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Allora: è andata così. La Commissione Locale per il Paesaggio e le Autorizzazioni Paesaggistiche, organo consultivo del Comune di Bassano del Grappa, ha espresso il proprio parere sul progetto di pavimentazione del Ponte, redatto dall'arch. Maurizio Trevisan di Asolo e già approvato nel mese di ottobre, relativamente al vincolo culturale del bene monumentale, dalla Soprintendenza di Verona. Parere che si è risolto con una netta ed unanime bocciatura del progetto medesimo. Per dirla in breve e senza scendere in dettagli, secondo i cinque componenti della Commissione - che hanno rilevato anche delle incongruenze tra la relazione tecnica e la documentazione allegata - la pavimentazione “alla veneziana” composta di battuto di materiali del Brenta con leganti di tipo cementizio non è a norma e non è adatta per vari motivi alla storia e alle caratteristiche del manufatto. In più, lo strato di battuto veneziano, in interazione con il cemento legante, sarebbe particolarmente esposto all'usura del piano di calpestio e alle continue sollecitazioni della struttura di legno. Rischia pertanto di rimanere integro solamente per un paio d'anni e di necessitare quindi in tempi brevi di interventi di manutenzione se non persino di rifacimento.
Come noto, il parere della Commissione è stato trasmesso dal Comune alla Soprintendenza e la Soprintendenza lo ha rispedito al mittente, attestando che ai sensi del D.P.R. 31/2017 i lavori per la posa della pavimentazione sul monumento “non necessitano di Autorizzazione Paesaggistica” e pertanto il parere non era necessario. Apriti Ponte.
I lavori attualmente in corso sul Ponte (foto di un lettore di Bassanonet)
È a questo punto infatti che la questione tecnica si è spostata nell'arena della polemica politica. Sulla stampa locale, e in particolare sul Giornale di Vicenza, i componenti interessati della giunta comunale - portata in cascina la risposta della Soprintendenza - hanno immediatamente sparato a zero sui commissari per il Paesaggio, questi ultimi trinceratisi invece dietro al silenzio stampa. L'assessore ai Lavori Pubblici Andrea Zonta ha dichiarato che il parere negativo espresso ad un passo dalla chiusura del percorso del restauro “sa di dispetto”, che i commissari “si sono occupati di una materia non di loro competenza” e che il loro “dissenso” ha avuto “conseguenze sull'immagine che la città ha dato di sè”. Ancora più drastico l'assessore all'Urbanistica Andrea Viero che ha chiesto le dimissioni della Commissione, chiedendo la testa dei cinque architetti che la compongono poiché “la pavimentazione del Ponte non è un tema di cui si debbano occupare”.
Così è se vi pare: agli occhi della giunta del Comune di Bassano la Commissione Locale per il Paesaggio ha seminato vento e ha raccolto tempesta. Ma non è - come si potrebbe evincere dalle affermazioni di Viero - che i commissari si siano svegliati alla mattina e abbiano concordato all'improvviso di esprimere un parere sulla pavimentazione del Ponte, “travalicando”, come ha sempre detto l'assessore all'Urbanistica, le loro “competenze specifiche”. Perché la realtà delle cose è un'altra.
Il parere sul progetto di pavimentazione è stato infatti formalmente richiesto alla Commissione dall'amministrazione comunale. Lo conferma la stessa amministrazione Pavan nel comunicato stampa trasmesso alle redazioni lunedì scorso 1 febbraio in merito alla risposta della Soprintendenza, con parole che ho già pubblicato e che copio-incollo di seguito: “Dopo avere ottenuto, al termine di un periodo di condivisione e di confronto, il parere positivo della Soprintendenza di Verona relativamente al vincolo culturale, l’amministrazione, poiché il Ponte ricade in area sottoposta a vincolo paesaggistico, con specifica pratica aveva richiesto alla Commissione Locale per il Paesaggio l'espressione del proprio parere.” Per la serie: verba volant, scripta manent e ciò che è scritto non si può smentire. Come possono due membri di giunta dichiarare che “la pavimentazione del Ponte non è un tema di cui la Commissione si debba occupare” e che i commissari “si sono occupati di una materia non di loro competenza” se è stata proprio l'amministrazione di cui fanno parte a richiedere il parere alla Commissione stessa?
Non ci resta che prendere la chitarra e intonare la famosa canzone: The answer, my friend, is blowin' in the wind...
Dopo oltre 6 anni e mezzo (il primo delle mie centinaia di articoli sul restauro del Ponte risale al 22 luglio 2014, appena insediata l'amministrazione Poletto) e con l'avvicinarsi della annunciata inaugurazione primaverile del monumento “restituito” alla città, pensavo di aver già scritto tutto quello che si poteva scrivere e di aver finalmente esaurito il bonus delle vicende ai confini della realtà riguardanti il sofferto intervento di ripristino e consolidamento del manufatto palladiano. E invece sono costretto ad occuparmi di questa nuova ed ennesima performance del Teatro dell'Assurdo. Roba che neanche il grande Ionesco sarebbe stato in grado di concepire.
Di tutta questa storia colpiscono certamente gli aspetti tecnici, che lanciano un nuovo punto interrogativo sui tanti già aperti in riferimento al restauro infinito.
Ma colpiscono assai di più le reazioni incredibilmente scomposte del governo cittadino, che a riguardo dell'“onta” recata dalla Commissione ha messo in moto una caccia al colpevole (questo sindaco e questa amministrazione, notoriamente, non hanno mai colpe) ispirata da una evidente “teoria del complotto”. Della Commissione Locale per il Paesaggio fanno parte cinque architetti (Stefano Lucato, presidente; Lucia Lancerin, Carmine Abate, Ledi Wolfsgruber e Marco Sembenelli), tre dei quali sono stati nominati dall'amministrazione Poletto. E la cosa, per l'amministrazione di centrodestra, a quanto pare puzza di sinistro.
Eccoci dunque, per concludere, alla ricomparsa del culto di Dietrology.
Sempre secondo le indiscrezioni di stampa, in seno alla maggioranza ha preso infatti corpo la convinzione che alla base dello “sgambetto” messo in atto dalla Commissione “ci siano dei mandanti in quota centrosinistra”. Insomma: quasi una macchinazione “da Botteghe Oscure”, ordita per mettere i bastoni tra le ruote dell'amministrazione governante nella quasi imminenza del glorioso taglio del nastro del Ponte restaurato.
E poco influisce il fatto che uno dei commissari, l'architetto Sembenelli, sia stato in passato il segretario cittadino della Lega, quando ancora si chiamava Lega Nord, partito con il quale si candidò nel 2014 alle comunali di Bassano, nella lista che tra gli altri candidava anche Andrea Viero nonché una certa Elena Pavan. Quella che si fa strada a Palazzo è la versione ufficiale del parere negativo “pilotato” e lo scaricabarile politico sembra essere la via più comoda per coprire il grande imbarazzo generato dalla vicenda.
E riguardo al Comune di Bassano e a chi ne regge le sorti non ho più altro da dire.
Sulla Soprintendenza, invece, stendiamo un velo “alla veneziana”. E non solo per il modo con cui ha sbrigato la questione, considerando che il pavimento di un Monumento Nazionale “non fa parte del paesaggio”. Una sede periferica del Ministero ai Beni Culturali che ha approvato l'anima in acciaio inox del Ponte restaurato e il cubo di vetro sul belvedere George Sand per l'ampliamento del Caffè Italia non appare più essere l'autorità preposta alla tutela dell'integrità storico-architettonica di una città di struttura medievale come la nostra, ma è diventata ormai solamente l'autorizzatore burocratico del nuovo che avanza.
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