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Dario Vanin
Contributor
Bassanonet.it
Social media alla sbarra: Meta e Google condannate per la dipendenza dei minori
Sentenza storica negli USA riconosce la responsabilità dei giganti tech nei danni psicologici causati agli adolescenti
Pubblicato il 26 mar 2026
Visto 2.894 volte
Mercoledì 25 marzo 2026 rimarrà una data spartiacque per il mondo digitale.
Una giuria della Corte Superiore della California ha emesso un verdetto senza precedenti, dichiarando Meta e Google responsabili di aver progettato le loro piattaforme, Instagram e YouTube, con l'obiettivo deliberato di creare dipendenza nei giovani utenti, causandone gravi danni psicologici.
la dipendenza da algoritmi, come quella da YouTube, al centro della storica sentenza che ha condannato i giganti tech
Il caso, noto come K.G.M. dalle iniziali della giovane protagonista californiana, oggi ventenne, ha portato alla luce una realtà inquietante: la ragazza ha iniziato a usare YouTube a soli 6 anni e Instagram a 9, sviluppando nel tempo una forma di utilizzo compulsivo che l’ha trascinata in una spirale di depressione, ansia e autolesionismo. La giuria ha stabilito 3 milioni di dollari di danni compensativi, cui si aggiungono 3 milioni di danni punitivi, per un totale di 6 milioni (ripartiti per il 70% a carico di Meta e il 30% di Google), riconoscendo la negligenza delle aziende nel non aver avvertito dei pericoli e nell'aver ignorato i rischi legati al design dei loro prodotti.
Al centro del processo non sono finiti i contenuti postati dagli utenti — protetti negli Stati Uniti dalla Sezione 230 del Communications Decency Act — ma le caratteristiche strutturali delle applicazioni. Funzionalità come lo "scroll infinito", l'autoplay dei video e le notifiche push incessanti sono state paragonate dai legali dell'accusa ai meccanismi utilizzati dalle slot machine, progettati per massimizzare il tempo di permanenza online sfruttando le vulnerabilità neurologiche dei minori.
Questa sentenza segna quello che molti analisti definiscono il "momento tabacco" per Big Tech: un cambiamento radicale nella percezione pubblica e legale, dove le aziende tecnologiche iniziano a essere chiamate a rispondere dei danni causati dai loro prodotti proprio come accadde decenni fa per l'industria delle sigarette. Il verdetto scalfisce il principio di irresponsabilità dei fornitori di servizi online, spostando il focus dalla moderazione dei contenuti alla sicurezza intrinseca del software.
Meta e Google hanno già annunciato ricorso in appello, sostenendo che la salute mentale dei giovani sia un tema complesso che non può essere ridotto all'uso di una singola app. Tuttavia, il precedente è ormai creato e potrebbe aprire la strada a migliaia di cause simili già pendenti nei tribunali americani. Per le famiglie e le scuole, questo verdetto rappresenta un segnale di allarme ma anche una speranza: la consapevolezza che il design digitale ha un peso reale sulla salute dei ragazzi e che chi lo progetta deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte ingegneristiche.
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