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Calamità climatiche, ambiente in sofferenza e cementificazione spinta: lettera al direttore di Francesco Celotto. “In Veneto mancano leader e politiche che promuovano un cambio di paradigma”
Pubblicato il 10 set 2020
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Eventi climatici e calamità meteorologiche nel Veneto: riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera al direttore, trasmessa in redazione da Francesco Celotto, “libero pensatore” particolarmente sensibile a queste tematiche:
LETTERA AL DIRETTORE
Il governatore Luca Zaia in ricognizione tra i danni della tromba d'aria dello scorso 29 agosto a Trissino (foto Alessandro Tich)
Che tempo che fa
Egregio direttore,
ho letto con molto interesse il suo recente editoriale dal titolo “Apolalypse Now”.
La climatologia è ormai una apocalisse nella nostra regione e Luca Zaia il suo salvatore (si fa per dire).
Mi sono occupato per qualche anno del tema ambiente nel nostro territorio, scrivendo insieme ad altri un paio di libri sulle grandi opere, gli effetti del cemento nel Veneto, denunciando il disastro della SPV e altro.
Eppure da allora nulla sembra essere cambiato. Regolarmente ogni anno si verificano diluvi, trombe d'aria, esondazioni e ogni anno puntualmente la gente chiede aiuti, stati di emergenza con il governatore Zaia a farsi forte, difendere le genti padane dalle inclemenze del clima, bussando a Roma chiedendo fondi per far fronte ai disastri creati dal maltempo.
Mi fa veramente sorridere questo atteggiarsi del buon Zaia a difensore e paladino del territorio quando lui insieme ad altri è il responsabile del sacco del nostro territorio.
Da una parte fa lacrime di coccodrillo, dall'altra da almeno 15 anni, prima come vice di Galan poi come governatore, fomenta gli appetiti più beceri delle lobbies del cemento.
Lui e la Lega hanno voluto fortissimamente una enorme porcata come la SPV (già regolarmente inondata di acqua e inutilizzabile per i pochi chilometri completati) e proposto altri folli progetti .
Da una parte Luca Zaia ipocritamente dice di volere ridurre il consumo di suolo, dall'altra invece la sua giunta continua a proporre un aumento delle cubature, tanto è vero che il Veneto è la regione più cementificata d'italia dopo la Lombardia.
L'ultimo folle progetto è la creazione di un enorme centro logistico di Amazon in provincia di Treviso (mi pare già bocciato tuttavia sull'onda della protesta popolare), un'altro è in previsione nel rovigotto.
Ora io capisco che questi grandi gruppi garantiscono posti di lavoro, indotto ecc., ma non sarebbe il caso di promuovere altri tipi di progetti? Ad esempio, in collaborazione con le università venete perchè Zaia non promuove la creazione di una Silicon Valley veneta?
Perchè invece continua imperterrito a promuovere il cemento come creatore di sviluppo, perchè non si sforza di andare oltre, di puntare sulla economia green quando il mondo va in quella direzione?
In Veneto mancano purtroppo leader e politiche che promuovano un cambio di paradigma.
Zaia è il riflesso di una mentalità e di una cultura, ahimè, molto più diffusa tra i cittadini che continuano a non capire che quanto più cemento abbiamo, tanti più problemi arriveranno al territorio.
Ma si sa, molti veneti sono anacronistici, vecchi egosti con una visione miope del futuro; pensano che un tocheto di cemento li arricchirà, che trasformare un toco di terra agricola in edificabile e poi magari venderla a 10 volte il suo valore arricchendosi servirà per riempirsi le tasche di schei, senza vedere che invece li riempirà di disastri.
Il Veneto avrebbe bisogno di un grande sforzo per reinventars e creare una mentalità nuova, tesa al futuro.
Invece vedo ogni volta che torno una regione vecchia, decadente, vittima dei soliti vizi, incapace di vedere oltre i propri confini. Come se non volesse accettar il nuovo che avanza, ostinatamente rinchiusa in un passato che non esiste più.
I politici come Zaia e tutti gli altri non fanno altro che adeguarsi a questo tran tran seguendo l'onda del consenso.
Prova ne sia che, come lei evidenzia giustamente, la Lega non parla mai di ambiente e clima e con lei quasi tutti gli altri partiti. Come se l'emergenza climatica fosse un argomento da salotti radical chic di sinistra.
A dire il vero ci sono un paio di liste che si presentano alle regionali con l'ambiente come vessillo, ma c'è da giurarci che prendereanno consensi da prefisso telefonico.
Quello che conta per l'elettore medio veneto sono i schei, il lavoro, la sanità, gli immigrati.
Per carità, tutte cose importanti. Ma quando il clima ci travolgerà e non avremmo più verde a cosa ci serviranno i schei? Forse ce li mangeremo?
Come diceva mio nonno, “Mal che se vol no dol”......
Francesco Celotto
libero pensatore, coautore del libri “Strade Morte” e “Strada Chiusa”, ex portavoce Covepa
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