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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
A tu per tu con l’editore di Meridiano Zero
Marco Vicentini ospite a Marostica al corso “Scrivere in giallo” ha presentato la sua casa editrice padovana e fatto il punto sull’attualità che riguarda l’editoria
Pubblicato il 17 gen 2010
Visto 4.950 volte
Ospite al corso di scrittura “Scrivere in giallo” l’editore fondatore di Meridiano Zero Marco Vicentini ha tenuto in biblioteca a Marostica una lezione sull’argomento “L’editoria fa il punto” ed ha rilasciato a Bassanonet un’interessante intervista tratteggiata naturalmente... in giallo e noir.
Ci racconta in breve la nascita e la storia di Meridiano Zero? Nel suo nome è implicita l’immagine della “linea di spartizione”
Gianni Giolo e Marco Vicentini
Meridiano Zero è un progetto editoriale nato tredici anni fa e scaturito dalla mia grande passione per la lettura e per i libri. Ho una formazione scientifica e le mie prime esperienze lavorative le ho intraprese in altri campi, ma mentre ero intento a mettere in piedi un centro informatico in un’industria metalmeccanica veneta mi si continuava ad affacciare alla mente l’idea “stravagante” di aprire una casa editrice: ho ceduto spinto dall’entusiasmo all’impulso di dare spazio alla mia passione, mi sono informato, ho cominciato a pensare che forse si poteva anche provare ed il mio progetto è andato in porto: sono riuscito a mettere in piedi “Meridiano Zero”. Il nome non ha l’accezione del voler stabilire confini, l’ho scelto per assonanza in onore al millennio che stava per iniziare. Mi sono reso conto subito che nel settore della narrativa, dei libri cosiddetti “bianchi”, non c’era spazio per un altro piccolo editore, mi sono quindi indirizzato verso il noir assecondando una mia grande passione, un interesse che ha sempre incrociato anche le strade del cinema, della letteratura e del mondo anglosassone ed il guazzabuglio delle riviste specializzate, la cosiddetta “pulp fiction”. Ho affiancato ai noir anche una collana di veri e propri “gioiellini”, cioè romanzi del secolo scorso mai pubblicati prima in Italia, opere e opere prime di autori poco noti ai più ma considerati dalla critica dei veri talenti della narrativa. Mi è rimasta intatta la voglia di intraprendere delle sfide editoriali dando spazio e voce a scrittori che considero veramente capaci e portatori di progetti innovativi, li pubblico anche se so già in partenza che i loro libri non venderanno molto, che la strada che li porta verso i lettori è lastricata da difficoltà che fanno parte di meccanismi di mercato spesso insormontabili.
Qui siamo ad un corso di scrittura. Qual è la sua considerazione sul ruolo di questi corsi per la formazione dei nuovi autori?
I corsi di scrittura se ben fatti sono una risorsa preziosa per l’apprendimento della tecnica, possono anche essere molto utili per aiutare i nuovi autori ad avere un approccio più adeguato e professionale al mondo dell’editoria se forniscono orientamenti corretti. Nel mondo anglosassone l’autore esordiente è maggiormente guidato e quindi facilitato a muoversi per arrivare alla pubblicazione. Certo qualche lezione di scrittura non basta, il talento di base ci deve essere, l’insegnamento di un corso dà i suoi frutti se il terreno è già fertile.
Quali sono gli autori esordienti sui quali Meridiano Zero ha deciso di investire ultimamente?
Tra gli ultimi Luigi Balocchi di cui Meridiano Zero ha appena pubblicato “Il diavolo custode”, un autore che ha una scrittura inedita, travolgente, un vero fiume in piena e che nel suo libro ci fa rivivere la violenza e la magia dell’amore, della battaglia e della morte della storia di Sante Pollastro, un idealista libertario che si fece bandito per regalare un sogno di rivalsa ai diseredati della sua terra. E poi L. R. Carrino, con i suoi romanzi “Acqua storta” e “Pozzoromolo”: nel primo che ha già avuto un grande successo di critica, l’autore parla di un tabù infranto, quello dell’omosessualità, in un mondo di camorra; nel secondo racconta la malattia mentale e l’ambiguità sessuale, e lo fa come se attingesse al ventre in cui riposa l’infanzia collettiva dell’umanità, dimenticando le regole della prosa e della poesia e scegliendo di fare arte. Infine Laura Liberale una giovane autrice che in “Tanatoparty” narra una fiabesca, lirica e crudele, nerissima rivisitazione dell’Alice di Carroll.
Esiste una netta separazione della grande editoria nei confronti delle case editrici più piccole, o ci si confronta? Si sente a volte “osservato”?
E’ di più di una sensazione, si tratta di un’assoluta certezza. Lo prova il fatto che spesso molti autori che vengono “scoperti” da una piccola casa editrice dopo i primi successi vengono “risucchiati” da astronavi che navigano in altre galassie, in mondi dove le disponibilità finanziarie sono da “altra dimensione”. E’ successo ultimamente con Marco Archetti, Claudio Morici, Angelo Petrella, autori di Meridiano Zero che ora vengono pubblicati da altre case editrici. E’ la dura legge del mercato, un sistema che fa anche i conti con i meccanismi complessi della distribuzione e che mette sempre più in difficoltà le piccole librerie indipendenti. Pochi si fermano a pensare al danno che fanno le offerte da last minute delle catene di supermercati alla piccola libreria di paese, quella dove magari il libraio legge i libri che vende ed è in grado di consigliare i suoi clienti, di promuovere “la bella lettura”,
Nel vostro catalogo figurano molti autori stranieri. Il ruolo del traduttore: quanto incide una buona traduzione nel successo di un libro?
La traduzione è importante, fondamentale. Meridiano Zero pubblica James Lee Burke, Derek Raymond, Hugues Pagan... Ho sempre cercato di curare molto questo aspetto e di rivolgermi a traduttori capaci in grado di offrire prodotti di qualità. Purtroppo questo mio investimento di risorse e di energie non sempre paga. In generale posso affermare che ultimamente si trovano sempre più spesso sui banchi delle librerie libri tradotti in maniera indecente, con approssimazione, questo è dovuto anche ad un problema di tempi legati a contratti di pubblicazione. Personalmente non impongo mai termini di tempo ai traduttori a cui mi rivolgo, chiedo loro quanto tempo occorre e poi mi regolo di conseguenza per determinare i tempi di pubblicazione.
Cosa pensa del fenomeno dei ghost writers? Non c’è niente di noir in questi “ghost”, solo aride leggi di mercato... nero
E’ un fenomeno che esiste e che rientra nelle scelte di confezionamento di un prodotto da commerciare: non parlo più di libro, parlo di prodotto.
Massimo Carlotto in un recente incontro avvenuto qui a Bassano ha parlato della funzione sociale del noir, ha descritto un’attività investigativa romanzata che può servire ad informare, a porre alla ribalta situazioni e fotografie dell’attuale che altrimenti rimarrebbero sfocate. Riconosce anche lei questa funzione?
Sì, l’ha sempre avuta, era implicita nella sua natura fin dagli esordi negli anni 1930-’40, l’intenzione di ribaltare le regole del giallo e di rivolgere l’approfondimento e l’analisi allo studio dell’ambiente e delle pulsioni della natura umana si coglieva già nelle prime forme della pulp fiction d’oltreoceano. La funzione sociale è uno degli elementi che caratterizza il noir, in questo il romanzo “nero” si affianca all’avanguardia del giornalismo d’investigazione.
Alcuni titoli per i nostri lettori, una hit a sfondo noir
Bene, se qualcuno vuole avvicinarsi al noir e non l’ha mai letto prima, allora suggerirei questi titoli:
Derek Raymond - Come vivono i morti (ed. tascabile, in libreria dal 19.1.10)
Hugues Pagan - Dead End Blues (ed. tascabile)
René Frégni - La città dell’oblio (ed. tascabile)
Se qualcuno invece sa bene cos’è il noir, allora suggerisco:
Derek Raymond - Il mio nome era Dora Suarez (sconsigliato a chi non sa cos’è il noir, perché è indubbiamente il suo capolavoro, ma è di una durezza sconvolgente)
Hugues Pagan - Dead End Blues (ed. tascabile)
Victor Gischler - La gabbia delle scimmie
Buddy Giovinazzo - La lunga notte di Berlino
Harry Crews - La fiera dei serpenti
Luigi Romolo Carrino - Acqua Storta
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