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Dario Vanin

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Social network e minori: il vuoto legislativo italiano

Mentre altri Paesi pongono limiti certi ai minori di 15 anni, in Italia e in Veneto si invoca una legge che non arriva

Pubblicato il 02 apr 2026
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Il dibattito sull'uso dei social media da parte dei più giovani ha superato la soglia dell'allarme pedagogico per entrare nell'agenda legislativa globale. L’ultimo segnale arriva dalla Francia, dove il Senato ha approvato una proposta per vietare le piattaforme agli under 15, seguendo la scia dell'Australia, pioniera nel fissare il limite a 16 anni. Anche in Asia, con Indonesia e Malaysia, e in Europa, con Danimarca e Spagna, si discute di restrizioni drastiche motivate dai crescenti danni alla salute mentale, come ansia e depressione, temi finiti persino nelle aule di tribunale degli Stati Uniti contro colossi come Meta e YouTube (vedi www.bassanonet.it/lifestyle/33493-social_media_alla_sbarra_meta_e_google_condannate_per_la_dipendenza_dei_minori.html).

In Italia, il fronte della resistenza digitale parte dal Veneto. Il Presidente della Regione, Alberto Stefani, ha annunciato il deposito di una proposta di legge nazionale di iniziativa regionale. Sfruttando la facoltà delle Regioni di proporre norme valide su tutto il territorio italiano, Stefani punta a ottenere il via libera dal Consiglio Regionale — dove gode di una maggioranza compatta — entro i prossimi tre mesi, per poi trasmettere il testo al Parlamento. L’iniziativa nasce da un’osservazione diretta del territorio: "Decine di ragazzini che, invece di giocare, restano nel silenzio più assoluto con gli occhi fissi sullo smartphone", ha spiegato il Presidente, sottolineando come il limite dei 14 anni sia coerente con le tendenze internazionali e con la necessità di restituire ai giovani "esperienze vere".


Il contenuto della proposta mira a colmare le lacune del GDPR europeo, che fissa a 13 anni l'età per il consenso ai dati, e di una normativa italiana che teoricamente vieterebbe l'iscrizione sotto i 14 anni, ma che di fatto è priva di controlli reali. Il progetto di Stefani prevede un "divieto assoluto" per gli under 14 e l'obbligo per le piattaforme di verificare l'età degli utenti tramite l'autenticazione con Carta d’Identità Elettronica, sotto la vigilanza dell'Agcom. Sono inoltre previste sanzioni per le aziende inadempienti e finanziamenti per l'educazione digitale dei genitori, affinché non siano lasciati soli in questa sfida educativa.

L’appello del Presidente del Veneto si è fatto ancora più urgente alla luce di tragici fatti di cronaca, come l’accoltellamento di un’insegnante a Bergamo, che hanno riacceso i riflettori sui rischi di emulazione online. Nonostante la pressione che arriva da Venezia e i ripetuti allarmi del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, a Roma l’iter parlamentare nazionale resta però rallentato. Il contrasto è stridente: da un lato un territorio che propone soluzioni tecniche e legislative concrete, dall’altro un legislatore centrale che non riesce ancora a trasformare l'allarme sociale in una norma operativa, lasciando le famiglie in una pericolosa zona grigia.

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