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S.O.S. città

Mitsubishi mi stupisci

Ecco quello che può accadere, regolarmente, in un parcheggio pubblico di Sant'Eusebio

Pubblicato il 21-02-2020
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Questa ve la devo raccontare. Perché è capitata a me ma può capitare a chiunque.
Nel primo pomeriggio di oggi mi sono recato nella frazione bassanese di Sant'Eusebio, in via Villaggio Sant'Eusebio, per un articolo che devo scrivere per un'altra testata di cui sono condirettore. Lì si trova la Pizzeria Arcobaleno il cui titolare, Mauro Vizzino, ha promosso un'iniziativa davvero degna di nota: ha comprato e fatto installare fuori dal suo locale un defibrillatore, messo a disposizione di tutta la comunità del quartiere. Chapeau.
Ma non è questo l'oggetto delle righe che sto scrivendo. Per andare a svolgere il mio lavoro, lascio infatti l'automobile nel vicino parcheggio pubblico in fondo alla strada, a ridosso dello stabilimento della ex Climaveneta, oggi Mitsubishi Electric. Non è facile trovare un buco in quel parcheggio a strisce bianche pieno di macchine, ma ce la faccio.

A sinistra l'auto del vostro umile cronista e in primo piano la vettura parcheggiata di traverso (foto Alessandro Tich)

La cosa che noto subito è che alcune automobili sono parcheggiate immediatamente dietro ad altre, bloccando loro l'uscita, ma non vi do più di tanta importanza. Fino a che, a lavoro concluso, non vado a riprendermi la macchina e scopro l'amara sorpresa.
Tra le varie auto bloccate c'è anche la mia. Una Hyundai Tucson è stata messa tranquillamente di traverso al sedere della mia quattro ruote e io rimango prigioniero fra le tre auto parcheggiate regolarmente ai due lati e sul davanti e la quarta incomoda, arrivata dopo, che mi impedisce di uscire di dietro. Un capolavoro. Cosa cacchio fare, prima di chiamare Polizia locale, carro attrezzi e casini vari? Mettersi a suonare i campanelli di tutte le case di Villaggio Sant'Eusebio, in stile testimone di Geova, per chiedere dov'è il genio di turno della sosta selvaggia? Poi però, prima di perdere la giornata e quindi anche le staffe, sono costretto a ragionare. E la cosa che non mi quadra è perché ci siano così tante auto, in un parcheggio pubblico aperto a tutti, che ne bloccano altrettante.
Vuoi vedere che non siano automobilisti che si conoscono, e che quindi sanno che possono imbottigliarsi reciprocamente, magari anche perché colleghi di lavoro?
Non mi resta dunque che tentare la fortuna e andare a suonare veramente un campanello: quello dello stabilimento Mitsubishi, il primo posto che mi viene in mente per il mio personale motore di ricerca. All'ingresso della fabbrica comincio a spiegare il mio problema a una gentile impiegata della reception, che prima ancora che io finisca di parlare mi chiede senza scomporsi minimamente: “di che colore è la macchina che la blocca?”. Le rispondo e con un paio di telefonate interne (“di chi è una Hyundai Tucson bianca che blocca nel parcheggio un ospite, tra l'altro neanche nostro?”) nel giro di un minuto il proprietario della vettura viene rintracciato. È un tecnico dello stabilimento a cui viene richiesto di uscire subito a liberare il posto. Mi colpiscono la velocità del “rintraccio” e l'apparente “normalità” con cui la questione viene affrontata, come se l'azienda fosse già organizzata in tal senso. Ma poi capisco subito il perché.
“Questa cosa succede spesso - mi rivela l'impiegata -. Noi qui abbiamo il problema del parcheggio e gli operai, quando vengono a lavorare, se trovano tutto occupato parcheggiano dietro alle auto dei colleghi perché poi escono tutti insieme.”
Il problema - aggiungo io in questa sede - è come capire se l'auto che viene bloccata anche per ore, e cioè fino alla fine del turno di lavoro, appartenga invece a un comune cittadino che con la fabbrica non c'entra nulla e che qui ha parcheggiato per i cavoli suoi.
Comunque, citando Nick Carter, tutto è bene quel che finisce bene e l'ultimo chiude la porta. E più che chiudersi la porta, si apre un cancello dello stabilimento, esce il dipendente che ha rischiato di farmi trascorrere l'intero pomeriggio e forse anche un pezzo di serata a Sant'Eusebio e sposta la sua macchina, liberandomi così dalla “prigione” e chiedendomi più volte scusa. Un problema di parcheggio selvaggio all'italiana, che la dice lunga anche sulla carenza urbanistica di infrastrutture a servizio di alcune grandi fabbriche a Bassano, è stato risolto con efficienza giapponese. Citando per ultimo il celebre slogan pubblicitario, non c'è che dire: Mitsubishi mi stupisci. Ma mi stupisce anche come cose del genere, nell'indifferenza generale, possano accadere.

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