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Luigi Marcadella
Giornalista
Bassanonet.it
La battaglia di Settembre
Intervista a Andrea Visentin (Presidente Confindustria Bassano)
Pubblicato il 20 lug 2020
Visto 9.451 volte
Il distretto industriale della cintura bassanese è storicamente uno dei più dinamici della provincia di Vicenza. Una miriade di aziende più o meno grandi che, nonostante le dimensioni, riescono in molti settori ad essere competitive sui grandi mercati internazionali. La pandemia ha portato però anche nei nostri tessuti produttivi un clima di incertezza e preoccupazione che non si registrava dalla crisi del 2008. Finite le ferie estive la situazione – complice anche l’espandersi della pandemia in diverse e nuove aree del pianeta – potrebbe addirittura peggiorare. «Abbiamo davanti mesi molto difficili, con scenari che non abbiamo mai conosciuto. Mediamente, come distretto, registriamo oggi un -50% alla voce fatturato e i dati futuri non sono confortanti», osserva Andrea Visentin, presidente di Confindustria Bassano e amministratore di Mevis-Euromeccanica, una realtà industriale con 800 dipendenti e stabilimenti in Italia, Cina e Slovacchia.
Presidente Visentin, a fine agosto terminano le prime misure di sostegno all’occupazione. La fine dell’estate rappresenta anche il giro di boa per ordini, commesse e pianificazioni commerciali fino alla fine dell’anno. I presupposti macro economici sono preoccupanti, dal suo osservatorio bassanese che mese di settembre si aspetta?
Settembre è “qui”, dovremmo già in queste settimane lavorare gli ordini da perfezionarsi in autunno. La preoccupazione aumenta guardando anche alla capacità della politica e del Governo di affrontare una congiuntura davvero difficile. Il nostro sistema Paese non ha mai avuto una programmazione non dico a lungo termine, ma nemmeno a breve termine, e in questo scenario è una criticità che potrebbe costarci molto caro. La politica ragiona con un orizzonte di tempo “oggi-domani”, guardiamo per fare un esempio a cosa è successo alla task force di Colao, che doveva dare una traccia di idee economiche per la ripartenza. E’ stata criticata ferocemente per settimane, quando è uscito il lavoro dei tecnici nessuno ha perso un minuto per discutere nel merito delle diverse idee.
Le ultime rilevazioni, elaborate da Confindustria Vicenza, hanno messo nero su bianco il più alto tasso pessimismo degli imprenditori da quando esistono queste campionature.
Se ci aggiungiamo che le misure di sostegno alle imprese messe in campo dal Governo si sono “sgonfiate” immediatamente al contatto con la realtà… Tra ritardi sulla cassa integrazione, facilitazioni non pervenute sull’accesso al credito, mancate risorse finanziarie dirette per le aziende, è normale questo pessimismo. Già a metà agosto ci saranno i primi problemi pesanti nella gestione finanziaria delle aziende, nella gestione del personale, nella pianificazione delle scorte e degli acquisti. Gli imprenditori si stanno organizzando per fare fronte a questa incertezza, ma temo sarà purtroppo un “settembre nero”.
La questione occupazionale potrebbe diventare un problema sociale anche qui da noi? La ripartenza dei distretti produttivi non è così scontata, la pandemia sta costringendo al lockdown altre nuove aree e mercati del mondo, oltre agli Stati Uniti e all’America del Sud, si aggrava la situazione in India, in Africa e in alcune zone tra Medioriente e penisola araba.
Gli ultimi dati regionali di Veneto Lavoro sono molto chiari: tutte le tipologie contrattuali dipendenti segnalano dinamiche negative, la differenza con il saldo del 2019 è pari a -5.600 per il tempo indeterminato, -7.400 per l'apprendistato, -49.200 per i contratti a termine. Ci sono anche nel nostro distretto realtà che stanno performando bene, penso al settore food, alle aziende collegate al medicale o a specifici segmenti della chimica, ma questa l’incertezza che regna sovrana non permette nemmeno a queste realtà di pianificare investimenti a lungo termine.
Quanto l’attuale situazione di mercato sarà in grado di assorbire la nostra capacità produttiva?
Gli imprenditori, a capo di aziende in larga misura a forte connotazione familiare, hanno anticipato i soldi di tasca propria per la cassa integrazione, alcuni hanno anche integrato la differenza tra il salario pieno e l’importo della Cig. Ma per quanto è sostenibile una situazione del genere?
Gli imprenditori veneti hanno da sempre rapporti tormentati con il governo centrale, a prescindere dai colori politici. Adesso siamo alla completa disillusione?
Abbiamo vissuto in uno stato di sbornia da dichiarazioni del Governo. Non c’è una misura, un numero, un provvedimento di quelli che sono stati sbandierati che sia effettivamente, alla prova dei fatti, realistico. La nostra priorità è sostenere collaboratori e dipendenti, perché il valore di una industria – anche nei momenti difficili – deve in parte ribaltarsi sul territorio. Le imprese però non sono onlus, o si fa margine o si chiude prima o poi.
A Nordest, nel vicentino, a Bassano, siamo terzisti storici delle grandi filiere della meccanica tedesca. L’automotive soffre forse più di altri settori. Cosa può succedere nei prossimi mesi?
La VDA (Verband der Automobilindustrie), l’associazione tedesca che riunisce i produttori di auto, prefigura un rimbalzo a “V”. Forse già nella parte finale dell’anno potrebbero ritornare le buone notizie dai nostri clienti tedeschi. Il problema è che solo poche aziende vendono direttamente alle case madri tedesche, la maggior parte è inserita nella categoria dei fornitori Tier 1 e Tier 2 (ndr. fornitori di primo o secondo livello delle filiere). Paghiamo il cosiddetto “effetto fisarmonica”, ovvero continue frenate e accelerazioni della richiesta di forniture all’interno della filiera. Non si riesce a pianificare neanche nel breve termine. Riceviamo piani di consegna dai nostri clienti con richieste che scontano una incertezza mai vista prima. Il sistema imprenditoriale italiano non potrà non fare nei prossimi mesi una grande riflessione sulla revisione del modello delle catene dei fornitori.
La politica governativa dei bonus a pioggia, dalle vacanze ai monopattini, passando per i sussidi ai nonni baby sitter, è un tentativo “spericolato” di comprare il consenso con soldi che non ci sono o possono aiutare consumi e domanda interna?
Mi sembra tutto collegato alla strategia di una permanente campagna sensazionalistica del Governo. A parte che sono studiati per essere difficili da ottenere, ma quello che bisognerebbe sapere è quanto costano, che effetti avranno sull’economia e sulle tasche degli italiani. Sono stati fatti ma non se ne conoscono gli effetti.
Quale imprenditore al mondo fa qualcosa senza avere la minima idea di quelle che potrebbero essere le conseguenze?
Il bonus vacanze presumo sia stato fatto per sostenere il comparto alberghiero e l’occupazione ad esso collegata: poi se vai a leggerlo capisci che è solo uno slogan. Invece se vai in banca a parlare di affidamenti, ti rendi conto che ci “vai da solo”, con la storia della tua azienda, con la tua credibilità. Non c’è stata nessun cambiamento in questo senso supportato dall’attività governativa.
Con i conti pubblici completamente fuori controllo, come prefigurano in molti, una economia che non “rimbalza” dal tonfo del lockdown, c’è il rischio di una patrimoniale? Chi fa impresa che idea si è fatto?
E’ un rischio reale, i bonus hanno comunque contribuito ad aumentare la spesa pubblica, ci sono ovviamente un’altra marea di sprechi che ancora non si tagliano. Ovviamente temo la patrimoniale, ma se le cose si metteranno male sarà l’unica soluzione, e colpirà più o meno tutti. Daremo la colpa al Covid, assisteremo a tanti mugugni ma nessuno si armerà di “forconi”, e la politica troverà come sempre qualche suggestivo capro espiatorio.
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