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Mannaggia ai gufi e a chi li ha inventati. Gente sempre pronta a protestare, a criticare a prescindere, a remare contro, a portare sfiga, ad affermare che, per dirla alla Gino Bartali, l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare.
Lo sa bene il premier Matteo Renzi, toscano come Bartali, che non manca mai di bacchettare ironicamente - nei suoi interventi pubblici e sui messaggi social di cui è straordinariamente prodigo - chi “gufa” contro il suo governo, contro le riforme, contro la presunta ripresa del Bel Paese e in definitiva contro quel clima di ottimismo che a giudicare dal Renzi-pensiero dovrebbe pervadere la nostra vita quotidiana.
“Un abbraccio agli amici gufi”, aveva twittato il presidente del Consiglio dopo il via libera alla riforma della Pubblica Amministrazione. “L'Italia riparte, ciao gufi” era stato il nuovo twitter diffuso urbi et orbi dall'inquilino di Palazzo Chigi dopo che l'Istat aveva attestato un aumento degli ordinativi nell'industria del 10,4% rispetto al 2014 e una ripresa nei settori del commercio e del mercato immobiliare. Chiudendo l'Expo, sempre Renzi aveva mandato nuovamente “un abbraccio affettuosissimo di solidarietà ai gufi laureati” che contestavano ancora il successo della manifestazione.
L'assessore comunale del PD Giovanni Cunico (foto dal profilo Facebook)
La casistica è ampia, e pienamente rappresentativa della fenomenologia renziana. Al punto che un editoriale di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera ancora l'anno scorso intitolava: “Se Renzi innova anche il lessico ma è ossessionato da gufi e rosiconi”. Mentre Panorama, sempre l'anno scorso, in un articolo dal titolo “Tutti i gufi di Renzi”, aveva intervistato il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta, il sociologo e docente universitario Luca Ricolfi e l'ex responsabile economico del PD Stefano Fassina, scelti dal settimanale come rappresentanti, rispettivamente, delle tre sotto-categorie renziane “gufi indovini, gufi professori e gufi brontoloni”.
Ma dobbiamo stare attenti: perché i rapaci notturni - specie faunistica, a quanto pare, diffusissima lungo lo Stivale - sono pronti a gufare dappertutto, Bassano del Grappa compresa. Non ce ne saremmo mai accorti se l'assessore comunale bassanese Giovanni Cunico, golden boy del Partito Democratico locale e renziano della prima ora, non avesse pubblicato oggi in uno dei suoi profili facebook un post intitolato “Manuale Professionale di Risposte ai Gufi”. Testo di accompagnamento: Lezione #1: “Mò me lo segno”.
Il post reca il link alla celeberrima scena del film “Non ci resta che piangere” con il frate medioevale che grida per tre volte a Massimo Troisi “Ricordati che devi morire!” e con Troisi che alla fine gli risponde “Mò me lo segno”.
Simpatico e spiritoso. E - visto che si tratta della Lezione #1 - probabilmente il “Manuale Professionale” di Cunico si arricchirà di nuovi contributi.
Ma, da bravo e già esperto politico qual è nonostante la sua giovane età, l'esponente del governo cittadino, colto da Renzite acuta, non lascia ulteriori tracce sulla tipologia di “gufi” a cui si riferisce.
Ovvero non risulta chiaro se gli indovini, professori e brontoloni di turno siano gli stessi centrati dal mirino di Matteo da Firenze oppure, per scendere esplicitamente sul piano locale, i tanti bastian contrari che continuano a moltiplicarsi sulle rive del Brenta.
Già: perché in quanto a gufaggine, Bassano del Grappa si difende molto bene. Anche e soprattutto in questo periodo. Restauro del Ponte degli Alpini, Polo Museale Santa Chiara, Teatro, Ciclopista del Brenta. Per ciascuno di questi argomenti, e non solo questi, l'Amministrazione comunale - che ci mette comunque ampiamente del suo per dare fuoco alle polveri - si trova accerchiata dai tiri incrociati del sempre attivissimo partito dei #mai contenti.
Ci mancava poi l'albero di Natale in piazza Libertà: la vera e autentica ciliegina sul panettone, che rischia però di andare di traverso.
Sono settimane che infuocano le polemiche fra “tradizionalisti” e “innovatori”, soprattutto sulla Rete, circa l'opportunità di installare un albero tecnologico in piazza al posto del caro, vecchio e rassicurante abete che ogni anno arrivava dall'Altopiano di Asiago. Discussioni al calor bianco che si sono ulteriormente rinfocolate dopo che il “grande cono” con le lucette a led è stato effettivamente installato e acceso in piazza.
E al centro dell'animato dibattito c'è sempre e ancora lui: il fin troppo criticato assessore Giovanni Cunico, che in virtù del suo referato all'Innovazione è stato e continua ad essere il primo sostenitore del nuovo techno-abete, rappresentativo di una “capacità di sperimentare e innovare” che a suo dire è insita nel Dna dei bassanesi.
Ma questa è solo una parte del gufismo alla bassanese, che sembra collocare il giovane assessore tra i suoi obiettivi privilegiati.
Non per particolari meriti o demeriti conquistati sul campo, ma per il semplice fatto che l'esponente renziano del PD, diversamente da altri suoi colleghi di giunta, è molto esposto mediaticamente. Conseguenza del fatto che sicuramente in giunta Cunico è uno che conta, e quando c'è qualcosa di importante, soprattutto per l'immagine della città, mandano avanti lui.
Sia nelle cose piacevoli (AnguriarA Bassano di Andrea Rosso & C., contest per il brand commerciale-turistico “Bassano nel cuore”, fiction “Di Padre in Figlia”) sia nelle cose che potevano essere piacevoli ma non lo sono state (mostra di Marco Goldin, poi abortita).
Una visibilità ulteriormente accresciuta dal presenzialismo del nostro, autentico politico digitale, sui social network. E quando sei visibile i gufi, che di buona vista ne hanno a iosa, sanno dove andare a parare.
Che si tratti dei rapaci notturni invisi al premier oppure dei rappresentanti della medesima specie annidati sotto il Ponte di Bassano, attendiamo dunque le nuove puntate del “Manuale Professionale di Risposte ai Gufi”.
Potrebbe essere un vademecum utile a chiunque: mò me lo segno.
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