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Quella politica che ha svenduto le parole

Francesco Verderami, notista politico del Corriere della Sera, spiega i perché della crisi della politica e dei partiti in un incontro a Bassano organizzato dal Lions club. “In Italia non c'è una questione morale, ma una questione civile”

Pubblicato il 25-03-2012
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Quasi due ore di dibattito e di confronto col pubblico, filate via come l'olio.
Segno che l'attuale momento del Paese, se analizzato da chi racconta e commenta per lavoro i sussulti e le contraddizioni della vita politica nazionale, è un argomento che fa inevitabilmente presa.
Francesco Verderami - una delle firme di punta del Corriere della Sera, di cui è inviato e opinionista - risponde all'invito del Lions club Bassano del Grappa Host per parlare in Sala Chilesotti dei perché dell'attuale scollamento, salito ormai ai massimi storici, tra la politica e il Paese. Ovvero, come recita il titolo dell'incontro, per parlare di “Partiti e politica: quelle brutte parole che ci appartengono.”

Il presidente del Lions club Bassano Host Michele Mion e il giornalista del Corriere della Sera Francesco Verderami (foto Alessandro Tich)

Affabile e disponibile - a dispetto della foto fin troppo seria del manifesto che annunciava l'incontro -, Verderami affronta il tema apparentemente ostico con garbo e chiarezza, entrando subito in empatia col pubblico. Del resto sta giocando praticamente in casa: sua moglie infatti è una bassanese.
Introdotto dal presidente del Lions club Michele Mion, il notista politico non usa comunque giri di parole e prende immediatamente il toro per le corna.
“Politica e partiti - esordisce Verderami - sono ormai considerate parolacce. Da Tangentopoli il gradimento dei partiti si attestava al 22%, oggi oscilla tra il 4 e il 10%. Oggi il maggior partito d'Italia è quello degli astensionisti. C'è una crisi di orizzonte, manca un'idea di Paese. C'è un contesto europeo che ci appare ostile, vediamo un'Europa egoista e matrigna. Ma di questa situazione siamo noi corresponsabili: in pensieri, parole, opere e omissioni.”
“In Italia - afferma ancora il relatore - non c'è una questione morale, ma piuttosto una questione civile. Se c'è un corrotto, c'è anche un corruttore. Una volta in Italia si faceva la fila all'ufficio brevetti, oggi si fa la file alle ricevitorie del gratta e vinci. Un tempo gli imprenditori investivano nei loro progetti, oggi si progetta come investire nella finanza. Non c'è più il reticolato sociale che ha permesso lo sviluppo, quella comunanza è svanita e ha dato spazio all'egoismo. Abbiamo abbandonato la politica dei partiti di massa e siamo passati ai politici, agli imprenditori o ai comici che si fanno partito.”
“La crisi è ovunque, ma solo in Italia e in Grecia sono arrivati due tecnici a guidare il governo - continua l'ospite -. E' una crisi che viene da lontano. Dal 1989, con la caduta del Muro di Berlino, sono spariti i partiti della Prima Repubblica. Eppure i partiti storici, negli altri Paesi europei, sono tutti rimasti. Dall'89 ad oggi abbiamo svenduto le parole che appartenevano alla comunità. Parole come “libertà”, “democrazia”, sono state usate come dei randelli per sostenere le opposte fazioni e nemmeno il concetto di “patria” è rimasto a fare da collante.”
“E' in questa assenza di un'idea di Paese che arrivano i parassiti che vivono la politica e la deturpano - sottolinea -. Rispetto a questo disastro, le ruberie sono il male minore: sono l'effetto, e non la causa della crisi. E' fondamentale quindi un ritorno alla partecipazione. Serve tornare a impadronirsi della democrazia.”
Nel successivo dibattito a due voci, seguito dalle domande e dagli interventi del pubblico, Verderami affronta i temi di più stretta attualità: dalla nuova legge elettorale che ciascun partito vorrebbe strutturare a proprio vantaggio, all'eclatante e controverso dato dell'ipotetica “Lista Monti” che oggi viaggerebbe sopra il 24%, fino al difficile parto della riforma del Lavoro, presentata sotto forma di disegno di legge e in quanto tale affidata al passaggio finale alla Camera e al Senato, col serio rischio di non passare entro l'anno in considerazione dei tempi tecnici dei due rami del Parlamento.
E poi i costi della politica, che non vanno confusi - puntualizza il giornalista - con i costi della democrazia. E tra coloro che attaccano i privilegi della politica ci sono anche quelli che beneficiano, in un modo o nell'altro, dei tanti piccoli centri di potere del sistema diffusi sul territorio. Puntare quindi il dito solamente sulla riduzione dello stipendio ai parlamentari “significa coprirsi la testa con un panno per non guardare lo specchio.”
Questione centrale, per la politica italiana, è il possibile scenario del dopo-Monti. L'evoluzione dei partiti sta già pensando “a una Terza Repubblica” - che vada oltre il bipolarismo degli ultimi vent'anni - ma i cui termini, tuttavia, sono ancora confusi.
Per spiegare questo Verderami usa una metafora che colpisce i presenti: “Per andare avanti la politica deve prendere il taxi e avere la benzina. Il taxi è il sistema dei partiti e la benzina sono i voti. Ma se non si cambia taxi la benzina non serve. I taxi della politica vanno liberalizzati.”
“Anche dopo Tangentopoli - osserva il giornalista del “Corsera” - i partiti avevano riorganizzato il sistema con l'introduzione del ”Mattarellum”. Poi è arrivato Berlusconi e li ha mandati tutti a casa. Oggi la situazione è analoga, ma non serve più un imprenditore che prenda in mano il Paese, né ci servono i politici che si fanno partito. E non abbiamo più bisogno di professionisti della politica, ma di una politica fatta con professionalità.”

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