, da dove i contendenti dovevano partire per scaricare i loro pugni contro gli avversari.
Cosa volete: a quei tempi si divertivano così. E per fortuna che si chiamava Serenissima.
Ho iniziato l’articolo con questi ricordi storico-nostalgici perché mi sono stati ispirati da un intervento trasmesso questa mattina in redazione da un nostro lettore, che si è firmato con nome e cognome e di cui do quindi le generalità: Carlo Todeschini.
La mail inviata a Bassanonet si riferisce al mio articolo di ieri, intitolato “Depennato”, nel quale ho riportato la lettera aperta di Andrea Cunico Jegary che ha preso di mira la lettera di invito con cui il sindaco Pavan annuncia la celebrazione del terzo anniversario “della promulgazione, da parte del Parlamento, della legge che definisce il manufatto palladiano “Monumento Nazionale” riconoscendolo come “Ponte Vecchio detto anche Ponte degli Alpini”.” Secondo Cunico Jegary, definire il manufatto “Ponte degli Alpini” è “un falso in comunicazione” e “una corruzione arbitraria del nome ufficiale attribuito dalla legge citata”, la quale nomina ufficialmente Monumento Nazionale, come dalle sacre scritture parlamentari, il “Ponte Vecchio di Bassano”.
Fine del riassunto della puntata precedente.
Il nostro lettore ci ha scritto quanto segue, con un’unica frase che ho omesso e sostituito con (…) per evitare querele o denunce di alto rango:
Egr. Direttore Tich,
ho letto con interesse, come sempre, il suo articolo dal titolo “Depennato” relativo all’ex ponte del Palladio. Non si sa perché siamo così retori e smemorati, anche se c’è una legge essa certifica un clamoroso falso come un vero.
Mi spiego: su quel ponte molti progettisti ed esecutori hanno messo il naso e le mani ma, dopo l’ultimo intervento stravolgente, chiamarlo del Palladio è offensivo per il grande architetto; questo manufatto ora non ha niente o pochissimo del ponte originario (forse nell’aspetto) e quindi bisognerebbe chiedere che carte hanno prodotto quelli del comitato per far si che un clamoroso falso diventi monumento nazionale (il nome non ha molta importanza ma ne ha molta la sostanza del manufatto che con strutture in acciaio incorporate lo rendono sostanzialmente diverso).
Siamo italiani e quindi teniamo all’apparenza e non alla sostanza ed è ridicolo, se non peggio, che un sedicente appartenente ad un comitato si inalberi per un comunicato sindacale che invita alla partecipazione, ad una “farsa”, la popolazione.
Fa ridere bonariamente quello che ha scritto nella sua il Cunico, “Preciso che questa mia iniziativa ha carattere bonario, non è suggerita da pregiudizio verso gli Alpini, io stesso lo sono e nutro massimo rispetto per la memoria. Altrettanto credo vada rispettata una legge, siamo in democrazia, se emergesse in futuro un volere diverso il Parlamento può valutare, modificarla.”, pensando a quanto la Costituzione, negli ultimi due anni, sia stata disattesa (…) dai vari governi succedutisi.
La canzone recita “noi ci darem la mano” ma con il clima di questi giorni “ci darem dei pugni”.
Col sorriso forzato la saluta cordialmente
Carlo Todeschini.
Ringrazio il nostro lettore per il suo contributo. Bassanonet non è un semplice fornitore di notizie: è anche e soprattutto uno stimolatore di idee, di dibattiti e di riflessioni.
Gli rispondo subito che a riguardo del “clamoroso falso” del cosiddetto Ponte di Palladio con me sfonda una porta aperta. Ho sempre sostenuto - e lo storico dei miei articoli e editoriali sul Ponte ne fa fede, nero su bianco - che il nostro Monumento Nazionale nonché aspirante (ma ormai l’aspirapolvere sembra avere esaurito le batterie) Patrimonio dell’Umanità UNESCO è tutto, fuorché un monumento conservato nella sua integrità storica e architettonica.
È stato riprogettato e ricostruito più volte nei secoli, diventando quasi irriconoscibile rispetto al disegno palladiano nel progetto settecentesco di ricostruzione del Ferracina, ma soprattutto con l’ultimo e infinito restauro è diventato “altro” da sé stesso.
Oggi il nostro amato Ponte Dai Tanti Nomi è un manufatto rivestito di legno che alle sue fondamenta e nell’anima interna delle stilate poggia su un castello di acciaio inossidabile.
Un Cyborg Nazionale, con travi reticolari di fondazione e di impalcato, lontano anni luce dai dettami palladiani de I Quattro Libri dell’Architettura.
Ma tant’è: teniamoci stretta la legge del parlamento che lo ha nominato Monumento Nazionale. Anche perché, con simili presupposti sull’effettiva “storicità” delle componenti strutturali e architettoniche del Ponte, ci è andata di lusso. Diciamo che la legge ha riconosciuto e premiato il “simbolo” rappresentato dal Ponte più che la sua conformità ingegneristico-progettuale.
Ricordo infine al nostro lettore che a Bassano la mamma delle polemiche è sempre incinta. Per questo, in tanti anni di lavoro come giornalista in questa città, non mi sono mai annoiato. Andrea Cunico Jegary ha detto la sua, toccando gli intoccabili ovvero gli Alpini, a maggior ragione sotto il mandato di questa amministrazione che ha nominato Bassano del Grappa nientemeno che “Città degli Alpini”, e ha scatenato un inevitabile vespaio.
Come accade però il più delle volte a BdG, anche questa querelle finirà annacquata nel Brenta e sepolta dalla Musica sull’Acqua e dai Fuochi Pirotecnici sul fiume del prossimo 11 luglio.
Ho letto quindi con interesse l’intervento del nostro lettore, ma dissento dalla sua conclusione. Non è vero che sul Ponte di Bassano “ci darem dei pugni”. Non è il nostro stile.
A Bassano i contrasti non avvengono mai a viso aperto: l’arte della polemica è più sfuggente, più democristiana, più ambigua. Come ai vecchi e gloriosi tempi dell’ex Umce e oggi Ascom - che cito spesso come esempio - che in conferenza stampa sparava a zero contro il Comune per le vicende urbanistiche dei centri commerciali e poi andava a braccetto con gli amministratori comunali alle inaugurazioni del Mercatino di Natale.
Onde per cui, egregio signor Todeschini, vedrà che per qualche giorno la sortita di ieri di Cunico Jegary muoverà ancora un po’ le acque del Brenta siccitoso ma il prossimo 5 luglio, giorno in cui si svolgerà, tra sorrisi e canzoni e Tv, la celebrazione pubblica per il terzo anniversario della nomina del Ponte a Monumento Nazionale, sarà già tutto dimenticato.
I pugni sul Ponte lasciamoli agli altri: a quei Castellani e Nicolotti che sotto la Repubblica del Leon non avevano altra soluzione che darseli per davvero.
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