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Pane per la cultura o cavoli a merenda? A proposito della mostra Canova-Kentridge, in programma tra il 2020 e il 2021 a Bassano
Pubblicato il 11 mag 2020
Visto 3.728 volte
William Kentridge: chi è costui? La domanda nello stile del manzoniano Don Abbondio sorge spontanea alla luce di un progetto in itinere nel campo della cultura a Bassano.
Poco importa se si tratta di un progetto già partorito in seno all'amministrazione Poletto (© by assessore Cunico) con l'allora direttrice del Museo Chiara Casarin, poi non realizzatosi e quindi risorto, in versione riveduta e corretta, a beneficio dell'attuale mandato dell'amministrazione Pavan. Ciò che conta è che il nome di William Kentridge, artista sudafricano, sta per entrare di diritto nelle cronache bassanesi, nella speciale categoria “celebrazioni per il bicentenario di Antonio Canova”.
Va detto subito che il visual artist nato nel 1955 a Johannesburg, dal punto di vista del suo linguaggio stilistico-espressivo, ha ben poco da spartire con il sommo scultore neoclassico di Possagno. Nessuna forma preparata sul gesso e scolpita sul marmo. Kentridge è essenzialmente un disegnatore (come lo era, peraltro, anche Canova), ma diversamente dal perfezionismo classico-figurativo della produzione grafica del grande possagnese, le sue immagini tracciate a carboncino sono graffiti di denuncia e di rottura, segnati con mano veloce e nervosa, rispetto alla condizione dell'uomo e della società contemporanea.
William Kentridge, Second-Hand Reading (fonte immagine: domusweb.it)
Il buon William, che è una firma di spicco nel campo della grafica contemporanea internazionale, è quindi noto al pubblico degli appassionati e degli addetti ai lavori (più che al grande pubblico “popolare”) per i suoi disegni, incisioni, collage, murales e per i film di animazione creati da disegni a carboncino. Tanto di cappello.
Ma è qui che sorge la seconda domanda spontanea: ma che c'azzecca William Kentridge con Antonio Canova, al punto da essere accostato all'autore delle Tre Grazie nell'ambito delle celebrazioni del duecentesimo anniversario della sua scomparsa? Mangeremo pane per la cultura o cavoli a merenda?
Lo scopriremo solo vivendo, nel momento in cui - a cavallo tra il 2020 e il 2021 - sarà allestita al Museo Civico di Bassano la mostra Canova-Kentridge, curata da Chiara Casarin.
È proprio di questi giorni - dopo la delibera già approvata al riguardo dalla giunta comunale - la determinazione dirigenziale del Comune di Bassano per l'affidamento del servizio di “sviluppo e curatela della mostra Canova-Kentridge” alla curatrice trevigiana ed ex direttrice dei Musei Civici, reduce dal noto incarico esterno semestrale da oltre 37.000 euro Iva compresa che oltre alla cosiddetta “direzione artistica” del Museo ha prodotto la oramai altrettanto nota relazione (o studio di fattibilità sul convenzionamento di Bassano con la Fondazione Canova Onlus di Possagno) di sole due pagine.
Il nuovo incarico affidato alla Casarin prevede sostanzialmente tre mansioni: redazione della progettazione definitiva della mostra entro luglio 2020; implementazione del progetto da espletarsi entro il 15 dicembre 2020, data presunta di inaugurazione della mostra; chiusura del progetto entro marzo 2021 o altra data concordata col Comune. Il tutto, come già più volte riportato su questo portale, per un corrispettivo di 9.300 euro oltre Iva.
Con tanto di inserimento della consulenza sotto la voce “Patrimonio Canoviano: progettazione nel 2020 dell'evento celebrativo dai 200 anni dalla morte di Antonio Canova”.
Dunque, in sintesi: l'omaggio di Bassano al bicentenario di Antonio Canova sarà costituito dal binomio formato dallo scultore neoclassico di Possagno, i cui monocromi e gessi sono esposti al Museo Civico, e dal disegnatore del Sudafrica. Secondo quale criterio culturale, prima ancora che espositivo?
Una flebile traccia del concept dell'evento è contenuta nello scarno materiale informativo su quella che doveva essere la mostra originaria di William Kentridge nel salone canoviano del Museo Civico poi non realizzata, concepita da Chiara Casarin sotto l'amministrazione del sindaco Poletto e pubblicamente annunciata dall'allora direttrice alla cerimonia di San Bassiano del 19 gennaio 2019.
La mostra di Kentridge dell'era Cunico-Casarin - che doveva essere inaugurata il 3 maggio 2019, nell'ultimo mese del mandato Poletto - era stata progettata in occasione della VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea e avrebbe dovuto rappresentare “un contrappunto formale con le opere del noto scultore neoclassico”. Così spiegava la breve scheda di presentazione che era apparsa online sul sito del Comune.
Il “contrappunto” (dizionario online Hoepli) è una “compresenza di temi e situazioni tra loro contrastanti o complementari”. Insomma: un mix di arte contemporanea collocata e anzi iniettata nel patrimonio classico del Museo Civico, tratto distintivo della Casarin nei suoi tre anni di direzione museale. Qualcosa tuttavia si era perso per strada nell'organizzazione della mostra, decretandone l'annullamento, asseritamente per il problema delle opere di Kentridge da ottenere in prestito. Ce n'era quanto basta per archiviarla tra i cimeli del passato.
E invece la stessa Chiara Casarin, nella relazione di due pagine sulla convenzione con Possagno, l'ha riproposta all'amministrazione Pavan: firmata, sigillata, consegnata.
“Nella voce Mostre 2020/2021 - è il passo della relazione - sarà possibile progettare la mostra William Kentridge-Antonio Canova da realizzarsi a Bassano a partire dall’autunno 2020, mostra che, pur essendo stata proposta in passato necessita di uno studio rigorosamente rinnovato data la nuova disponibilità di opere concedibili in prestito.”
Questo sì, che è farsi ascoltare.
E così, nel campo della cultura a Bassano, continueremo fino a nuovo ordine ad usufruire dell'eredità dell'amministrazione precedente. Sarà fatto con la prossima mostra del Piranesi a Palazzo Sturm, già inserita nell'agenda dell'assessorato Cunico, e per di più con la mostra Canova-Kentridge, anche se riveduta e corretta. Quest'ultima sarà un interessante “Che c'azzecca Tour” in cui potremo scoprire che cosa c'entri l'autore sudafricano col patrimonio dell'arte canoviana, anche se la sua grafica sarà esposta “in contrappunto” alle opere del grande scultore neoclassico.
Niente di più e niente di meno di quanto già visto nella sala canoviana del Museo Civico durante la direzione sia “scientifica” che “artistica” della Casarin: come ad esempio la “Vespa 50 senza capo né coda” di Antonio Riello, una delle tante provocazioni della mostra “Museomania#8” del 2018 e presentata come “scultura del contemporaneo” oppure i ritratti in gesso degli sponsor realizzati ex novo da Antonio Guiotto per la mostra dell'inverno 2019 “Senza titolo con didascalia”, confusi tra i ritratti in gesso originali del Canova.
Il tutto nel nome di un mix appeal tra classico e contemporaneo al quale, nel bene e nel male, negli ultimi tre anni ci eravamo abituati.
Ma proprio qui sta il punto. Perché a cavallo tra il 2020 e il 2021 dovremmo finalmente avere (visto che siamo in epoca di precauzioni, uso ancora il verbo al condizionale) il nuovo direttore scientifico dei Musei Civici di Bassano del Grappa, nominato da quel bando di selezione che l'amministrazione Pavan aveva prima sospeso e poi, dopo sei mesi, ha clamorosamente riaperto. Come si svilupperà la “convivenza forzata” tra il nuovo direttore, che avrà le sue idee e progetti da perseguire, e la curatrice Casarin?
Se in principio era il caos, in seguito ci sarà ancora un po' di disordine.
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