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Il treno di Lorenza
A tu per tu con Lorenza Breda, assessore al Sociale al Comune di Bassano, candidata alla Camera con Scelta Civica - Con Monti per l'Italia. “Valorizzare il ruolo della famiglia e dare servizi alla famiglia per agevolare chi lavora”
Pubblicato il 10 feb 2013
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Dice che le è passato “un nuovo treno della vita”. Esattamente come nel 2009, quando l'allora neoeletto sindaco di Bassano del Grappa Stefano Cimatti l'aveva chiamata a fare parte della sua squadra, per seguire il delicato assessorato al Sociale, ovvero ai Servizi alla Persona e alla Famiglia.
Lorenza Breda - amministratrice comunale a cui, nell'ambito delle politiche per il Sociale, vanno riconosciute indubbie doti di competenza, sensibilità e passione - sale ora sul binario delle elezioni per il nuovo Parlamento italiano, che la vedono candidata alla Camera con la lista Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.
La sua collocazione in lista (al n. 8 per la Camera - Veneto 1) non è tra quelle “blindate”: ma non è certamente questo il pensiero prioritario della volitiva Lorenza, che sta vivendo anzi la sua candidatura come una nuova fase del suo impegno pubblico per porre al centro dell'agenda istituzionale le tematiche del Sociale e della Famiglia, che lei segue e promuove, non solo in veste di assessore, da tempi non sospetti.
Lorenza Breda, candidata alla Camera con la lista del premier Mario Monti (foto Alessandro Tich)
Come è nata la sua candidatura per Scelta Civica?
“E' “piovuta” una sera, mentre ero in riunione col gruppo di maggioranza. Alle dieci e mezza è arrivata una telefonata, col messaggio “chiamata urgente”. Era Alberto Toldo, sindaco di Valdastico e presidente della Conferenza Permanente dei Sindaci presso la Regione Veneto. Mi ha detto: “Voglio candidarmi con la lista di Monti. Mi sostieni?”. Lì per lì non ho capito che cosa intendesse dire con “sostenere”. Ne ho parlato con il mio gruppo, che mi ha dato carta bianca e mi ha detto di andare avanti tranquilla. Allora ho richiamato Toldo e gli ho confermato il mio sostegno. Poi ho capito cosa intendeva dire con “sostenere”. Il sabato dopo mi sono trovata in lista, al n. 8 alla Camera.”
Quindi, come va di moda dire in questi tempi, a sua insaputa?
“Sì, a mia insaputa. Per tre giorni ho avuto l'adrenalina a mille. Era un nuovo treno della vita che passava, così come era già passato nel 2009. Mi sono trovata davanti a una nuova responsabilità, ma ho una profonda fede e ritengo che nulla viene per caso. Poi mi sono convinta che con la mia esperienza, la mia vita personale e i tre anni e mezzo di attività nell'Amministrazione comunale qualcosa da dire penso di averla, in particolare per le politiche socio sanitarie e per valorizzare il ruolo della famiglia. Anche sul lavoro c'è molto da fare, si parla giustamente di incentivare il lavoro per i giovani e le donne ma non parliamo di servizi alla famiglia per agevolare chi lavora.”
Le politiche per la famiglia, oltre all'aspetto sociale, sono quindi una voce della pianificazione economica del Paese?
“Assolutamente. Siamo ancora molto distanti dalle strategie di Lisbona 2020, che indicano le linee guida per incentivare il lavoro sostenendo le famiglie e per promuovere servizi alla famiglia coordinati con le imprese, che in questo modo sarebbero garantite da dipendenti che lavorano più volentieri e con maggiore serenità. E' importante attuare politiche di conciliazione per rendere compatibili la sfera lavorativa e quella familiare. Ad esempio per la domiciliarità, che significa fare prevenzione e dare sollievo alle famiglie che assistono a casa persone anziane non autosufficienti, e che hanno un carico quotidiano pesante. Questo però non è più un peso se sai che puoi essere supportato. Sostenere la domiciliarità vuol dire anche abbattere i costi sulla residenzialità.”
Quale contributo pensa di dare alle tematiche promosse dalla sua lista?
“Le mie competenze sono soprattutto dedicate al Sociale. Condivido però le ragioni di Scelta Civica in tutti i punti della pianificazione programmatica. A partire dalla ricerca e dalla scuola, che dobbiamo riprendere in mano. Se non partiamo dalla cultura giovanile non possiamo costruire un Paese nuovo, e dobbiamo partire dalla scuola. Il Paese deve avere il coraggio di leggere bene dentro i contenuti di Lista Civica, che è un'agenda esaustiva, anche se i suoi contenuti e dettagli sono in evoluzione costante. So di far parte di una squadra con grosse competenze, valori etici e professionalità molto elevate.”
Il governo Monti ha dovuto imporre agli italiani dei provvedimenti in stile “sangue sudore e lacrime”. Pensa che gli elettori, di fronte alle promesse altrui e ora che il Professore si ricandida a guidare il Paese, siano in grado di comprenderlo pienamente?
“Il Paese è stato tenuto per tanti anni nell'ignoranza. E' più facile governare un popolo di ignoranti che dire la nuda e cruda verità. E' come un genitore con un figlio: se un padre dice “no” ad un figlio, fa fatica ad essere compreso in primis. Ma arriva il giorno in cui tu, figlio, capisci il perché di quel “no” e ringrazierai per sempre tuo padre per averti aiutato in quel momento di tua fragilità. Uso questa metafora per il governo Monti: che cosa poteva fare il 13 mesi, di cui 6 trascorsi a capire come funziona la complessa macchina dello Stato? Io stessa, nel mio piccolo e come assessore al Sociale, ho impiegato mesi per capire i meccanismi della struttura comunale. Ebbene: in questi 13 mesi Monti ha dato una credibilità nuova al nostro Paese, che oggi in Europa è rispettato e cominciano a vedersi i primi frutti. Ci ha salvato dal baratro. Ma per farlo, ha dovuto toccare le tasche dei cittadini. Non si poteva partire dalle riforme, non ci sarebbe stato tempo per sanare il debito. E, per farlo, ha dovuto confrontarsi con partiti che non sono ancora in grado di capire che per riformare il sistema vanno prima sanati i conti dello Stato. Ora è il tempo di pensare alle riforme, come ad esempio la riforma elettorale e il taglio del numero dei parlamentari, e di porci l'obiettivo di creare una nuova solidarietà sociale.”
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