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Ieri un mio caro amico mi ha mandato una foto, che vedete pubblicata in calce a questo editoriale, dell'albero di Natale di Velo d'Astico.
Quello allestito nel pittoresco Comune dell'Alto Vicentino è un albero di Natale normalissimo: il classico abete addobbato di luci bianche, e nulla più.
Ma l'atmosfera che si coglie dall'immagine fotografica, scattata nel chiaroscuro della sera, è la stessa delle vecchie cartoline natalizie. Quegli affettuosi cartoncini per i quali fino a qualche anno fa attendevamo con trepidazione di aprire la cassetta della posta per raccogliere i pensieri augurali dei nostri parenti e dei nostri amici e conoscenti, prima che venissero soppiantati dagli impersonali auguri copia-e-incolla in formato Gif o Jpeg trasmessi in tempo reale via email o sullo smartphone.
Foto Alessandro Tich
La percezione irradiata da quel semplice abete illuminato in mezzo alle case rappresenta il vero senso della festività: intimo e raccolto, essenziale e spirituale, prima ancora che un convenzionale incentivo al consumismo collettivo, fonte inesauribile del rito pagano della trasformazione in pacchi-regalo di risparmi e tredicesime. Un faro che si accende per i naviganti alla ricerca di quelle sensazioni di pace e serenità che il Natale dovrebbe ispirare. In più - quasi in onore al nome del paese adagiato sulla conca dominata da celebri monti come il Novegno, il Priaforà, il Cimone o il Cengio - a conferire ulteriore clima natalizio all'immagine d'insieme c'è anche un velo di neve.
È quasi il richiamo alla tradizione e al patrimonio di valori di un Piccolo Mondo Antico: non a caso a Velo d'Astico Antonio Fogazzaro ci ha vissuto, trascorrendovi lunghi periodi di villeggiatura, e ci ha scritto anche alcuni romanzi. Ma non si tratta di un'immagine fuori tempo e fuori moda. Gesù Cristo è nato più di 2000 anni fa: e la parola “antico”, riferita al mistero che celebriamo ogni 25 dicembre, diventa pertanto sinonimo di “attuale”.
Ricevo la foto sul mio telefonino mentre mi trovo in redazione qui a Bassanonet.
E quasi per un riflesso istintivo non posso fare a meno di guardare alla finestra dietro alla mia scrivania che volge su piazza Libertà dove, per citare un altro titolo fogazzariano, mi appare invece una visione emblematica del Piccolo Mondo Moderno.
Ed è sempre e ancora lui: l'albero di Natale tecnologico di Bassano del Grappa. “Tecnologico” per modo di dire: più che altro si tratta di un grande oggetto appuntito (14 metri di altezza) in materiale sintetico, composto da strati sovrastanti come quelli di una torta, sostenuto da un'anima di metallo e costellato di una miriade di lampadine a led a luce calda e a luce fredda, accese H24.
Da tre Avventi e Natali a questa parte, è questo il nuovo faro per i naviganti delle festività di Bassano. Prima di lui a dominare la piazza c'era l'abete tradizionale, che era anche più alto e arrivava dai boschi di Enego o della Piana di Marcésina.
Ma una pianta reale che profuma di aghi e di resina, probabilmente, non è degna di una Smart City. Da qui la “rivoluzione” decretata dall'Amministrazione comunale assieme a Confcommercio nel 2015, con la nascita di un nuovo modo di dire: “Fa più rumore un albero che cresce che una foresta che cade”.
Nel Natale di quell'anno - ma anche in quello successivo - l'installazione del nuovo albero artificiale fu infatti l'assoluto tormentone delle polemiche lanciate sui gruppi dei social network, argomento di accesi dibattiti fra tradizionalisti e innovatori, puntualmente riprese dagli articoli sui media bassanesi. Un titolo su un quotidiano locale nel 2016 lo aveva persino definito “l'albero della discordia”, tanto l'imponente simil-pianta era riuscita a dividere le opinioni in città. Roba da far fischiare continuamente le orecchie a Giovanni Cunico, che all'epoca non era ancora assessore comunale alla Cultura e alla Promozione del territorio, ma alle Attività economiche e all'Innovazione. Due referati che ne giustificavano il ruolo di primo sponsor politico del dibattuto techno-abete, nuova e innovativa maxi-insegna luminosa del Mercatino di Natale della Confcommercio.
“La tradizione è importante - aveva dichiarato Cunico nel dicembre 2015 -, ma non bisogna legarsi troppo alla nostalgia delle cose. Bassano ha nel suo Dna lo spirito del rinnovarsi, dell'innovare, dello sperimentare.” Sarebbe rimasto il leitmotiv della sua azione amministrativa, a qualunque ambito sia essa rivolta, verso l'infinito e oltre.
Intanto, riguardo alla presenza natalizia sintetica di piazza Libertà, si è passati dal periodo della discussione a quello dell'assuefazione. Non se ne parla più: altri temi, anche in queste festività 2017-18, infuocano ormai i polpastrelli dei commentatori su Facebook.
Un motivo in più per dedicare un pensiero a questa strana cosa collocata nel cuore del centro storico, alla cui struttura medievale ben poco si attaglia. Non lo avrei mai fatto, senza lo stimolo della foto mandatami dal mio amico, perché anch'io mi sono assuefatto a questo elemento di arredo urbano 2.0.
Avrete capito che la mia opinione sull'alberone di plastica non è positiva.
E non c'entra nulla il fatto di essere nostalgici o futuristi, essere lenti o essere rock, chiusi o aperti al fascinoso canto delle sirene del rinnovamento.
Molto più semplicemente, per me questo abete del futuro è un oggetto freddo: e non solo perché la sua forma - come ho già scritto in altri articoli - è quella di un cono da gelato rovesciato, un gigantesco Cornetto Algida a testa in giù e in vetrina fuori stagione.
Freddo perché, diversamente da tutti gli altri alberi di Natale naturali come quello di Velo, non emana il potere dell'emozione né il calore dell'empatia tra l'uomo e la natura, ma soltanto l'impalpabile effetto ottico delle sue mille lucine accese. È come confrontare una lampada a led con il fuoco di un caminetto: non c'è storia.
Eppure, in questi suoi ultimi giorni di “servizio” prima che l'Epifania tutte le feste si porti via, non me la sento di trattare questo elogio della finzione con eccessiva cattiveria.
Per questo non ho inserito questo articolo nella rubrica “Il Tich nervoso”.
Perché proprio in questo periodo, guardare il techno-abete illuminato fa persino peccato. Gli hanno tolto di torno le casette di legno del Mercatino di Natale, che rimarranno fino alla Befana solo in piazza Garibaldi, hanno già prontamente smontato anche il palco della festa di Capodanno, ed è rimasto solo il grande cono luminoso, quasi abbandonato a se stesso, al centro di uno spazio sguarnito: un manufatto festoso ma senza festa, un totem senza tribù. Accadeva dopo il primo gennaio anche con il grande abete dei boschi di Enego, ma perlomeno manteneva il fascino dell'originale.
Ieri sera ho scattato anche una foto all'albero fittizio di piazza Libertà: ma è una cartolina natalizia che ispira una sensazione di vuoto. Comunque sia, in questo Piccolo Mondo Moderno rappresentato dalla città di Bassano, teniamoci pure questo omaggio luminoso al Dna dello sperimentare che non ha eguali nell'intero circondario: più Cunico che raro.
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